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Treni in tilt per il parapetto crollato, una mamma livornese: «Lasciati al freddo fuori dalla stazione, mio figlio di 10 anni in ipotermia»

di Pierluigi Sposato e Martina Trivigno

	Il parapetto crollato, la mamma e il figlio livornesi
Il parapetto crollato, la mamma e il figlio livornesi

Il caos sulla linea Tirrenica: una mamma livornese racconta l’odissea

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LIVORNO. «Il mio bambino tremava, aveva le labbra viola. Era in ipotermia». Chi parla è una donna livornese (di cui omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile il figlio minorenne), madre di un bambino di dieci anni. Sente ancora addosso la fatica, il freddo impregnato nelle ossa: osserva suo figlio che ora dorme sul divano, semi-nascosto sotto una coperta di lana, mentre racconta al Tirreno la sua esperienza. Non è la sola. È stata una notte di disagi, arrabbiature, incredulità per centinaia di passeggeri che si sono trovati bloccati in mezzo alla campagna di Santa Severa, vicino Civitavecchia, per le conseguenze dello stop alla circolazione dei treni imposto dalle verifiche sulla spalletta di un ponte crollata.

E che, adesso, stanno valutando una class action. «Il rimborso del 50 per cento del biglietto non può essere considerato sufficiente», evidenziano. Anche perché il transito dei convogli non è ancora regolare; anzi, dalle 13 di ieri vengono segnalati rallentamenti, ritardi e possibili cancellazioni. Trenitalia spiega anche di «aver appreso soltanto ieri pomeriggio dei disagi» che abbiamo documentato anche con un video sul sito del Tirreno.

«Il crollo era avvenuto alle 16: insomma, il nostro treno non andava fatto partire da Napoli – racconta, invece, un pendolare grossetano – e comunque avrebbero dovuto farci eventualmente fermare già a Roma Tiburtina, non dopo: Santa Severa, invece, è una stazione piccola ed è stata anche chiusa quando siamo arrivati noi. Ci hanno mandato sull’Aurelia ad attendere bus che sono arrivati dopo ore, indirizzati lì perché il piazzale della stazione non ci avrebbe accolto tutti: quando siamo arrivati noi e ci siamo incamminati, sull’Aurelia abbiamo trovato i passeggeri che erano stati fatti scendere dal treno precedente, quello delle 16, 30…».

Il pendolare non pensa soltanto a sé: «Io in qualche modo posso cavarmela. C’erano però famiglie, c’erano bambini di dieci anni». Tra cui il figlio della donna livornese, anche lei andata in Campania per il fine settimana. «Pioveva. Avevo immaginato che da qualche parte avremmo trovato assistenza: qualcuno di Trenitalia, bottiglie d’acqua, coperte», prosegue a raccontare il passeggero di Grosseto. «Eravamo in mezzo al fango e senza ombrello. Abbiamo provato a ripararci alla meglio, ma mio figlio tremava. Era fradicio», aggiunge la donna.

I pendolari hanno documentato con numerosi video la situazione che si era creata in mezzo all’Aurelia: ombrelli aperti, decine e decine di persone in attesa o in cammino, testimonianze di persone anche esasperate che non sapevano come raggiungere la propria destinazione, la presenza di un’ambulanza, l’arrivo di carabinieri, polizia di stato, polizia municipale. «Una poliziotta, che ringrazio, ha fatto salire mio figlio in macchina e lo ha fatto stare un po’ al caldo, con il riscaldamento acceso – sottolinea la madre – . Poi, finalmente, siamo saliti sul pullman che ci ha portati a Civitavecchia». Qui una nuova sorpresa (si fa per dire). «Abbiamo trovato tutto chiuso», sottolineano i passeggeri. Gli uffici, il bar, i servizi igienici. «La polizia ha aperto gli uffici della polfer, è lì che qualcuno è potuto andare al bagno. Dobbiamo ringraziare gli agenti», sottolineano. Ma è allora che il piccolo ha iniziato a stare male di nuovo. «C’era un’ambulanza, chiamata da un’altra signora – racconta la donna – e il personale si è preso cura anche di mio figlio: mi hanno detto che ha rischiato l’ipotermia e gli hanno dato una coperta. Abbiamo però dovuto attendere le 4,30: è a quell’ora che è partito un pullman. Siamo entrati in casa alle 8,33».

Il pendolare di Grosseto, intanto, sta pensando di presentare un esposto. «Alle 18, quando abbiamo contattato il capotreno dell’Intercity partito da Roma perché qualcuno aveva visto sulle app che le fermate da Civitavecchia erano state soppresse, qualcuno ci doveva dire qualcosa – conclude – : I guasti possono avvenire, ne siamo tutti consapevoli: ma perché a noi viaggiatori è andata così? Perché non siamo stati assistiti?».




 

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