Il Tirreno

L’intervista

Castagneto, la storia di Francesco Cheli: il grave incidente, il coma e la rinascita come cuoco

di Manolo Morandini

	Francesco Cheli nella cucina del ristorante
Francesco Cheli nella cucina del ristorante

Dodici anni fa, in sella al suo scooter, Francesco fu travolto da un’auto. Oggi lavora alla Tana del Drago, grazie al progetto “Borgo del Cuore”

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CASTAGNETO CARDUCCI. L’interruttore scatta una prima volta 12 anni fa. Francesco Cheli sta rientrando dal lavoro. In sella al suo scooter viene preso in pieno da un’auto. «Finii in coma quasi subito e ci sono rimasto per 90 giorni», dice. Poi il risveglio, che è un incubo. Non riusciva a rialzarsi. Infezioni da sconfiggere e cicli di fisioterapia senza risultati.

La svolta

La svolta arriva al Centro di riabilitazione motoria Inail di Volterra. «Hanno fatto un grande lavoro per rimettermi in piedi. Facevo sei ore di terapie al giorno e ho subito interventi alle anche che per il lungo periodo allettato si erano calcificate. Alternavo un mese in ospedale a una settimana a casa. Per due anni e mezzo sono stato in carrozzina, finché non mi è stato detto che a quel punto spettava solo a me fare il primo passo. Ed ho trovato la forza di farlo».

Le difficoltà lavorative

Ma non è finita. Non basta ritrovare un’autonomia. «A 25 anni sono tornato a casa e sono rimasto per un po’ come fermo, dovevo accettare la mia disabilità. Ci ho messo qualche anno. Anzi tre per decidere di mettermi in gioco. Mi limitavo a cercare dei lavori estivi perché avevo mille paure». Che sottolinea: «Non avere uno scopo nella propria vita è stata dura. Avevo 26 anni all’epoca. Mandavo il mio curriculum, ma ai colloqui come raccontavo della mia disabilità venivano subito fatti dei passi indietro». Vittima di un infortunio sul lavoro in itinere, ed escluso da quel mondo. «La disabilità ha cambiato il mio modo di vivere e trovare delle soluzioni», dice Francesco. Ed è l’approccio con cui quell’interruttore ha trovato la forza di riprenderlo nelle sue mani. «Non ho un titolo di studio. Il mio progetto, prima dell’incidente, era quello di partire arruolato nell’Esercito».

L’opportunità

Poi un giorno squilla il telefono e dal Centro per l’impiego arriva la comunicazione per un colloquio. L’opportunità ha i confini del progetto "Borgo del Cuore", l’iniziativa che da quasi due anni ha preso forma a Castagneto Carducci. Coinvolge istituzioni, istituti bancari, imprese, operatori commerciali, uniti dall’attenzione nei confronti dell’inclusione e della valorizzazione del proprio territorio e della qualità che esso esprime. A coordinare le attività è la cooperativa ConVoi. Francesco viene chiamato per un posto nella cucina del ristorante La Tana del Drago, nel cuore del centro storico del borgo. «In ogni ambito lavorativo del progetto si sono costruiti equilibri particolari, si sono bilanciate le competenze e con le caratteristiche personali, e così si sono creati gruppi capaci di sostenersi, camminare e assumersi un impegno lavorativo», dice il coordinatore Livio Poli. Lavoro che declinato nelle storie di ciascuno si fa orgoglio e prospettiva di vita. «Facciamo inclusione con un pensiero imprenditoriale», afferma Poli. «Mi è stata data fiducia e la mia vita è cambiata di nuovo - conclude Francesco -. A 34 anni sono tornato al lavoro e ho riscoperto che ce la posso fare. Lavoro nella cucina del ristorante da un anno e mezzo. Sono parte di una squadra e posso chiedere aiuto agli altri se una cosa non sono in grado di farla. Avere delle persone che ti danno forza e fiducia è importante. Non ho un equilibrio perfetto per cui per esempio per mettere un piatto nella lavastoviglie devo avere un punto di appoggio. Ma ora non ho più paura».

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