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Verso le elezioni, le riflessioni dei lettori

Verso le elezioni, le riflessioni dei lettori

06 giugno 2024
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Ecco le riflessioni dei lettori pubblicate sull’edizione cartacea di giovedì 06 giugno, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it


Cari candidati pensate alla pace

Mentre i governi degli Stati Uniti e dell’Europa decidono se autorizzare l’Ucraina a colpire la Russia con le armi che gli hanno fornito e la Russia risponde che se ciò accadesse ci sarebbero reazioni decise e proporzionate verso gli altri Stati coinvolti nella guerra, non escludendo neppure l’impiego del nucleare, quasi tutte le forze politiche in campo per le prossime elezioni hanno ignorato la gravità di ciò che accade. Eppure siamo al totale capovolgimento delle speranze di cooperazione mondiale scaturite dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 e del principio fondamentale su cui è sorta l’Unione Europea: garantire la pace nel continente.

Con incredibile leggerezza e irresponsabilità i governanti europei stanno parlando, da qualche mese, di una possibile guerra tra la Nato e la Russia, che ovviamente rischierebbe di degenerare in un conflitto nucleare e nella devastazione dell’intero continente. Nessuna iniziativa diplomatica è stata intrapresa dall’Europa per costruire la pace. L’obiettivo resta quello di sconfiggere la Russia e, in vista di una guerra, di accrescere da subito spese militari e armamenti come se quelli esistenti non fossero sufficienti a distruggere più volte il genere umano. Cresce un clima d’intolleranza, dei governi e di gran parte dei media, per qualunque opzione pacifista, a partire da quella espressa dai giovani e dagli studenti che la rivendicano nelle piazze. Di fatto stanno preparando la società ad accettare la guerra come ineluttabile.

Di fronte alla gravità degli accadimenti l’Onu, sorto per evitare il ripetersi delle tragedie del secolo scorso, sta manifestando tutta la sua impotenza, non riuscendo neppure a ottenere la cessazione del fuoco e del massacro disumano nella disgraziata striscia di Gaza. C’è dunque bisogno di una profonda rifondazione della carta dell’Onu che stabilisca e garantisca, nell’interesse di tutti, il disarmo degli Stati, la messa al bando delle armi, non solo di quelle nucleari, e la creazione di un’unica forza di sicurezza pubblica a garanzia della pace in capo alle sole istituzioni sovranazionali. Sembra un’utopia, ma è la sola ipotesi realistica e razionale perché l’alternativa è la distruzione dell’umanità. Un’ipotesi di cui si parla nel mondo della cultura, fino alla prefigurazione di una vera e propria Costituzione della Terra, ma di cui poco o nulla si avverte nei partiti politici.

La pace, inoltre, non è solo fine a se stessa. È la precondizione di un dialogo tra le grandi potenze per affrontare le sfide globali che minacciano l’umanità: dal riscaldamento climatico alla crescita delle disuguaglianze e della povertà, dallo sfruttamento del lavoro al dramma dei migranti. Questi sono i grandi problemi che abbiamo di fronte nel mondo, in Europa e anche nei comuni dove viviamo. Ecco perché riteniamo che, a tutti i livelli, chi si propone di rappresentare i cittadini debba pronunciarsi sulle grandi opzioni che abbiamo di fronte, a partire dal preparare la guerra o dal costruire la pace che, a sua volta, è speculare ad una diversa visione del mondo tra sovranismo nazionale o cooperazione internazionale.

È con questo spirito che il comitato territoriale di Costituente Terra – Val di Cornia si rivolge a tutte le forze politiche in campo per le prossime elezioni chiedendogli di dire ai cittadini come pensano di contribuire a salvare dal baratro l’umanità e la terra in cui viviamo.

Comitato territoriale
di Costituente Terra
Val di Cornia
(www.costituenteterra.it)


Chi vi parla di traffico non ha argomenti

Se in queste settimane di campagna elettorale avete notato che qualcuno insiste particolarmente sul tema del traffico e sulla volontà di migliorarci la vita con le sue ricette al riguardo, probabilmente siete di fronte a un candidato da non votare.

Le promesse di soluzioni al traffico sono il guanto di paraffina di chi ci sta sparando una balla sapendo benissimo che poco o niente potrà fare al riguardo e quindi ripeto, non votatelo! La ragione è semplicissima ma nessuno può dirvela, il solo modo di ridurre il traffico è ridurre il numero di auto in circolazione e dire una cosa del genere non ha un grandissimo appeal elettorale su chi rivendica come suo diritto inalienabile l’uso del proprio mezzo in ogni momento e per qualsiasi esigenza, non avendo tra l’altro a disposizione alternative funzionanti.

Sono stato ad Amburgo (4 milioni di abitanti tra città e hinterland) il mese scorso, la prima cosa che ho notato appena sceso dalla metro è stata l’assenza di un traffico caotico come il nostro ed ho cercato di capire come fosse possibile. Ad Amburgo c’è un servizio metro efficientissimo che copre un’area grande quasi quanto Firenze Prato Pistoia Empoli, l’abbonamento annuale costa 600 euro e comprende fino a due figli sotto i 14 anni, nel fine settimana può essere sfruttato da un’intera famiglia fino a 5 persone e con lo stesso abbonamento puoi serviti degli autobus e delle barche che si muovono sul fiume Elba.

Il risultato è che la gente usa l’auto solo quando è indispensabile farlo anche perché in tutta la città sono presenti piste ciclabili ben tenute e segnalate, sia che si trovino su parte dei larghi marciapiedi, fatti appositamente a tale scopo, sia che si trovino sulla sede stradale dove vengono rispettate dagli automobilisti. Il numero di persone che le usano è altissimo e tutti sono attrezzati a farlo anche con la pioggia che spesso fa da sfondo alla normale routine cittadina.

La stessa persona che eravamo andati a trovare, ogni volta che può usa la bici per andare al lavoro coprendo una distanza come quella Prato Firenze e impiegando circa un’ora. (. ..) Ora io capisco benissimo che quello che sto dicendo possa sembrare impopolare ma non conosco nessuna città italiana nella quale non ci si lamenti del traffico, non siano state fatte promesse in tal senso e nelle quali la situazione sia migliorata. Non servirebbe nemmeno una spiccata capacità di analisi per rendersi conto che ovunque queste promesse sono tra le più disattese. Il problema del traffico è prima di tutto un problema culturale, che necessita di informazioni corrette, riflessione e comprensione, come di uno sforzo individuale nel cambiare abitudini troppo spesso non necessarie. E chi scrive è qualcuno che usa ancora troppo la propria auto.

Ci vorrà tempo ma è un percorso obbligato per il quale siamo già in ritardo, bloccati in un ingorgo di promesse di boulevard, viadotti, parcheggi e di città a misura di autisti che in paesi più evoluti del nostro iniziano già ad essere un ricordo. Il “tema traffico” è un argomento particolarmente sensibile alla nostra soglia di frustrazione e per questo rischia di risultare particolarmente efficace da usare quando non si hanno proposte più strutturali e pragmatiche riguardo l’amministrazione delle nostre città, sta anche a noi scegliere di non farci portare fuori strada. Se parlano troppo di traffico, parcheggi e ztl significa che non hanno argomenti più seri.

Giacomo Grassi
(Prato)
 

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