Il Tirreno

Lucca

La sentenza

Lucca, protesi difettosa all’anca mai rimossa: Asl condannata a risarcire la paziente

di Pietro Barghigiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Nessuna chiamata per la donna che dopo quasi un anno si fece operare in una clinica privata

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Un ritardo nella rimozione della protesi totale a un’anca accompagnato dalla “dimenticanza” della paziente nelle liste d’attesa per un intervento a cui la donna, stremata dal dolore, alla fine si sottopose in una clinica privata.

I giudici confermano per la seconda volta la condanna dell’Asl a risarcire la paziente, ora 77enne, con oltre 25mila euro non solo per non averla seguita dopo l’impianto della protesi nel 2007, ma anche per averla ignorata da quando avevano ricevuto la segnalazione del problema all’anca riconoscendo la necessità di dover sostituire il corpo estraneo che aveva provocato una “metallosi”. In sostanza la protesi aveva rilasciato sostanze inquinanti nel corpo e nel sangue della paziente. La Corte d’appello, nel ribadire la correttezza della sentenza di primo grado, ha condannato l’Azienda sanitaria a pagare quasi 10mila euro di spese legali.

L’intervento e la paziente

L’intervento di impianto della protesti avvenne nel maggio 2007 all’ospedale di Castelnuovo. Operazione tecnicamente riuscita. Il problema era il prodotto che nel tempo rivelò i suoi difetti. Sul punto la ditta fornitrice è rimasta fuori dal procedimento perché mai citata in giudizio.

Le contestazioni riguardano il mancato consenso informato circa le possibili complicanze e gli effetti avversi inerenti il rilascio delle componenti metalliche di tale tipologia di protesi, già all’epoca conosciuti; il mancato adeguato monitoraggio della paziente nel periodo successivo all’intervento; il ritardo nella convocazione della donna, finalizzato all’esecuzione di un tempestivo intervento di revisione.

La paziente iniziò a stare male nel 2018. Nel giugno 2019 venne convocata all’ospedale di Castelnuovo dove, nell’ambito di un protocollo di monitoraggio della protesi all’anca impiantatale nel 2007, «veniva resa edotta della possibile reazione avversa causata dagli ioni liberati dall’attrito della protesi metallo/metallo e foriera di causare’metallosi’». In quell’occasione la paziente era stata sottoposta ad analisi del sangue che evidenziavano elevati valori di cromo (pari a 4, 85) e cobalto (11, 29) . A quel punto venne inserita nella lista di attesa per eseguire l’intervento chirurgico di revisione della protesi. Nel maggio 2020 non aveva ancora ricevuto alcuna comunicazione. Trascorso quasi un anno dall’accertamento Asl sulla necessità di cambiare la protesi, diventata un serio pericolo per la salute della paziente, nessuno si era fatto vivo. Aggravandosi i dolori, a luglio decise di farsi operare in una clinica.

I giudici della Corte d’Appello

Scrivono i giudici della Corte d’Appello di Firenze nel respingere le istanze dell’Asl nel punto in cui veniva addebitata alla paziente la colpa circa un asserito suo disinteresse nel seguire le indicazioni dell’Azienda sanitaria : «Non risulta che dal giugno 2019 al luglio 2020 sia mai stata contattata (la donna, ndr) da personale (Asl, ndr), né per visite di controllo, né tantomeno per l’effettuazione dell’intervento. È del tutto privo di fondamento risulta l’assunto dell’appellante (l’Asl, ndr) secondo il quale sarebbe stata la paziente ad abbandonare il percorso presso l’Azienda sanitaria. È piuttosto vero il contrario, ovvero che dopo i controlli effettuati nel giugno 2019, non seguiva nessun ulteriore verifica dello stato della paziente, che a luglio 2020, quando decideva di operarsi presso una struttura privata, era ancora in lista di attesa per l’esecuzione della revisione protesica presso l’Azienda sanitaria».

Una sorta di abbandono da parte della struttura nonostante la paziente risultasse tra le persone alle quali doveva essere revisionata la protesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Le immagini

Femminicidio di Lorena Isceri, la poliziotta in ginocchio davanti a Vella: “Non farlo”

di Redazione Firenze
Turismo: le nostre guide