Il Tirreno

L'iniziativa

Artimino, turismo sì o no? Ora contro l’incubo overtourism è spuntata anche una micro ztl ma il borgo è diviso

di Lorenzo Lombardi

	Da sx la torre con il pannello del Museo Archeologico e l’ingresso della ztl controllato da un sistema di telecamere (fotoservizio Lorenzo Lombardi)
Da sx la torre con il pannello del Museo Archeologico e l’ingresso della ztl controllato da un sistema di telecamere (fotoservizio Lorenzo Lombardi)

Durante la tappa del tour del Tirreno in Vespa il paese, che si trova in provincia di Prato, era quasi vuoto, complice il tempo instabile e una stagione turistica non ancora partita. I residenti storici: «D’estate arriva troppa gente, non si vive più»

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ARTIMINO. Turisti si o turisti no? Un borgo troppo affollato o troppo chiuso? Il dibattito in paese è frizzante. Quando ci siamo stati noi, il borgo era quasi vuoto, complice il tempo instabile e il fatto che la stagione turistica “vera” inizia fra qualche settimana. Sicuro non abbiamo trovato una movida incontrollabile. «D’inverno c’è poco movimento, tutto gira intorno agli eventi in Villa, ma a breve il borgo si popola di turisti, tantissimi stranieri, e inizia la stagione» ci dicono gli esercenti del borgo; loro naturalmente guardano positivamente la presenza turistica. Per diversi residenti storici (molti sono anziani) la narrazione è opposta: «Fra un po’ arrivano gli stranieri», ci dice una signora. «Troppi, non si vive più!», ribadisce (col dito alzato) la sua amica. I residenti storici hanno voluto una (micro) ztl che si attiva il pomeriggio; ci fa un po’ sorridere quella telecamera di sorveglianza super moderna in quel borgo così antico. Comunque poco male, si tratta di fare al massimo un minuto in più a piedi.

Storicamente la Toscana e le sue colline sono oggetto del desiderio di persone da tutto il mondo: si legge delle colline intorno a Firenze nel libro “A room with a view” di Forster, famosissimo il “gran tour” italiano di Goethe che passò anche dai colli toscani, e ancora oggi arrivano da tutto il mondo in tanti per la bellezza e la storia di quei territori, per il buon cibo e per il vino e l’olio pregiato di quelle colline. Poco fuori dal borgo poi vi è anche il noto ristorante Delfina, in tanti ci dicono che «per trovare un tavolo si deve prenotare con giorni di anticipo».

Quelle terre attraggono non solo buongustai, ma anche sportivi: proprio quando stiamo lasciando Artimino incrociamo un gruppo di camminatori che sorridenti ci salutano con accento straniero; cogliamo la palla al balzo e ci mettiamo a chiacchierare. La “capa spedizione” è Ruth, svizzera di Berna che vive ormai da anni in Toscana. «Sono venuta anni fa per turismo, conobbi mio marito (di Empoli) e sono rimasta, del resto qui siamo fra le zone più belle del mondo, che si può volere di più?». L’accento svizzero-tedesco è ancora riconoscibile, ma la sua “c” aspirata la rende Toscana di diritto. Ci racconta che organizza trekking per stranieri camminando per i percorsi naturali che uniscono le varie ville medicee. «Oggi stiamo venendo da Vinci», e chiaramente la tappa di arrivo è la Villa dei Cento Camini. Chiediamo se vogliano fare una foto per il nostro reportage e accettano con entusiasmo. «Aspettate un attimo» gli diciamo e loro ci aspettano educatamente in posa (ma perplessi). Prendiamo il cartellone “80 voglia di Toscana” con l’immagine della Vespa e il logo del Tirreno, così “completiamo” la foto mentre alle loro spalle si stagliano gli ulivi e la Villa Medicea.


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