Il Tirreno

Toscana

La tragedia

Infortunio mortale a Livorno, l’ultima telefonata alla mamma: «Mi ha detto che andava al lavoro, aspetto di vederlo per l’ultima volta»

di Stefano Taglione
Federico Ricci e la gru
Federico Ricci e la gru

Le parole della madre di Federico Ricci che ha perso la vita a 50 anni: «Era il mio bimbo, vorrei tanto che qualcuno me lo riportasse»

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LIVORNO. L’ultima volta che ci ha parlato al telefono erano le 7 di mattina del giorno della tragedia: «Mamma, vado al lavoro. Ci sentiamo stasera». Due ore dopo la sua vita verrà spezzata per sempre da un braccio meccanico e quella voce, purtroppo, non la sentirà mai più.

Daniela Bertolini è la madre di Federico Ricci, il cinquantenne livornese, dal 2004 di casa a Ponsacco, morto sul lavoro alle 9 di mattina di due giorni fa nel piazzale di un’azienda edile di via Piombanti, nel rione nord di Shangai. Operaio dipendente di “BigMat Casarosa” – il negozio di forniture edili di Navacchio, nel comune di Cascina, per il quale stava consegnando una serie di bancali di tegole in cotto – lascia la moglie Francesca e il figlio Alessio di 18 anni.

I genitori – la madre Daniela e il padre Mario, di 77 e 83 anni – abitano alla Rosa, in via Lambruschini, dove Federico ha a lungo vissuto prima di trasferirsi a qualche decina di chilometri di distanza, alle Melorie di Ponsacco. Anche ieri mattina, 24 ore dopo la tragedia che ha portato via il loro amato figlio, erano nella loro casa, quella dove è cresciuto il «nostro bimbo» – come lo chiamano – insieme alla sorella Romina, la maggiore, 55 anni. Sono tutti in attesa di sapere quando potranno rivederlo per l’ultima volta, visto che al momento la salma è stata sequestrata dalla procura di Livorno nell’ambito dell’indagine che si è aperta per ipotizzare eventuali responsabilità penale sulla sua morte.

Daniela, come ricorda suo figlio?

«Il mio “bimbo”: non era speciale, di più. Possedeva tutte le migliori qualità che una persona perbene possa avere: buono, altruista e onesto. Era un grande lavoratore, un uomo generoso. Non mi capacito ancora di quello che è successo. Siamo sconvolti».

Proprio sul lavoro Federico ha perso la vita.

«Quando me lo hanno detto, venerdì mattina, non ho capito più niente. Di quel che è accaduto in via Piombanti però non so nulla. Al momento non sappiamo neanche quando potremo rivederlo per l’ultima volta prima del funerale. Stiamo tutti aspettando la restituzione della salma. Ci hanno detto che i tempi potrebbero non essere immediati».

L’ultima telefonata con lui l’ha avuta appena due ore prima della tragedia.

«Io e il mio “bimbo” ci sentivamo spesso al cellulare, anche tre volte al giorno. Eravamo sempre in contatto. Mi avrebbe dovuto richiamare la sera, invece la mattina stessa se ne è andato per sempre».

Le aveva detto che per lavoro sarebbe venuto proprio a Livorno?

«No, questo no. Venerdì mattina mi ha chiamato semplicemente per dirmi che stava entrando al lavoro».

In provincia di Pisa, in questo caso a Cascina, si era ritagliato anche un ruolo importante nella pallavolo. Era dirigente.

«Ovunque andasse lo adoravano tutti. Gliel’ho detto: era speciale. Lo scriva».

A Livorno era comunque rimasto molto legato.

«Ma certo, veniva sempre qui a casa nostra a mangiare. Alla sua città era rimasto ovviamente legatissimo, così come alla sorella Romina e ai nipoti, che vivono qui. La famiglia per lui era tutto».

Ha vissuto con voi fino alla convivenza con l’attuale moglie Francesca.

«Esatto, si è trasferito a Ponsacco quando poi è andato a convivere. Fino ad allora stava con noi. Quando era piccolo non abitavamo alla Rosa, dove siamo adesso, ma in centro: in via Fiorenza. Poi ci siamo spostati dove viviamo tuttora, in via Lambruschini. Qui è cresciuto il nostro “bimbo” e io vorrei tanto che qualcuno me lo riportasse».

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