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Massa, credeva fosse la app della banca: spariti dal conto 50mila euro. Era l'eredità della mamma

di Sara Venchiarutti

	La donna era convinta di aver installato l'app della banca invece era una truffa
La donna era convinta di aver installato l'app della banca invece era una truffa

La vittima non ha mai comunicato i codici o i dati personali. Confconsumatori: «Attenzione, i raggiri sono sempre più sofisticati»

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MASSA. Pochissimi minuti. Giusto il tempo di installare una App – in realtà fasulla – identica a quella della propria banca. Tanto è bastato per vedere sparire dal proprio conto circa 50mila euro. L’eredità che le aveva lasciato la mamma.

Per una massese di 50 anni tutto è iniziato con il telefono che squilla. Guarda lo schermo: è un numero fisso, identico a quello del proprio istituto bancario; anche il prefisso è lo stesso. Allora risponde. La prima impressione viene confermata da quanto dice l’operatore: afferma di chiamare dall’ente dove la donna ha aperto il conto perché sono in corso alcune operazioni sospette. Nel dettaglio, bonifici in uscita. La cittadina, comprensibilmente, si allarma. No, non è stata lei ad autorizzare quelle operazioni. Il sedicente operatore la rassicura. C’è un modo per bloccare il tutto. Sul cellulare deve entrare con le proprie credenziali nell’App della banca per disinstallarla e così fermare le operazioni fasulle. Poi ne ve installata una nuova. Lei segue le indicazioni. La nuova App è identica a quella della banca. Una copia perfetta.

Mentre è intenta a installare e disinstallare l’applicazione, i truffatori fanno partire dal conto della vittima cinque bonifici da 10mila ciascuno. Totale: 50mila euro, l’eredità che aveva da poco ricevuto da sua mamma.

«Il punto è che la cittadina non ha mai comunicato i codici Otp, quelli che servono per autorizzare bonifici e operazioni sul conto, né dati personali», sottolinea Francesca Galloni, avvocata di Confconsumatori Massa-Carrara che ha seguito il caso. Insomma, le truffe bancarie – questa è la “tipologia” del raggiro – non puntano più solo sull’allarme per farsi dire dalle vittime le sequenze numeriche necessarie per entrare nel conto. No, stavolta basta indurre a entrare in una App fasulla, clonata, «evidentemente controllata dai truffatori», spiega Galloni. Da lì, anche senza codici, i truffatori sono riusciti ad entrare nel conto della massese e a far partire i bonifici ravvicinati, con importi ingenti.

«Abbiamo sporto immediatamente denuncia, in quanto la vittima – sottolinea Galloni – non aveva mai comunicato i propri codici o comunque informazioni personali ai truffatori, che hanno agito facendole installare una App fraudolenta, controllata da loro». E questo è un elemento con cui fare sicuramente i conti, e cioè «la sempre maggiore abilità a livello tecnologico dei malfattori». Al di là delle copie perfette delle App e dell’utilizzo di numeri apparentemente identici alla banca, le abilità tecniche sono tali che riescono a introdursi nei conti per effettuare i bonifici anche solo tramite l’applicazione.

L’associazione dei consumatori ha fatto ricorso all’Arbitro bancario e finanziario, ma «non c’è stato bisogno di andare avanti perché la signora – spiega Galloni – ha ottenuto il risarcimento al 50 per cento della somma che le era stata portata via».

Decisivo, quindi, prevenire il più possibile questi tentativi di raggiro. Innanzitutto, invita Galloni, «non bisogna dare alcun credito alle telefonate che si ricevono, anche se in apparenza arrivano dal proprio istituto bancario. Poi non bisogna mai fornire alcun dato». Anche «se chiedono di aprire l’App, bisogna mettere tutto in stand by e chiamare direttamente la banca per verificare, perché al 99 per cento queste telefonate, ma vale anche per gli sms ricevuti, sono dei tentativi di truffa».

I raggiri bancari sono tra le tipologie di truffe più frequenti. Confconsumatori, a livello nazionale, ha stimato che il 28 per cento dei casi di truffa rientra in questa tipologia. Si può clonare la voce con l’IA, ma ancora più di frequente si ricorre a siti fraudolenti, pressoché uguali a quelli della banca, o ad App per indurre l’ignara vittima ad entrarci, “evitando” la necessità di sapere i codici personali. Su questo si innesta il vishing: l’arrivo di una chiamata, in apparenza dalla propria banca, ma possono essere utilizzati anche altri enti. Un elemento che deve sempre mettere in allarme è l’urgenza, o comunque il timore causato dall’eventualità che qualcuno in quel momento stia effettuando bonifici sospetti. Il segreto è sempre uno: fermarsi un attimo, riagganciare e chiamare direttamente la propria banca per avere conferma di quel che sta accadendo.

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