Malore per Lorenzo Musetti: «Io come Sinner». E ora i tennisti si scoprono fragili
Il carrarino classe 2002 rientrava dopo un lungo stop: «Quest’anno mi sembra veramente un’Odissea, visto che è uscito anche il film...Sembra il mio 2026»
Come Icaro volano altissimo. Il figlio di Dedalo per beffare Minosse e fuggire dal labirinto con ali di cera, i campioni del tennis moderno da una parte all’altra del mondo (e del campo) per passare l’avversario, vincere e salire in classifica, notorietà, denaro. Ma la Storia è sempre la stessa: chi va troppo vicino al sole cade, succedeva nel mito greco come, oggi, nel circuito Atp. L’ultimo a crollare in campo, la testa all’indietro, gli occhi chiusi, la racchetta che da arma leggera, di precisione, si trasforma in una clava pesantissima, impossibile da muovere, è stato Lorenzo Musetti da Carrara.
Lorenzo Musetti
«È successo durante il secondo set del secondo turno dell’Us Open contro l’australiano Dane Sweeny, numero 123 del mondo, entrato in tabellone con una wild card. Muso aveva vinto con una certa facilità il primo set ma poi il suo fisico, programmato per essere perfetto, è andato in tilt facilitando la rimonta dell’avversario che ha vinto i successivi tre set eliminando l’italiano tornato in campo a New York dopo mesi di assenza per un infortunio.
Ha raccontato Musetti dopo il match: «Quest’anno mi sembra veramente un’Odissea, visto che è uscito anche il film. Sembra il mio 2026. Per gli ultimi tre set, è difficile oggi parlare di tennis – ha spiegato – È stata, secondo me, una situazione simile a quella di Jannik a Parigi. Guardando il livello di questa trasferta, sento veramente di non meritarmi tutto quello che mi sta succedendo, per gli sforzi che sto facendo per rientrare e per i sacrifici fatti negli ultimi due mesi, saltando anche due Slam. Qui non mi sono ritirato per onorare la partita e per cercare di vedere se riuscivo a ritrovare un po’di energie. Devo solo accettare le situazioni e andare avanti, nella speranza di riuscire a trovare una sorta di equilibrio».
I precedenti
Quello tra mente e fisico, tra capacità e limite, tra resistenza e resa. Un’equazione che quando non torna più dà un risultato che può far sballare tutto. È successo a Jannik Sinner al Roland Garros: vinceva contro Cerundolo, poi la crisi, il volto vitreo, le gambe svuotate, la mente che perde lucidità e la vittoria che vola altrove. Ma è capitato, proprio a New York, anche a un altro super campione – Novak Djokovic – il Dorian Gray del tennis, crollato in campo durante il match del primo turno fino a vomitare in campo: «Purtroppo – ha detto il serbo, ex numero uno al mondo – è qualcosa che mi porto dietro praticamente in ogni partita di quest’anno. Vomito, ho un problema serio da quel punto di vista e poi tutto il corpo inizia sostanzialmente a cedere, con crampi e dolori. Alla fine la schiena ha ceduto, così come la spalla, e non sono riuscito a chiudere la partita come volevo».
E se lo dice il Djo del gioco significa che c’è un problema ed è parecchio grosso. Come ha ammesso lo stesso Alcaraz, tornato all’Us Open dopo l’infortunio al polso: «Stanno aggiungendo sempre più tornei importanti e, in un certo senso, ci spingono a giocare. Certo, puoi dire di no, puoi saltarne uno o due e decidere il tuo calendario, ma ci sono i Masters 1000, gli Slam e finiamo per giocare per quaranta settimane se dobbiamo disputare tutti i tornei obbligatori richiesti dall’Atp. È impossibile. Stiamo vedendo – fa notare – tanti giocatori infortunarsi e molti altri arrivare stanchi. Se non verrà fatto qualcosa, in futuro ne vedremo ancora di più». Forse basterebbe cominciare a volare un po’più in basso.
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