Scandalo arbitri, ora spariscono anche gli audio del Var: il caso Inter-Roma e la frase incriminata – «Fatti i fatti tuoi»
L’inchiesta milanese si allarga: testimonianze, verbali e verifiche tecniche delineano un quadro di pressioni, interventi irregolari e registrazioni mancanti nelle decisioni arbitrali della scorsa stagione
Da settimane il mondo arbitrale italiano è attraversato da un terremoto che non accenna a placarsi. Al centro della vicenda c’è l’ex designatore di Serie A e B, Gianluca Rocchi, autosospesosi dopo l’apertura di un’indagine della Procura di Milano per presunta frode sportiva. Un fascicolo che, giorno dopo giorno, si arricchisce di testimonianze, verbali e ricostruzioni che delineano un quadro sempre più complesso.
Un sistema di potere contestato
Secondo quanto emerge dalle audizioni raccolte dagli inquirenti, Rocchi avrebbe costruito un modello di gestione fortemente accentrato, capace di influenzare scelte, carriere e designazioni. Diversi arbitri – in attività e non – avrebbero descritto un clima in cui alcuni comportamenti venivano premiati e altri penalizzati, con figure considerate “non allineate” progressivamente marginalizzate. Un testimone, citato da Repubblica, parla apertamente di “designazioni a piacimento” e di rapporti frequenti con dirigenti di club di Serie A, contatti che il regolamento non consente. L’obiettivo, secondo questa fonte, sarebbe stato quello di consolidare un ruolo di forza all’interno del sistema arbitrale.
Il caso Inter–Roma e l’audio scomparso
Tra gli episodi finiti sotto osservazione c’è la gara del 27 aprile tra Inter e Roma, già menzionata nella lettera di Domenico Rocca che ha dato impulso all’inchiesta. In quell’occasione, un contatto in area tra N’Dicka e Bisseck aveva generato dubbi. L’assistente VAR Piccinini avrebbe segnalato un possibile fallo, ricevendo però – secondo la ricostruzione del testimone – una risposta brusca dal VAR Di Bello: “Fatti i fatti tuoi”. Il dettaglio più inquietante è un altro: l’audio di quel dialogo non risulta più disponibile. Una circostanza che gli investigatori stanno cercando di chiarire, anche perché episodi simili sarebbero stati segnalati in altre partite.
Le pressioni nella sala VAR: dal caso Udinese–Parma alle testimonianze degli ex
Il contesto in cui si inserisce la vicenda è quello delle presunte interferenze nella sala VAR di Lissone. L’episodio più noto è quello di Udinese–Parma: secondo l’esposto di Rocca, Rocchi sarebbe intervenuto fisicamente bussando sul vetro della postazione per sollecitare una revisione al monitor da parte dell’arbitro Maresca. Un comportamento vietato dal protocollo.
A confermare il clima di tensione è anche l’ex assistente Pasquale De Meo, che a Fanpage ha descritto una situazione di forte incertezza operativa:
- decisioni simili valutate in modo diverso da una settimana all’altra,
- indicazioni percepite come contraddittorie,
- arbitri che entravano nella sala VAR senza la serenità necessaria per operare.
Secondo De Meo, la mancanza di uniformità e la percezione di trattamenti non equi avrebbero generato un senso diffuso di insicurezza.
Un’inchiesta che ridisegna gli equilibri arbitrali
Il lavoro della Procura di Milano prosegue con un numero crescente di audizioni e accertamenti tecnici. L’obiettivo è ricostruire non solo i singoli episodi, ma l’eventuale esistenza di un metodo sistematico di gestione delle decisioni arbitrali. Nel frattempo, il mondo del calcio osserva con crescente inquietudine: l’inchiesta non riguarda soltanto errori o valutazioni controverse, ma il funzionamento stesso dell’istituzione che dovrebbe garantire imparzialità e trasparenza.
