Pisa, il chirurgo Ugo Boggi saluta Cisanello dopo 36 anni: «Vado a Roma per nuove sfide ma a Pisa lascio un gruppo solido»
Da settembre il direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale e dei trapianti dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, andrà al Policlino Gemelli: «Rimarrà una collaborazione in convenzione»
PISA. Dopo l’anticipazione de Il Tirreno edizione di Pisa, è arrivata la conferma: da settembre il professor Ugo Boggi, ordinario di chirurgia generale all’Università di Pisa e direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale e dei trapianti dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, si sposterà a Roma, dove prenderà servizio all’Università Cattolica sempre come ordinario di chirurgia generale, svolgendo attività clinica al Policlinico Gemelli di Roma (ospedale privato) con lo stesso ruolo di primario che aveva a Pisa.
Una scelta figlia della volontà di affrontare nuove sfide e opportunità in un altro contesto rispetto a quella che dal 1990 è stata la sua “casa”. In particolare, sviluppare la chirurgia robotica dei trapianti d’organo di cui è stato pioniere in terra pisana e far sorgere a Roma un polo di riferimento per la ricerca e l’assistenza clinica nel campo dei tumori al pancreas, attingendo dal suo bagaglio che conta 2.400 interventi di rimozione in carriera. Ma di fronte al timore diffuso che la sua partenza crei un danno a Cisanello, Boggi precisa che «non si tratta di un distacco totale» – dal momento che tramite una convenzione continuerà a collaborare con Aoup e Unipi – e che in ogni caso «il reparto resta nelle mani di un gruppo fortissimo».
Professor Boggi, che cosa l’ha spinta a intraprendere questa nuova avventura?
«Sicuramente cambiare casa dopo 36 anni non è semplice. Ma sono sempre stato attratto dalle sfide e il progetto che mi è stato proposto ha catturato il mio interesse fin dal primo momento. Poi c’è stato un lunghissimo periodo di valutazioni, complice il fatto che per questo incarico sono stati esaminati candidati da tutto il mondo. Poi la cosa è diventata concreta, però mi preme sottolineare che il rapporto con Pisa non finirà. Le due università e gli ospedali collaboreranno per progetti di ricerca e scambi, inoltre per l’anno accademico che viene continuerò a fare lezioni ed esami a Pisa, e ogni tanto sarò anche alla clinica di San Rossore, dove svolgerò attività come medico del Gemelli».
Ha già suggerito il suo successore per la direzione di chirurgia generale e dei trapianti?
«No. Anche se lo fanno in tanti io non lo faccio, non è nelle mie facoltà. Sarà l’Aoup a scegliere il candidato e in ogni caso andrà bene, perché sono tutti molto bravi. Ciò che mi fa stare sereno è che lascio un gruppo solido, composto da allievi dalla preparazione tecnica di altissimo livello e che, a differenza del clima competitivo che regnava quando ero giovane io, lavorano in grande armonia. Ci sono professionisti di vertice che quando vanno via lasciano un vuoto perché non hanno creato una scuola. Questo nel mio caso non succede, lo dico con orgoglio pur non volendo peccare di presunzione. E sono felice con questa scelta di accelerare la crescita dei miei allievi. Inoltre ho chiesto che ciò che abbiamo creato in questi anni venga preservato».
Cosa farà a Roma di diverso rispetto all’attività svolta a Pisa?
«I ruoli sono gli stessi. L’unica differenza tecnica è che rispetto agli ultimi vent’anni tornerò a occuparmi di trapianto del fegato, con cui a Pisa sono praticamente nato per poi dedicarmi maggiormente al pancreas. A Roma tratteremo tutti i trapianti d’organo addominale».
Quali sono le principali direttrici scientifiche sulle quali lavorerà nella capitale?
«Direi tre. Creare un centro importante sia dal punto di vista clinico che di ricerca per il cancro al pancreas, malattia molto grave e con casi in aumento. L’idea è anche quella di intercettare fondi e progetti di ricerca, condividendoli anche con Pisa in virtù della convenzione. Poi continuare a sviluppare il trapianto mini invasivo con l’ausilio della robotica. Nel 2010 a Pisa facemmo il primo trapianto robotico di pancreas nel mondo, sembrava qualcosa di futuristico. Oggi è realtà sempre più consolidata. Infine tornare a usare gli animali per il trapianto di organi nell’uomo: detto così può spaventare, ma tramite l’ingegneria genetica sarà possibile modificare le caratteristiche degli organi di animali, in particolare bovini, per renderli compatibili con l’essere umano. Questo risolverebbe il problema della carenza di organi. Si tratta di un settore che nel giro di pochi anni è destinato a espandersi anche in Italia, dovremo farci trovare pronti».
Come definirebbe questi 36 anni vissuti a Pisa?
«Bellissimi. Qui sono cresciuto e ho imparato tutto quello che so. Sono e resto fortemente affezionato alla città, tant’è vero che come ho già spiegato non è un addio. È piuttosto una rimodulazione del rapporto per poter esplorare strade nuove, proprio come quando iniziai i trapianti robotici».
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