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Un'altra lista degli stupri in una scuola in Toscana: «Serve educazione sessuo-affettiva»

di Redazione Toscana
Un'altra lista degli stupri in una scuola in Toscana: «Serve educazione sessuo-affettiva»

Dopo Roma e Lucca, un episodio all’istituto Sarrocchi di Siena. L’assessora Manetti: «Episodio da condannare, non va derubricato a bravata». La scuola al lavoro per individuare i responsabili

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SIENA. Un altro caso in Toscana. Dopo i casi del liceo Giulio Cesare di Roma e Vallisneri di Lucca, anche in un istituto scolastico di Siena, il Tito Sarrocchi, su una parete di un bagno riservato ai maschi, è comparsa una lista degli stupri. A scoprirla la lista con i nomi di alcune studentesse sarebbero stati i collaboratori scolastici.

«Nella tarda mattinata di mercoledì i collaboratori scolastici hanno notato la scritta in bagno e mi hanno avvisato immediatamente», racconta la dirigente del polo scolastico Sarrocchi, Cecilia Martinelli. Il locale è stato chiuso e la lista stupri con i nomi delle studentesse cancellata. «Non sarà facile risalire ai responsabili – aggiunge – ma insieme al personale scolastico stiamo facendo di tutto per individuarli e, nel caso, sanzionarli in maniera adeguata. Gli studenti sono a conoscenza dell'accaduto e sono certa che la maggior parte di loro consideri questo gesto altrettanto odioso e indegno al pari di noi adulti. La nostra è una scuola d'eccellenza e questa cosa forse non è così nota a Siena, ma portiamo avanti progetti straordinari e rilasciamo diplomati che riescono a fare davvero grandi passi per il loro futuro. Dispiace che questa cosa sia successa nella nostra scuola e nella nostra città. A Siena mi sono sempre sentita al sicuro da sempre, è casa in tutto e per tutto».

«Ritengo questo gesto particolarmente grave e offensivo nei confronti delle studentesse e più in generale delle donne che fanno parte della comunità scolastica e di tutte le donne in generale», conclude la dirigente scolastica.

E non si è fatta attenere la risposta della politica. «Il fatto è da condannare con fermezza. Non può e non deve essere derubricato a una bravata», parla l’assessora regionale alla Cultura e alle Pari opportunità Cristina Manetti. «Non possiamo far finta di niente. La Regione Toscana è impegnata da anni nella promozione della parità di genere e del rispetto, anche attraverso iniziative come “La Toscana delle Donne”, che mette al centro i diritti, la dignità e la libertà femminile – aggiunge Manetti –. Episodi come questo dimostrano quanto sia fondamentale continuare a investire in educazione, cultura e prevenzione, a partire proprio dalle scuole».

L’assessora all’Istruzione Alessandra Nardini esprime solidarietà alle studentesse e propone una soluzione: «Questo nuovo episodio conferma come la cultura dello stupro e della subordinazione della donna sia ancora diffusa. Dimostra ancora una volta l'urgenza assoluta di percorsi obbligatori di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole di ogni ordine e grado, educando al rispetto, alla parità e alle differenze, in tutte le scuole, a partire da progetti nelle scuole dell'infanzia e nei nidi, affinché le bambine e i bambini crescano libere e liberi da pregiudizi, stereotipi e ruoli di genere. Non mi stancherò mai di ripeterlo: non c'è nessuna teoria gender di cui avere paura, stiamo parlando di impegnarsi, a partire dall'educazione, affinché episodi come questo non si ripetano».

Netta condanna anche da parte dell’assessora alla Sanità Monia Monni: «Sono accanto a quelle ragazze, alle loro famiglie, a chi oggi prova rabbia, paura, vergogna senza averne colpa. Nessuna dovrebbe sentirsi così nel proprio quotidiano. Non è una bravata. Non è un gesto stupido. È potere esercitato sui corpi, anche quando i corpi non ci sono. È una violenza che parla chiaro, che si ripete, che trova sempre nuovi muri su cui scriversi perché trova ancora troppo silenzio intorno».
 

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