Festa della Repubblica: chi era Bianca Bianchi, Madre Costituente di Vicchio tutta da riscoprire – Video
In occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica, la Vespa del Tirreno ha fatto tappa a Vicchio del Mugello, il borgo in cui è nata Bianca Bianchi. Una vita contro i totalitarismi e per la democrazia: non le fecero sconti né gli uomini, né le donne
La vita di Bianca Bianchi (31 luglio 1914, Vicchio - 9 luglio 2000, Firenze) è una storia da raccontare e ricordare: non solo perché si lega ai momenti più importanti e laicamente sacri della Repubblica Italiana, ma anche perché per troppo tempo è stata tenuta sotto traccia. Si dice spesso che “nella prima Repubblica tutto era politica”: ogni gesto, pubblico o privato, raccontava storie di appartenenze partitiche, dal luogo in cui si andava a fare la spesa (o dove, rigorosamente, non si andava) fino naturalmente alla militanza quotidiana vista da molti quasi come un dovere.
Bianca Bianchi, alla quale il paese di Vicchio dedica oggi alle 16 un omaggio al teatro Giotto, fu, esattamente 80 anni fa, una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente (su un totale di 556 eletti) e fece parte di coloro che scrissero quella che molti definiscono “la Costituzione più bella del mondo”.
La Vespa a Vicchio
Ma le sue scelte di donna libera le costarono tanto, compreso l’essere “tenuta sotto traccia” per decenni proprio nelle sue terre di origine. Con la Vespa de “Il Tirreno” – in occasione del tour organizzato per gli 80 anni dello scooter made in Pontedera, stessa età della Repubblica - siamo arrivati a Vicchio, terra che ha dato i natali a nomi illustri come Giotto e Beato Angelico. Frazione di Vicchio è poi Barbiana, dove don Lorenzo Milani creò la sua famosa scuola.
A Vicchio del Mugello è nata la Madre Costituente Bianca Bianchi, filosofa e pedagogista, pensatrice raffinata ed anche tormentata, deputata, insegnante, partigiana, vicesindaca di Firenze, scrittrice e, non ultimo, donna emancipata e affascinante.
La storia di Bianca Bianchi
A Bianca Bianchi non hanno mai fatto sconti, né gli uomini, né le donne. Il 2 giugno 1946, quando l’Italia scelse la Repubblica ed i suoi costituenti, e le donne andarono per la prima volta al voto, Bianca Bianchi fu candidata nelle liste del Partito Socialista: prese più del doppio dei voti di Sandro Pertini. Nonostante il successo elettorale, quando si presentò in Parlamento l’usciere le diede l’altolà: dove sta andando? «In Parlamento», rispose a tono Bianchi. L’usciere, accortosi di avere davanti una costituente eletta, anziché scusarsi, scosse la testa, lamentandosi che «ora fanno entrare in Parlamento anche le donne».
Nemmeno le donne fecero sconti a Bianca Bianchi, la sua bellezza le portò il soprannome di “angelo biondo”, ma anche invidie femminili e sgradevoli retropensieri. «La più accanita contro di me è Lina Merlin», scrive nella sua autobiografia la stessa Bianchi.
Per allontanarsi dal fascismo, nel 1941 Bianca accettò di andare, da sola, ad insegnare in Bulgaria: anche in quel caso furono in molti quelli che, anziché lodarne il coraggio, alimentarono “il chiacchiericcio“ su una donna non sposata che va “fuori casa”.
Tornata nel Mugello alla caduta di Mussolini, partecipò a volantinaggi antifascisti, a un trasporto di armi per i partigiani. Poi si iscrisse al Psiup, quello di Nenni, Saragat e Pertini.
Il "Comitato Bianca Bianchi"
Torniamo al presente: a Vicchio ci ha accolto con entusiasmo il sindaco, il 29enne Francesco Tagliaferri, e con lui una rappresentanza del “Comitato Bianca Bianchi”. Il sindaco, con grande senso istituzionale, ha lasciato tutto lo spazio al Comitato: nell’epoca dei social, dove tutti sgomitano per apparire, è stato un gesto particolarmente apprezzato. A presiedere il comitato c’è Elettra Lorini, che in qualche modo ha raccolto l’eredità di Bianca Bianchi in quelle terre, ma di Elettra parliamo nell’articolo accanto. Con lei lo storico Adriano Gasparrini, il professore Bruno Becchi, il vicesindaco Marco Gasparrini. Il prof Becchi, in passato anche lui vicesindaco di Vicchio, ci ha stampato un suo utile ed interessante articolo (ancora online) dal titolo “Bianca Bianchi, fra ricostruzioni storico-politiche e ricordi personali”. Tutti sono mossi dalla volontà di rendere il giusto onore alla Madre Costituente, la cui storia, come detto, è stata tenuta per troppo tempo sotto traccia.
La linea di Saragat
Il motivo? Nuovamente dobbiamo fare un salto nella storia politica italiana, al 25esimo congresso del Partito Socialista (allora Psiup) dove si fronteggiarono due linee: quella di Pietro Nenni (che risultò vincente) che voleva fare fronte comune con il Partito Comunista, e quella di Giuseppe Saragat, che invece pensava ad un Partito Socialista che rompesse i legami con Mosca e prendesse una posizione “atlantista”. Sebbene Pertini facesse di tutto per cercare di ricomporre le due correnti, si arrivò alla nota scissione di Palazzo Barberini del 1947 ed alla nascita del Partito Socialdemocratico guidato da Saragat. Bianca Bianchi scelse la linea di Saragat ed il Partito Comunista vicchiese e del Mugello, fortissimo in quelle zone, gliela giurò, la considerò una voltagabbana. Per esternare il giudizio, alcuni militanti comunisti si giravano la giubba in sua presenza. I carri armati russi a Budapest nel 1956 (e poi a Praga nel 1968) furono la dimostrazione che la posizione di Nenni fu un errore storico. Infatti da lì lentamente il Psi si spostò verso il cosiddetto “centrosinistra” della Prima Repubblica che portò anche all’elezione dell’amatissimo presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il quale, nel 1947 a Palazzo Barberini, rimase nel Psi di Nenni lavorando, come si diceva allora, per cambiare le cose dall’interno. Forse fu un errore anche la scissione di Palazzo Barberini: «Tornando indietro non so se lo rifarei» scriverà in seguito, tormentata, Bianca Bianchi. È storia anche il fatto che quella scissione fu molto gradita a Washington. Vicende delle prima Repubblica quando “tutto era politica” (e la geopolitica era potente, ma carsica). Oggi però la Prima Repubblica è finita, quello che stiamo raccontando va consegnato solo alla storia ed è giusto che la Madre Costituente Bianca Bianchi torni ad occuparvi il posto che merita.
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