Mare caldo, più 3,9° in Versilia. L’esperto avverte: «A rischio le coste sabbiose, ecco quali sono gli effetti»
Ad agosto la temperatura è 28,9°. Max Strata, esperto ambientale e di ecologia applicata spiega le conseguenze a lungo termine: «Così si altera l’equilibrio ecologico»
VIAREGGIO. Immaginate di essere al mare, in spiaggia. Fa caldissimo, come ormai capita da parecchie settimane. Beh, per fortuna lì davanti c’è il mare scintillante. Bisogna solo attraversare la sabbia bollente: qualche secondo, pochi passi appena e poi giù in acqua. Avere un po’ di refrigerio vale il sacrificio di lasciare l’ombrellone. Ecco, finalmente ci siamo, i piedi entrano in acqua. Però il sollievo è minimo, meno di quanto ci si aspettava. L’acqua è calda. E no, non è solo un’impressione. Lo certifica l’ente più accreditato al mondo per monitorare costantemente mari e oceani e studiare i loro problemi: la Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), la più prestigiosa struttura governativa negli Stati Uniti, ha pubblicato un report dedicato all’aumento delle temperature, con tanto di mappa interattiva.
In Versilia
Andando a cliccare sulla distesa d’acqua davanti a Viareggio e, più in generale, alla costa della Versilia, si vede che a inizio agosto scorso la temperatura media del mare aperto era di 28,9°. Nel 2001, sempre nello stesso periodo e nello stesso punto, era di 25°. In 25 anni l’aumento è stato di 3,9° in più, come conferma Max Strata, esperto ambientale e di ecologia applicata, con alle spalle – si occupa di questi temi dal 1989 – una lunga lista di collaborazioni, come quella con il Wwf, la sezione di polizia giudiziaria ambientale di Lucca, il Consiglio nazionale delle ricerche e l’università di Pisa.
Sos acqua alta
Il problema, però, non finisce con il disappunto per il mancato refrigerio nell’acqua durante le giornate in spiaggia. Le ripercussioni legate alle ondate di calore marine – come si chiamano in gergo -, sono ben più ampie. E avranno conseguenze importanti - non positive - sull’ambiente, certo, ma anche sull’economia e sulla società. «Queste ondate – spiega Strata – vengono accentuate dall’ormai famoso blocco a Omega, un blocco anticiclonico africano che staziona per più tempo sulle nostre zone; così si riscaldano terra e mare. Lo studio parla di temperature medie: vuol dire che a livello puntuale la temperatura più essere più alta, arrivando anche a 5-6° gradi sopra la norma. È però la media a essere indicativa del cambiamento». Il punto è che questo riscaldamento, sottolinea Strata, ha degli effetti importante. Il primo è di tipo chimico-fisico: «Con il calore le molecole di acqua si dilatano e, nel corso del tempo, il calore marino contribuisce, attraverso a una dilatazione di tipo chimico-fisico, all’innalzamento dei livelli dei mari, insieme allo scioglimento dei ghiaccia che apporta masse di acqua dolce in mare». Detto in altre parole: «Il calore interviene sulle molecole, ingigantendole termicamente e contribuendo così all’incremento del livello del mare». La Versilia, da questo punto di vista, è particolarmente esposta. «La nostra zona – sottolinea l’esperto – ha una costa sabbiosa, bassa. Bastano anche 50-80 centimetri per provocare effetti devastanti in un contesto simile». Attenzione a non sovrapporre il fenomeno con l’erosione, che invece «riguarda le correnti».
Equilibrio ecologico
Ma non è finita qua. «L’innalzamento delle temperature – aggiunge Strata – provoca anche una alterazione dell’equilibrio ecologico del tratto di mare interessato». In pratica «spinge agli estremi la possibilità di vita per molte specie di pesci, ma di vita marina in generale come invertebrati e molluschi, in a zone dove hanno abitato per migliaia di anni». Non solo. Così «si favorisce l’ingresso di specie alloctone (in gergo tecnico), cioè che arrivano da altri mari, in particolare il Mar Rosso attraverso il canale di Suez. Con il tempo – sottolinea Strata – queste specie esterne possono prendere il posto di quelle autoctone». Giusto per fare un esempio: tutti noi conosciamo il branzino. Ecco, lui tenderà a sfuggire le aree dove c’è questo cambio termico. Verrà favoriva, al contrario, di altre specie come il pesce palla o il vermocane, anellide che fa strage di pesci, la cui presenza, sottolinea Strata, «è aumentata nel Mar Ligure e nel Tirreno proprio a causa del progressivo riscaldamento delle acque. Sebbene siano più comuni nel sud Italia e nel basso Tirreno, vengono occasionalmente segnalati anche in Toscana, dove è attivo un monitoraggio per la sicurezza». Insomma, «la tendenza – sottolinea l’esperto – è che le specie originarie non riescono ad adattarsi mentre entrano quelle dei mari tropicali». Così, però, «viene sconvolto l’intero sistema, creando un ambiente completamente diverso». Oltre alle ricadute ambientali, ci sono anche quelle economiche, «con il rischio di diminuzione del pescato locale, anche in Versilia».
Sos conchiglie
C’è poi il terzo problema, tutt’altro che secondario: «Il mare più caldo – spiega Strata – significa che assorbe di più in termini generali il calore presente in atmosfera, generato a sua volta dall’anidride carbonica. Immagazzinando più anidride carbonica, con scambi gassosi tra acqua e atmosfera, quando raggiunge una certa soglia fa saltare il livello di compensazione dei carbonati». In parole povere, «impedisce agli animali come “muscoli” o arselle di formare il guscio calcareo, alla base della catena alimentare marina.
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