Salvini festeggia in Toscana la longevità del governo e allontana il fantasma Vannacci
A Donoratico il leader cerca di mostrare i muscoli: più militari, stretta sui migranti, scostamento di bilancio e turno unico
DONORATICO. La Lega ferita si rifugia sulla costa toscana a festeggiare il governo più longevo della storia repubblicana. Non a Milano, non a Venezia. C’è chi maligna che sia un modo per «stare lontano dai federalisti che al Nord Salvini lo vogliono far fuori». Ai banchi c’è il solito armamentario di gadget dal sapore kitsch: bottiglie di Bolgheri e Vermentino marchiate Lega, il pacco di “spaghetti anti comunisti” e l’immancabile ultimo libro del segretario. Proprio lui, Matteo Salvini, che appena arriva in “territorio nemico” – ironizza sulla cena «è a base di kebab?» – , parte con l’uragano di selfie con i militanti manda «bacioni» al sindaco di Livorno Salvetti e al presidente della Regione Giani, di quella che definisce regione «fu rossa». Governano loro, ma vabbè, Salvini ha bisogno di galvanizzare un elettorato che si sente accerchiato.
«Siamo più di 500», annuncia il commissario regionale Andrea Crippa. E non sarebbe nemmeno un brutto numero considerato luogo e momento, basta non fare paragoni con le foto che arrivano dalla Puglia, dove Giorgia Meloni festeggia il medesimo traguardo ma con altri numeri.
«Siamo qui a dire cosa abbiamo fatto, ma se guardiamo ai principali media e anche alle piattaforme c’è una chiara impostazione di una certa parte», dice Salvini. Che è vicepremier e ministro da 4 anni, dice di non voler fare «il piangina» ma per scaldarsi tocca le vecchie corde del vittimismo. La platea lo segue, ma per ritornare alla doppia cifra nelle urne servirà di più che suonare i cavalli di battaglia. L’aria che tira non è buona, tra assedio interno, con compagni di partito più o meno importanti che chiedono il suo scalpo, e un Roberto Vannacci, virus sfuggito dal laboratorio politico leghista, che lo perseguita ogni giorno nei sondaggi.
E allora dà tre ricette. «Più militari armati, ragazzi con il mitra, nelle stazioni. Ne abbiamo 6800 oggi, vogliamo arrivare a 10mila”. Secondo Salvini costerebbe 109 milioni di euro». Migranti? «Revocare permesso di soggiorno e cittadinanza a immigrati che commettono reati gravi». E non la chiama eremigrazione, vocabolo ormai egemonizzato dal generale ex alleato. E l’ultimo tema: «La demografia, l’Italia cresce troppo poco. I paesi dove c’è la Sharia, come la Nigeria, crescono a un ritmo vertiginoso. In Bangladesh ci sono le spose bambine, una barbarie, non permetteremo che sia fatto in casa nostra. Il più grande pericolo per le nostre donne e le nostre famiglie è il fanatismo islamico». E ancora, insiste sull’economia: «Serve scostamento di bilancio, c’è rischio che si fermino i cantieri. E bisogna discutere con l’Europa, come abbiamo fatto con il Mes».
Parafrasando un filosofo tedesco barbuto e non troppo amato dai presenti, «un fantasma si aggira per la Festa». Un fantasma in mimetica. Per gli ultimi sondaggi Futuro Nazionale ha ormai quasi doppiato il Carroccio nelle intenzioni di voto. Salvini ai giornalisti che gliene chiedono conto fa la faccia di quello che non ci fa caso. «Sono vent’anni che dicono che siamo in difficoltà, eppure siamo al governo, guidiamo 14 regioni e abbiamo oltre 500 sindaci. Non ho paura dei sondaggi, né di Vannacci, della Schlein o di Conte. Se la Lega continua a lavorare con coerenza e concretezza, gli italiani ci premieranno il giorno del voto, che è l’unico sondaggio che mi interessi davvero».
Naturale discutere di legge elettorale, delle idee ed emendamenti che provengono dai suoi alleati, che invece dei numeri (veri o presunti) di Vannacci sembrano preoccuparsi davvero. «È necessario il turno unico, chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Non so i motivi di chi ha lanciato il ballottaggio, la legge elettorale non va pensata sui sondaggi degli ultimi giorni». E la stoccata agli alleati che flirtano (o temono) il nuovo uomo nuovo della destra è servito.
Salvini ricorda che la Lega governa in diversi capoluoghi toscani: «Anche qui il cambiamento è possibile, è caduto il muro di Berlino, cadrà quello di Livorno». Eppure il tonfo alle regionali è stato fragoroso, con oltre 15 punti percentuali persi. Per questo i cosiddetti federalisti incalzano Salvini oggi e chiedono un ritorno a un modello che guarda al Nord prima che al sovranismo. Forse è freudiano che Salvini abbia deciso di festeggiare proprio in Toscana il record del governo. Nella terra dove il miracolo del ribaltone – con Susanna Ceccardi – sembrava possibile, e dove è nata la nemesi Vannacci, che ruba consenso radicalizzando posizioni archetipiche del salvinismo, la Lega cerca una nuova strada prima di Pontida. Per ora, va detto, il colpo di reni non c’è.
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