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Banco Bpm propone l’aggregazione con Mps: obiettivo creare il secondo polo bancario italiano da 50 miliardi

di Laura Carcano
Banco Bpm propone l’aggregazione con Mps: obiettivo creare il secondo polo bancario italiano da 50 miliardi

Le sinergie attese superano 1,1 miliardi, con un potenziale utile di 6 miliardi. Domani (lunedì 8 giugno) la proposta sul tavolo del Cda di Mps

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Il risiko bancario torna nuovamente ai nastri di partenza con un colpo di acceleratore. E, dopo tante Opa susseguitesi lo scorso anno e tanti rumors mai stoppati del tutto ma ravvivatisi nelle ultime settimane, a dare l’accelerazione, nella piena ufficialità di un comunicato diffuso in una domenica di inizio estate, è stato Banco Bpm. La banca timonata dal ceo Giuseppe Castagna propone a Mps «di discutere e concordare un’operazione di aggregazione».

Cosa prevede la proposta

La proposta, dopo le tante Opa ostili, è quella, questa volta, di un matrimonio alla pari. L'operazione mira alla creazione di un "campione" bancario e finanziario in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni. La combinazione fra Piazza Meda e Rocca Salimbeni verrebbe effettuata nelle modalità dei «cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture», spiega Bpm nella nota. Ed è sempre il comunicato del Banco a informare che «in data odierna, il Consiglio di Amministrazione di Banco Bpm ha deliberato all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. una comunicazione nella quale Banco BPM ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti - si legge nella nota -. In termini di finanziamenti alla clientela e depositi». Bpm descrive un progetto di M&A che si innesterebbe «nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo Gruppo». E in linea con tale approccio, l’aggregazione sarebbe «improntata a un assetto di governance basato su criteri di equilibrio e rappresentatività, volto a riflettere il contributo e le specificità delle due banche e a garantire un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali, nonché a salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento».

Secondo polo bancario

Nessun commento per ora da Siena, con la banca timonata dall'ad Luigi Lovaglio che si limita a far sapere di attendere che si riunisca il consiglio di amministrazione che era già programmato sul tema della integrare della governance e che domani si troverà verosimilmente ad aggiornare l’odg dopo la mossa di Bpm. L’obiettivo del gruppo guidato dal ceo Castagna è dare vita a un big player con circa 6 miliardi di utili a regime. Un colosso che si fonderebbe su un «chiaro razionale strategico, basato su una serie di elementi chiave che, nel loro insieme, esprimono i principali driver di creazione di valore del gruppo risultante dall’aggregazione». Piazza Meda parla di «creazione di un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese». E di «integrazione geografica con una copertura completa su tutto il territorio nazionale, con una radicata presenza nelle regioni italiane a maggiore potenziale (in particolare, primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto) e un rafforzamento del posizionamento competitivo anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia; complementarità industriale delle fabbriche prodotto ed elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione, con riferimento sia alle attività storicamente esternalizzate da Mps e recentemente internalizzate da Banco Bpm, sia alle fabbriche prodotto complementari apportate dal polo Mps–Mediobanca».

Il ruolo di Generali

Ma in tutto questo c’è il ruolo di un altro attore, il colosso assicurativo Generali. Mediobanca-Mps ha il controllo del 13,32% del Leone. Ci sarebbero «ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali - scrive Banco Bpm nella nota - la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders». Piazza Meda prospetta «un significativo potenziale sinergico a regime superiore a 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo», a loro volta generate per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto. Con «il raggiungimento di una scala operativa adeguata a sostenere gli investimenti tecnologici e il posizionamento competitivo, consentendo di competere con i principali operatori internazionali e i nuovi player digitali», sottolinea la banca milanese. La capitalizzazione di Borsa del nuovo gruppo - spiega Bpm - è stimata potenzialmente in oltre 50 miliardi, con conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e ampliamento della base investitori.A questo punto sono in molti gli osservatori del settore che si chiedono che parte avrà in questo nuovo capitolo del risiko la francese Credit Agricole, ovvero il primo azionista di Bpm.

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