Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Fumo e sigarette elettroniche, Maurizio Varese (Asl): i tre fattori che creano dipendenza, il «super farmaco gratis» e cosa succede al corpo quando si smette

di Matteo Rossi
Maurizio Varese direttore dell’Area Dipendenze dell’Asl Toscana nord ovest
Maurizio Varese direttore dell’Area Dipendenze dell’Asl Toscana nord ovest

Il direttore dell’Area dipendenze dell’Asl Toscana nord ovest: «Controllare severamente il divieto di vendita ai minori e vietare il fumo all’aperto»

4 MINUTI DI LETTURA





Nel mondo ogni anno muoiono circa 7 milioni di persone per malattie correlate al fumo, in Italia circa 90 mila. Secondo Maurizio Varese, direttore dell’Area Dipendenze dell’Asl Toscana nord ovest è «una strage che non fa rumore».

Dottor Varese, partiamo dai dati: perché è così difficile spegnere l’ultima sigaretta?

«Ogni fumatore è ancorato alla dipendenza da tre fattori. Il primo è il piacere, legato alla nicotina che stimola l’umore e riduce l’ansia. Il secondo è la necessità di evitare la crisi d’astinenza. Quando il livello di nicotina scende sotto una certa soglia, subentrano nervosismo, irritabilità e insonnia. Bastano nove o dieci secondi da una boccata perché la sostanza arrivi al cervello, placando il malessere. Il terzo fattore è l’abitudine. Il gesto viene associato inconsciamente ad atti quotidiani, come bere il caffè, scatenando la voglia di fumare. Anche l’alcool assume da richiamo perché inibisce i freni inibitori e riducono la nostra forza di volontà, fungendo da richiamo».

Cosa succede al corpo quando si riesce finalmente a dire basta?

«La rinuncia al tabacco è l’atto medico più importante che una persona possa fare per la propria salute, superiore alla dieta o all’attività fisica. I benefici si vedono subito, a partire dalla pelle e dai capelli che riacquistano luminosità. Poi, naturalmente, si riduce notevolmente il rischio di sviluppare neoplasie (non solo al polmone, ma anche ad altri organi come vesciche e mammelle)».

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un boom di e-cig e tabacco riscaldato. Sono davvero meno nocivi per i polmoni?

«L’industria del tabacco non vuole perdere i propri introiti e ha lanciato sul mercato prodotti presentati come innocui, ma non lo sono affatto. Ad esempio, le sigarette elettroniche “usa e getta”, le cosiddette puff bar, sono vere e proprie bombe. Ognuna contiene venti milligrammi di nicotina, l’equivalente di un intero pacchetto. I pneumologi stanno già assistendo alla comparsa di nuove patologie respiratorie legate esclusivamente all’uso sia della sigaretta elettronica che dei prodotti a tabacco riscaldato».

Aiutano almeno gli adulti a smettere di fumare?

«No, non hanno fatto smettere praticamente nessuno. Negli adulti hanno anzi provocato ricadute in chi aveva smesso da anni, oppure hanno creato fumatori duali, che usano sia le elettroniche sia la sigaretta tradizionale. Nei giovani, invece, l’uso di aromi fruttati serve proprio ad agganciarli alla nicotina per poi traghettarli verso la sigaretta tradizionale. C’è poi l’ultima moda dei sacchetti di sali di nicotina da mettere sotto il labbro, le pouches. Si infilano in bocca da scatole simili a quelli delle mentine».

Cosa sta facendo la sanità in Toscana per frenare il fenomeno?

«Insieme a Giuseppe Gorini, epidemiologo dell’Ispro di Firenze, Francesco Pistelli, direttore di Pneumologia all’Aoup di Pisa e Salvatore Cardellicchio, direttore di Pneumologia a Careggi e altri colleghi, abbiamo riscritto le linee guida regionali sul tabagismo e il nuovo percorso terapeutico. L’obiettivo è riattivare e potenziare i Centri Antifumo in tutti i SerD dell’azienda e nelle pneumologie, ma anche creare presidi nelle Case di Comunità e negli ospedali. Vogliamo che ogni operatore sanitario, in qualsiasi ambulatorio, faccia al paziente la domanda fondamentale: “Lei fuma?”, indirizzandolo poi nel percorso corretto».

Come funzionano le terapie all’interno dei vostri centri?

«Da soli ci prova molta gente, ma nel lungo periodo resiste solo l’1 o 2%. Nei nostri centri l’efficacia supera il 20-30% perché abbiniamo la terapia farmacologica alla psicoterapia individuale o di gruppo. Utilizziamo i sostitutivi della nicotina come i cerotti, ma la vera novità è la commercializzazione di un farmaco a base di citisina, una molecola estremamente efficace e tollerata. Se il paziente si inserisce nel nostro programma terapeutico integrato con il medico e lo psicologo, questo farmaco viene erogato in modo totalmente gratuito».

Quali altre misure esterne servirebbero per vincere la battaglia?

«Bisogna controllare severamente il divieto di vendita ai minori e aumentare i prezzi dei tabacchi. Ma la svolta sarebbe estendere il divieto di fumo all’aperto, imponendo una distanza di rispetto di almeno dieci metri dalle altre persone, come stanno sperimentando alcuni comuni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il racconto

Fi-Pi-Li, Marco e la figlia sono vivi per miracolo: auto trafitta da una lamiera di due metri – «Pochi centimetri e sarebbe stata una tragedia»

di Lorenzo Carducci
Speciale Scuola 2030