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Livorno, l’avvocato nella morsa degli attentati: villa e auto a fuoco, il precedente del 2023 – Chi è Stefano Scalise: «Ora ho paura»

di Redazione web

	I danni del raid e l'avvocato Scalise 
I danni del raid e l'avvocato Scalise 

Le indagini della Mobile ricostruiscono due episodi ravvicinati che hanno colpito il professionista livornese, tra roghi notturni, telecamere danneggiate e un clima di crescente tensione attorno alla sua abitazione

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LIVORNO. Un attentato incendiario su commissione legato alla sua professione. È questo il sospetto che nutre l’avvocato Stefano Scalise, 53 anni ed esperto di diritto civile, dopo il devastante incendio appiccato sotto la villa di via Pacinotti, alla Rotonda di Ardenza, che ha bruciato la sua Bmw X1, la Smart della moglie parcheggiata accanto e parte della facciata della palazzina, facendo scoppiare la vetrata della finestra del salone e rendendo l’aria interna, mentre lui e la famiglia dormivano, completamente irrespirabile.

Il possibile complice e l’azione su commissione

«Questa persona – rimarca il legale labronico, che ha lo studio in via Grande – non era certo da sola, avrà senz’altro avuto un complice sul lungomare, magari proprio alla Rotonda di Ardenza, che l’aspettava per recuperarla e portarla al sicuro. Non penso che abbiano agito per conto proprio, c’è qualcuno che li ha mandati. Li hanno pagati e mi hanno devastato le macchine e danneggiato la casa», le parole ancora del professionista cinquantatreenne.

I sospetti legati all’attività professionale

Lui – già nell’intervista pubblicata dal Tirreno – aveva fatto capire di avere qualche sospetto, ma senza entrare ovviamente nei dettagli, viste le indagini in corso da parte della Squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli. «Io mi sono sempre comportato in modo corretto, non ho mai fatto del male a nessuno – prosegue l’avvocato – ma se devo interrogarmi sull’origine di questo gesto, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, penso che sia legato alla mia attività lavorativa. Non so, però, cosa io possa aver fatto di così grande per meritare un atto del genere. Si tratterebbe, quantomeno, di una reazione spropositata. Lo ripeto: non ho fatto torti a nessuno, al massimo nel corso della mia vita li ho subiti».

Il precedente del 2023 e l’appello ai cittadini

Inquietante è il precedente: nel novembre 2023 – dopo che Scalise si era da pochi mesi trasferito nella villa di via Pacinotti – l’avvocato fu bersaglio di un incendio analogo. Gli bruciarono un’auto. «Non ho più saputo niente, non ho idea di chi possa essere stato – racconta – ma alla luce di quanto accaduto domenica scorsa, potrebbero essere due episodi collegati. Spero che tutte le istituzioni si impegnino per fare luce sull’accaduto, solo gli inquirenti possono essere in grado di dare delle risposte, mi affido a loro. Confido anche nei cittadini: erano le 5 di mattina, questa persona è fuggita a piedi verso la Rotonda di Ardenza, non in un’area periferica. Qualcuno deve averla vista, non siamo in posti sperduti. Chi riconosce la felpa blu o il k-way, si faccia avanti: contatti Il Tirreno, me o la polizia».

La paura dopo l’attentato

Scalise è chiaramente preoccupato. Non ha dormito. «La notte successiva? Insonne – prosegue –. Come si può dormire dopo un attentato? Io e la mia famiglia non abbiamo chiuso occhio e sono preoccupato soprattutto per mia moglie e miei figli. Ciò che questo atto incendiario sta provocando ha conseguenze ed effetti inimmaginabili. Rispetto all’agguato del 2023 questo ha avuto ripercussioni assai più devastanti, danni maggiori. Ho chiaramente paura».

La casa danneggiata e le telecamere di sicurezza

Anche non avesse paura, in ogni caso, ora stare in quella casa è difficile. «Basti pensare al puzzo bruciato che c’è, è acre e fortissimo – conclude il legale livornese – ed è quasi impossibile riuscire a trascorrere del tempo qui. La fortuna è che ho installato le telecamere: le avevo posizionate sulla facciata dopo il rogo del novembre del 2023. Due impianti di videosorveglianza, fra l’altro, sono stati danneggiati, ma li ho subito riparati. Ora funzionano. A livello personale, lo ripeto, non ho fatto nulla per meritarmi una reazione del genere, che comunque sia appare spropositata. Parliamo di qualcosa di particolarmente grande, l’indice di qualcosa che in questa città non funziona. Spero che chi di dovere possa darmi una spiegazione».

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