Omicidio Giacomo Bongiorni, due testimoni ora confermano: «Furia dei giovani dopo la testata». Le versioni, i filmati e la ricostruzione del «pestaggio»
Massa, l’inchiesta: convalidato il fermo e disposto il carcere per il 17enne. Da un primo esame sul corpo della vittima è emersa una grossa emorragia cerebrale (causa della morte) e un dissestamento della mandibola
MASSA. Si è tenuta giovedì 16 aprile l’udienza di convalida del fermo del 17enne ritenuto responsabile del decesso di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto in seguito una rissa nella notte tra sabato e domenica 12 aprile in piazza Palma a Massa. Al termine dell’udienza il giudice ha convalidato il fermo, ritenendo che ci fosse rischio di fuga, e disposto la custodia cautelare in carcere. È ritenuto responsabile di omicidio volontario e rissa aggravata, come gli altri quattro ragazzi coinvolti, i due maggiorenni che adesso si trovano in carcere: Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e due minorenni solo indagati.
Il giovane ha risposto alle domande dando una versione «alternativa», come l’ha definita il suo avvocato Nicola Forcina. Una versione in linea con quella data dai due ragazzi ascoltati il giorno prima nel carcere di Massa. A loro non è stato convalidato il fermo perché non ci sono, secondo il gip, rischi di fuga, ma è stato disposto il carcere per il rischio di reiterazione del reato.
La sua versione
Il legale Forcina, come gli altri due difensori, ha contestato durante l’udienza l’aggravante della rissa, sostenendo, come dichiarato anche da diversi testimoni, che il parapiglia non sarebbe stato causato da loro. Si parla di una testata che il 47enne avrebbe dato al 17enne. Fatto che, stando al contenuto delle ordinanze dei giudici, sarebbe confermato da due testimoni non coinvolti nei fatti.
«Dagli atti si evince anche che il cognato stava per aggredire i ragazzi con la bottiglia. Finora è stata data una versione diversa: cambia molto quanto accaduto. Rimane grave e rimane una tragedia, ma questo ridimensiona la posizione del mio assistito», spiega ancora Forcina. Il legale ha chiesto quindi la modifica del reato «ma non è stata presa in considerazione. Vedrò nei prossimi giorni se chiedere il riesame della misura cautelare». Secondo la giudice Antonia Aracri «la dinamica dello scontro è rapidissima ma assolutamente ricostruibile sulla base delle dichiarazioni e delle riprese filmate».
I filmati
Nei filmati, infatti, si nota, quaranta secondi dopo l’1, 20, il 17enne sferrare due pugni a Bongiorni, un secondo dopo il 47enne cade a terra e subito dopo il minore gli sale addosso e gli dà altri due pugni. Al secondo 44 si vede Carutasu dargli un calcio in faccia.
Quello che è successo immediatamente prima invece non è ripreso dalle telecamere e viene ricostruito attraverso le testimonianze, parti delle quali coincidono nelle due versioni, quella dei ragazzi e quella della parte lesa. Parliamo quindi di cosa coincide. Coincide il fatto che tutto parte da una bottiglia di vetro caduta a terra. E non contro una vetrata. Qualcuno dice caduta non volendo, altri lanciata apposta. Poco cambia per la ricostruzione della dinamica. Ne segue un rimprovero da parte del cognato della vittima. Viene chiesto ai ragazzi di raccogliere i vetri e viene fatto. E sembra finita lì.
Poi, per motivi ancora non chiari, il 47enne si avvicina al minore e lì, dopo una serie di provocazioni da entrambe le parti, parte il parapiglia. Qui c’è una discordanza nella ricostruzione. I ragazzi parlano di una testata che il 47enne avrebbe dato al 17enne, colpendolo alla mascella, la parte lesa no.
Le testimonianze
Però ci sono anche due testimoni, una ragazza e un ragazzo non coinvolti nell’inchiesta (se non come testimoni) che confermano il fatto. E ora ripartono le parti che coincidono: il 17enne, ex pugile (fatto che peserà sulla qualificazione del reato) , risponde con un pugno. Il cognato cerca di intervenire in difesa di Bongiorni ma viene bloccato dal 23enne, mentre gli altri ragazzi iniziano a colpirlo. Nel frattempo fra Bongiorni e il 17enne è partita una scazzottata: il primo cerca di allontanarsi ma viene raggiunto dal gruppo – eccetto il 23enne che continua a tenere fermo il cognato – e picchiato. La giudice per le indagini preliminari parlerà di «un vero e proprio pestaggio». Lo avrebbero «letteralmente travolto, sopraffatto, ricadendo al suolo in modo scomposto battendo la nuca a terra». Il resto si vede nelle telecamere.
Pesa, come detto, il passato da pugile del 17enne nella qualificazione del reato in omicidio volontario e non preterintenzionale. Tutti i ragazzi, in altre parole, sapevano o avrebbero dovuto sapere, secondo l’accusa, qual era il rischio. E non consentendo al cognato di intervenire, avrebbero precluso «ogni strada di salvezza» al 47enne.
Adesso si tratta di aspettare l’esito dell’autopsia. Il medico legale ha ancora a disposizione quattro settimane per consegnare la relazione. Da un primo esame però è già emersa una grossa emorragia cerebrale (causa della morte) e un dissestamento della mandibola.
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