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Disturbi alimentari per 54mila toscani, la nutrizionista: «I campanelli d’allarme e un “messaggio” da ricordare»

di Rita Lazzaro
Disturbi alimentari per 54mila toscani, la nutrizionista: «I campanelli d’allarme e un “messaggio” da ricordare»

Paola Davini: «I primi segnali del problema possono essere molto sottili»

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In Toscana circa 54mila persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare, recentemente noti come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Dalla sorveglianza regionale Edit 2025 dell’Agenzia regionale di sanità è emerso che il 28,9% degli adolescenti toscani è a rischio di disturbo alimentare, secondo la scala di screening Scoff, registrando percentuali molto più alte nel genere femminile che in quello maschile. Uno scenario allarmante che, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi alimentari, affrontiamo con la dottoressa Paola Davini, biologa nutrizionista.

Quali sono i disturbi del comportamento alimentare?

«Le forme più note sono anoressia, bulimia, binge eating disorder e disturbo evitante/restrittivo, ma la realtà clinica è molto più articolata e comprende numerose varianti e situazioni intermedie. Nella pratica quotidiana i confini tra questi disturbi sono raramente netti. Una stessa persona può attraversare nel tempo fasi diverse. Ricordo, ad esempio, un mio giovane paziente bullizzato per il suo aspetto fisico. Con il tempo aveva iniziato ad alternare periodi dove controllava rigidamente ciò che mangiava con episodi di abbuffate provando un profondo senso di colpa».

Quali sono le cause?

«Le cause dei disturbi alimentari sono molteplici e intrecciate. Si tratta di patologie multifattoriali in cui entrano in gioco componenti psicologiche, biologiche, familiari, culturali e sociali. La bassa autostima, la difficoltà nel riconoscere e gestire le emozioni, il bisogno di controllo, ma anche esperienze di giudizio o di bullismo legate all’aspetto fisico possono rappresentare elementi predisponenti».

Quali sono i campanelli d’allarme?

«I primi segnali possono essere inizialmente molto sottili. Spesso si osserva una progressiva riduzione delle quantità di cibo. I primi a sparire sono quasi sempre i carboidrati e in seguito anche i grassi salutari come l’olio extravergine di oliva. A questi comportamenti si possono associare un’attenzione ossessiva al conteggio delle calorie, il rifiuto di mangiare in compagnia, un allenamento fisico eccessivo o una preoccupazione costante per il peso e per l’aspetto del corpo».

In che modo si possono curare?

«La cura dei disturbi alimentari richiede tempo, competenza e un approccio multidisciplinare. Un’équipe composta da nutrizionista, psicologo o psicoterapeuta, e quando necessario psichiatra, accompagna la persona in un percorso graduale di recupero. Anche la famiglia può rappresentare una risorsa fondamentale: quando riesce a sostenere il percorso con presenza, ascolto e pazienza diventa un pilastro della guarigione. Il rispetto verso ogni corpo è un principio fondamentale, che però non deve degenerare in uno scontro ideologico. Se c’è un messaggio che cerco sempre di lasciare è: la vera leggerezza non nasce dalla bilancia».


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