Iran, Ue e Nato: la parola d’ordine è «allerta». I due aspetti che adesso preoccupano
A Bruxelles i ministri dell’Interno dei 27 stati si confrontano, cercano di prevenire eventuali minacce mettendo in guardia da cellule dormienti in Europa
BRUXELLES. La parola d’ordine è allerta. La crisi iraniana spaventa il continente europeo, la preoccupazione è alta anche se per ora non ci sono Sos, né segnali di rischi imminenti per la sicurezza interna. A Bruxelles i ministri dell’Interno dei 27 si confrontano, cercano di prevenire eventuali minacce, mettendo in guardia da cellule dormienti in Europa.
Anche sul fronte della migrazione, al momento non si registrano flussi né dall’Iran, né dalle regioni circostanti, come ad esempio il Libano, sulla rotta che in passato aveva creato un’emergenza proprio alla vicina Cipro. Nell’isola, per quanto si cerchi di tornare alla normalità dopo il lancio di alcuni droni iraniani verso una base britannica di Akrotiri, l’allerta è massima, tanto che le autorità di Nicosia cipriote, che detiene la presidenza di turno del Consiglio Ue, hanno deciso di annullare tutti gli incontri informali, ministeriali e non, in presenza per tutto marzo.
Qui Cipro
Gli alleati europei, invece, hanno attivato uno scudo per l’isola che non è parte della Nato, per la divisione territoriale con Cipro Nord filo turca e il possibile veto di Ankara. A prendere l’iniziativa è stato il presidente francese Macron che ha sentito la presidente del Consiglio Meloni e il premier greco Mitsotakis per «coordinare lo spiegamento di risorse militari a Cipro». «In uno spirito di solidarietà europea», i tre leader «hanno concordato di coordinare l’impiego di risorse militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso».
Anche il primo ministro del Regno Unito Starmer ha annunciato rinforzi sia per l’isola che ospita le sue basi, con l’arrivo di elicotteri Wildcat con capacità antidrone e il cacciatorpediniere della Royal Navy britannica l’Hms Dragon, ribadendo di aver permesso agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche «per condurre operazioni difensive».
Il Consiglio Atlantico
Nel quartier generale della Nato si è anche riunito il Consiglio atlantico, che ha espresso solidarietà alla Turchia, unico paese Nato della regione, colpito da un drone iraniano. Non si è parlato di difesa collettiva dell’articolo 5, ma l’attenzione dell’Alleanza resta massima. In giornata si sono riuniti anche i 27 ministri degli esteri in videoconferenza, anche se la riunione è passata in sordina viste le divergenze sull’operazione scatenata da Trump.
Da un lato c’è il criticismo della Spagna di Sanchez, che ha apertamente sfidato il presidente americano negandogli ogni collaborazione, e che ha ricevuto la solidarietà di Macron e Starmer, mentre dall’altro ci sono i leader che, pur denunciando il mancato rispetto del diritto internazionale da parte degli Usa, preferiscono non alzare i toni contro l’alleato transatlantico, sperando che la crisi rientri in fretta.
«Spazio per la diplomazia»
Ieri, 6 marzo, i 27 si sono riuniti anche con i sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein). Dall’incontro si è levato un coro di condanna per gli attacchi scomposti di Teheran nella regione, l’impegno per l’evacuazione dei cittadini europei e per mantenere aperto il traffico dello Stretto di Hormuz e del mar Rosso. «L’Iran sta esportando la guerra, cercando di estenderla al maggior numero di Paesi possibile, per seminare il caos. Noi chiediamo stabilità», afferma l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, che esorta: «Le guerre finiscono davvero con la diplomazia, e deve esserci spazio per la diplomazia qui per uscire davvero da questo ciclo di escalation».
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