Livorno, il “brasiliano” con il cuore all’Ardenza: la scalata del manager Leonardo Gori
Classe 1982, livornese doc, è presidente del colosso Interglobo do Brasil a San Paolo: «L’estate per me è gabbionate e Bagni Lido e in casa parliamo livornese»
LIVORNO. L’America è lontana, dall’altra parte della luna. Quasi 10.000 km in ordine di spazio, una vita, in alcuni casi, in ordine di tempo. Come quella di Leonardo Gori, classe 1982, livornese doc, partito dall’Ardenza e oggi presidente e socio dell’Interglobo do Brasil a San Paolo. Azienda di spicco nel ramo delle spedizioni sudamericane e controllata della Interglobo Srl, con sede a Genova, di proprietà della famiglia Parodi, una vera e propria istituzione nella città della Lanterna. Un gruppo da 600 milioni di fatturato. Nei giorni scorsi, dopo diversi mesi di trattative, la Interglobo do Brasil ha ufficializzato l’acquisto di Fast Shipping, altra azienda di import-export di notevoli dimensioni, con l’obiettivo di diventare davvero una big del mercato sudamericano nel settore delle spedizioni. «Questa acquisizione - spiega Gori - darà una grande spinta alla nostra azienda per salire nel gruppo dei top spedizionieri del continente. Aumenteremo di molto i nostri volumi e cresceremo in alcuni canali strategici per lo sviluppo aziendale. Il piano di crescita è già partito e prevede l’espansione del nostro network in mercati come Mediterraneo, Asia, Nord e Centro America, oltre all’America Latina. L’obiettivo finale? Non ci poniamo limiti, pur senza fare voli pindarici: è questo il segreto dell’azienda. Come Interglobo puntiamo a diventare una delle più realtà più importanti a livello mondiale nel nostro ambito».
Chi è il livornese
La storia di Gori, come detto, parte, e continua ad avere radici indissolubili, da Livorno. Figlio di Ambra e Fabio, quest’ultimo fu amministratore delegato del Livorno negli anni ’80 e socio della Pallacanestro Livorno degli anni d’oro. Leonardo è il terzo dei tre figli e dopo la scomparsa dell’amato padre, nel 2012, è quello che ne ha seguito maggiormente le orme. «Ho iniziato insieme a lui fin da quando ero ragazzo. Dopo qualche anno che lavoravamo insieme, l’Interglobo si affidò a mio babbo per allargare il proprio network, grazie all’esperienza ventennale che aveva in Sudamerica. Avevamo l’ufficio in via Muratori (oggi ne ha uno in via Roma, ndr), ho seguito il suo percorso, facendo anche una parentesi di tre anni e mezzo a New York».
La svolta
La svolta arriva dieci anni fa quando Gori decide di trasferirsi in pianta stabile in Brasile, a San Paolo, e l’azienda cresce notevolmente. «Viaggiavamo tantissimo, troppo. In Brasile c’erano grandi opportunità e con mia moglie Jacqueline, al tempo incinta del nostro primo figlio, decidemmo di trasferirci. Lì c’è stato il cambio di marcia in termini lavorativi. Grazie al network aziendale in crescita e sfruttando gli anni di esperienza maturati fino a quel momento, siamo riusciti ad allargare sempre di più gli orizzonti dell’azienda e farla crescere fino a potersi confrontare con i grandi nomi del settore».
Il legame con la città
Oggi l’Interglobo ha circa 45 uffici in tutto il mondo, di cui 7 di competenza del ramo brasiliano, per un totale di 600 dipendenti. Ma Leonardo Gori non ha dimenticato Livorno dove torna almeno due volte l’anno. «È casa. Lo è diventato anche il Brasile, ma Livorno è Livorno. Per me è l’estate ai Bagni Lido, le gabbionate e gli amici di sempre. Quelli che da ragazzi andavano in piazza Attias. È la mia famiglia e una colazione sul mare. A San Paolo non c’è e mi manca. Quando vengo a Livorno me lo godo in ogni sua sfaccettatura: con le libecciate o quando è una tavola blu».
Tifoso del Livorno, piellino quando si parla di basket, è anche un grande appassionato di sport, avendo giocato anche nei settori giovanili di Armando Picchi, Genoa e Livorno. Il suo nome, Leonardo, gli fu dato dal padre dopo che un altro Leonardo, Rossi, segnò il gol decisivo per la salvezza amaranto nel 1982, a Giulianova. «Sono cresciuto in via Baracca, a due passi dallo stadio. Da bimbo prendevo la bici e andavo al bar della tribuna. I signori dell’epoca mi conoscevano tutti. Erano gli anni di Campistri, Scalzo, Bagnoli. Mi ricordo che nell’amichevole contro l’Inter feci il raccattapalle. Il basket? Seguo le partite della PL su Lnp e quando sono in città vado al palazzetto».
Livorno c’è sempre, che sia a due passi dai Quattro Mori o in Brasile, con la moglie e i figli Fabio e Benedetta. «L’unica cosa che mi dispiace quando parto è lasciare le persone a cui voglio un gran bene. Ci sono tanti mezzi per sentirsi più vicini, grazie alla tecnologia, ma perdiamo tanti momenti insieme. Se ho portato un po’ di Livorno a San Paolo? In famiglie come la nostra, la maggior parte parla inglese. Noi invece parliamo italiano, o meglio ancora livornese, con la nostra ironia e la battuta sempre pronta».
La vita in Brasile
Dall’altra parte del globo c’è un paese enorme, 220 milioni di abitanti, di cui oltre 12 a San Paolo, la città più grande. Usanze e abitudini diversi. «È un paese ricco di opportunità, viene definito in eterno sviluppo. Sono persone accoglienti, con grande empatia. Un aspetto che dovremmo "rubare" ai brasiliani è quello di prendere la vita più alla leggera. Vivono alla giornata, se abbiamo un problema noi non dormiamo la notte, loro la vivono: "in qualche modo si farà"».
Dall’Italia arriva tanta merce in Sudamerica. «Più che altro nel ramo alimentare, farmaceutico, la carta, i macchinari aziendali e le ceramiche. Quello dello shipping è un mondo in cui serve essere flessibili, con una visione globale. Non si ferma mai perché il 90% di ciò che abbiamo si muove da una parte all’altra del mondo. Serve grande versatilità».
I segreti del mestiere
Aspetti chiave del mestiere e piccoli segreti che Leonardo ha imparato da babbo Fabio, conosciutissimo a Livorno per l’imprenditore e il dirigente sportivo che fu. «Mi ha lasciato un grande senso di responsabilità. Aveva una mentalità coraggiosa, ho cercato di farla mia. L’idea di spingersi sempre un gradino oltre, senza staccare però i piedi da terra. Intraprendenza ed equilibrio. Non volevo deludere le aspettative che aveva in mente».
Un percorso segnato da sempre, che Gori però è riuscito, passo dopo passo, a far diventare realtà. «È la strada che mi ero prefissato. Sono cresciuto in una famiglia che era sempre in giro per il mondo per il lavoro di babbo, facendo la spola tra Italia e Sudamerica. L’unico dispiacere è che mi sarebbe piaciuto condividere tanto di più di questo percorso con i miei genitori. Allo stesso tempo, però, non averli con me mi ha dato una determinazione in più, per renderli orgogliosi».
Sul futuro c’è più di una certezza. «Fare il massimo per un gruppo straordinario come Interglobo e la famiglia Parodi, alla quale sono molto legato. Se poi mi chiede dove mi vedo invecchiare, dico Livorno».
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