Acqua in Toscana tra reti che perdono, siccità e grandi opere: a che punto è il piano da mezzo miliardo
Per superare la logica emergenziale si punta su nuovi invasi, dissalatori, connessioni tra acquedotti e ammodernamento delle infrastrutture ma le cinque opere più costose sono ancora in attesa di ricevere finanziamenti
Negli ultimi anni la Toscana è stata colpita da diverse emergenze idriche, ben cinque nell’arco di un ventennio secondo l’Autorità Idrica Toscana. In un quadro climatico in evoluzione (in negativo) significa doversi preparare al rischio di fronteggiarne una ogni 3 o 4 anni. L’eventuale mancanza di approvvigionamenti idrici comporterebbe danni per l’agricoltura, la popolazione e il turismo, con ricadute sociali ed economiche. Per questo, in una regione dove comunque la risorsa è abbondante, bisogna costruire un sistema idrico più sicuro, integrato e capace di resistere alle crisi climatiche. Ed è questo l’obiettivo del piano approvato dalla Regione Toscana per candidare decine di interventi all’aggiornamento del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI) , lo strumento statale che finanzia le grandi opere per l’acqua potabile, l’irrigazione e la tutela della risorsa.
Un piano per il futuro
La strategia regionale nasce in un contesto segnato da siccità ricorrenti, calo delle precipitazioni e reti spesso obsolete, e punta a superare la logica dell’emergenza attraverso «una programmazione di medio-lungo periodo». Per farlo si punta su nuovi invasi, dissalatori, interconnessioni tra acquedotti, ammodernamento delle reti e digitalizzazione, con investimenti che, sommando le principali proposte, superano ampiamente il mezzo miliardo di euro. Non tutte però saranno approvate.
Il piano toscano si muove lungo quattro direttrici principali: nuove fonti di approvvigionamento, interconnessione degli acquedotti, riduzione delle perdite e sostegno all’uso irriguo e plurimo dell’acqua.
Dov’è l’acqua in Toscana
La Toscana oggi basa il proprio approvvigionamento idrico su poche grandi infrastrutture strategiche. In particolare, due invasi collocati nell’area centro-orientale della regione svolgono un ruolo centrale: Bilancino, che garantisce l’acqua alla piana di Firenze, Prato e Pistoia, e Montedoglio, al servizio delle province di Arezzo e Siena. A queste risorse si affiancano due falde di primaria importanza, quella lucchese, che alimenta i sistemi idrici di Lucca, Pisa e Livorno, e quella dell’Amiata, fondamentale per la provincia di Grosseto.
Le opere e i costi
Tra i progetti di maggiore impatto spicca il dissalatore della Val di Cornia, con opere di collegamento destinate a servire anche l’Isola d’Elba e la Val di Pecora. L’intervento, dal costo stimato di oltre 220 milioni di euro, è una nuova proposta ancora in fase di progettazione preliminare e rappresenta una delle richieste più rilevanti avanzate dalla Toscana allo Stato. Un progetto che ha trovato più volte l’opposizione di Legambiente, che ha parlato di un «impianto molto energivoro», contestando l’intervento e suggerendo politiche orientate al risparmio della risorsa idrica.
Sempre tra le opere strategiche figura l’invaso di Pian di Goro, in Val di Cecina, dal valore di 165 milioni di euro: il progetto è già inserito nel PNIISSI ed è stato confermato, ma resta in una fase progettuale iniziale. Nel Valdarno, invece, il fulcro è il completamento dello schema idrico di Montedoglio, con nuovi lotti destinati a rafforzare l’approvvigionamento per le aree aretina e fiorentina, affiancati da nuovi invasi collinari come quello sul torrente Ambra.
Uno dei progetti chiave è l’invaso di Pian di Goro, in Val di Cecina, un’opera a uso plurimo – potabile, ambientale, irriguo e di laminazione delle piene – dal valore complessivo di 165 milioni di euro. Il progetto è già inserito nel PNIISSI ed è stato confermato dalla Regione, ma non è ancora cantierabile perché si trova anch’esso a livello di fattibilità.
Nel comprensorio apuano-versiliese il piano prevede un pacchetto di opere per la razionalizzazione degli acquedotti tra Massa, Carrara, Forte dei Marmi e Camaiore. L’intervento principale, dal valore di oltre 82 milioni di euro, include nuove interconnessioni, il potenziamento degli impianti di potabilizzazione e, in uno stralcio, la realizzazione di un dissalatore a Carrara. A questi si affiancano interventi di medio taglio, come le interconnessioni Forte dei Marmi–Camaiore e nuove condotte verso la rete pedemontana, in parte già programmate e in parte di nuova candidatura.
Nel Valdarno, invece, il fulcro è il completamento dello schema idrico di Montedoglio, con nuovi lotti destinati a rafforzare l’approvvigionamento per le aree aretina e fiorentina.
Reti e perdite
Accanto alle grandi opere, il piano prevede interventi diffusi sulle reti urbane. Il progetto più oneroso in assoluto è quello per l’efficientamento delle reti idriche mediante la gestione delle risorse nei comuni, con un importo stimato di 300 milioni di euro. Non si tratta di un singolo cantiere, ma di una serie di lavori distribuiti sul territorio: digitalizzazione, sensori, sostituzione mirata delle condotte e controllo delle pressioni. Anche in questo caso il progetto è nuovo e ancora in fase preliminare, ma viene considerato strategico per ridurre perdite che in alcune zone superano il 40%.
Dal quadro complessivo emerge un dato chiaro: le opere più costose non sono ancora cantierabili. I cinque interventi con l’investimento più elevato risultano tutti a livello di fattibilità e sono in attesa di finanziamento statale. Diversa la situazione per alcuni interventi di medio taglio, soprattutto sulle reti e sulle dighe, che sono già stati finanziati nei precedenti stralci del PNIISSI. La sfida è ambiziosa: mettere in sicurezza l’acqua senza moltiplicare i prelievi, adattando il sistema idrico toscano a un clima che cambia. Se i finanziamenti arriveranno, il volto dell’infrastruttura dell’acqua potrebbe cambiare notevolmente nei prossimi anni.
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