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Tirreno blu

La magia delle meduse

La magia delle meduse

Emettono una luce affascinante
ma sono anche un incubo per i bagnanti

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Rappresentano la “magia” luminosa del mare notturno ma spesso anche l'incubo dei bagnanti in estate. Sono le meduse che insieme ad altri animali marini, svariati pesci e nuove specie “aliene” vengono prese di mira nella stagione estiva come disturbatori del meritato bagno per il loro potete urticante. Ma, andrebbe ricordato, il mare è un universo ricco di specie viventi e non fatto di solo acqua.

«Le meduse possono essere erratiche e non è detto che ci sia ad ogni stagione una loro proliferazione al di là dell'aumento della temperatura del Mediterraneo. La più diffusa è la Pelagia noctiluca che risale i canyon marini e – grazie alle correnti – arriva in superficie. Questi fenomeni hanno una loro ciclicità, quindi la presenza delle meduse non è prevedibile come le previsioni del tempo, non abbiamo dati da analizzare come i meteorologi. Ci sono le segnalazioni di chi è in mare, quindi è possibile che la presenza delle meduse nei mari italiani aumenti, oppure c'è già stata a giugno e non ce ne siamo accorti perché non era iniziata la stagione balneare». A fare il punto per è Ferdinando Boero, studioso delle meduse e professore ordinario di Zoologia associato all'Istituto Cnr-Ias (Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino) di Genova. In passato, «un posto dove le meduse risalivano dal mare profondo e si avvicinavano alle coste erano le isole Eolie – prosegue – ma diciamo che ovunque ci siano canyon sottomarini e correnti può esserci una risalita di questi animali che poi si muovono lungo la costa della Sicilia, della Calabria fino ad arrivare all'Isola d'Elba dove trovano una specie di “barriera”. Questo non vuol dire che all'Elba ci saranno tante meduse. Non è una previsione ma una descrizione di quello che accade con le correnti marine e il cammino delle meduse. In Adriatico spesso ci sono altre meduse come la Rhizostoma pulmo e l'Aurelia aurita, quest'ultima punge poco. Mentre la Pelagia è molto urticante e ha tentacoli lunghi anche 10 metri. Poi ci sono le cubomeduse come la Carybdea, sempre in Adriatico, che fa male se punge ma gli effetti durano poco. Poi c'è la Rhizostoma pulmo, che sembra un uovo fritto, ed è bellissima e non ha tentacoli lunghi e quindi si può osservare se si ha una maschera. Chiariamo – avverte Boero – nel Mediterraneo non ci sono specie mortali, c'è stato un caso isolato tempo fa di una persona morta dopo essere stata colpita da una Caravella portoghese entrata dallo Stretto di Gibilterra e risalita fino alla Sicilia, ma questa persona aveva anche problemi di cuore. Se pensiamo che in Australia ci sono cubomeduse che possono uccidere in pochi minuti…».

Nel caso di presenza di qualche medusa cosa si deve fare? «Meglio non fare il bagno o usare un maglietta e i pantaloni, come usano gli americani – suggerisce l'esperto – Se si viene punti assolutamente non sfregare la zona che è stata interessata, non lavarla con acqua dolce ma con quella salata del mare. Poi prendere una tessera sanitaria o una carta di credito e passarla come un rasoio sulla parte per rimuovere i tentacoli con gli organelli urticanti che restano attivati anche dopo il contatto tra pelle e medusa. I tentacoli non vanno tolti dalla tessera o dalla carta di credito con le mani perché se poi ci si tocca gli occhi si può estendere la capacità urticante in altre zone. Attenzione, spesso le meduse si spiaggiano – prosegue – ma non vanno comunque toccate. C'è chi le prende e le butta sulla spiaggia per farle morire, ma sono animali e hanno diritto di esistere. Ricordo che erano nel mare da molto prima di noi e hanno il diritto di fare la loro vita».

Cosa sta accadendo agli animali marini con l'innalzamento delle temperature dei mari? «Arrivano le meduse tropicali che passano dal Canale di Suez, nel Mediterraneo orientale hanno provocato danni ai dissalatori perché arrivano in sciami molto grandi che, se risucchiati, possono danneggiare le macchine – risponde lo scienziato – A Cagliari è stata avvistata una Rhopilema nomadica, ma non mi risulta sia riuscita ad invadere il Mediterraneo occidentale». 


 

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