Femminicidio di Lorena Isceri, la poliziotta in ginocchio davanti a Vella: “Non farlo”
Ilaria, 24 anni, lo implora sull’A1 mentre colleghi e vigili del fuoco arretrano. Poi il 36enne si lascia cadere dal viadotto
FIRENZE Ilaria si inginocchia sull’asfalto della A1 Panoramica. Ha ventiquattro anni, davanti a sé Federico Vella è già oltre il guardrail e alle sue spalle, sotto, ci sono i piloni del viadotto Lora, il corpo di Lorena Isceri che gli agenti scopriranno poco dopo ai piedi del ponte. Tre equipaggi della Polstrada di Pian del Voglio sono fermi sulla carreggiata. Poliziotti e vigili del fuoco arretrano, abbassano le voci, cercano di non spezzare quel filo. «Ho chiamato la tua mamma, stai tranquillo, ti sto chiedendo un favore, ti ho chiesto di venire solo da questa altra parte, almeno vieni qua». Lui ripete che nessuno deve avvicinarsi.
La trattativa dura quaranta minuti. Un video girato con il cellulare di un agente ne documenta almeno dieci. Vella parla, accusa Lorena, dice che lo ha tradito, trattato male, aggredito. Ilaria resta in ginocchio. Gli altri gli chiedono di fare un passo dentro. Durante quei minuti la centrale ricostruisce ciò che è accaduto e sul ponte arriva la notizia che la donna non è più nel bagagliaio. È già laggiù. Alla fine Federico si lascia cadere.
Per rimettere insieme questo femminicidio-suicidio bisogna tornare a Rifredi, al garage seminterrato di via Panciatichi 57. L’ipotesi più accreditata dalla procura è la premeditazione. Vella arriva con fascette da elettricista e nastro adesivo, copre con lo scotch le cellule fotoelettriche perché il portellone non si chiuda e aspetta Lorena. Quando lei rientra la aggredisce, la colpisce con un pugno in testa, la immobilizza, le lega i polsi e la carica nel bagagliaio della sua auto. Poi parte verso nord.
Nel portabagagli è finita anche la borsa della donna. Lorena riprende conoscenza, ha le mani legate davanti, riesce a trovare il cellulare e chiama il 112. La conversazione con la centrale dura circa venti minuti, a volte la linea si interrompe, il telefono gracchia, la macchina corre verso l’autostrada. Dice di essere stata rapita, prova a far capire dove si trova. Poco prima che la linea cada si sente la voce di lui: «Cosa stai facendo?». La sala operativa localizza il telefono e mette in moto la Polstrada.
Sul viadotto Lora, al bivio fra la Panoramica e la Direttissima, Vella apre il bagagliaio, afferra Lorena e la getta nel vuoto. L’autopsia, che il pm Antonio Natale disporrà lunedì a Careggi insieme a quella sull’uomo, dovrà stabilire se la 45enne fosse già morta prima dell’impatto ma tutto fa pensare che lex compagno l’abbia buttata giù mentre era ancora viva. Alle 14.45, dopo la caduta, Federico pubblica su Instagram la storia «ADDIO A TUTTI». Una sequenza riscostruita dalla Squadra mobile. Poi Vella scavalca la barriera e aspetta l’arrivo degli agenti.
Stamani la madre di Lorena ha raggiunto Firenze da Squinzano insieme al figlio, fratello della vittima, e alla sorella. È entrata nel palazzo di via Panciatichi dove tutto è cominciato. Aveva sentito Lorena alle 10.30: «Era tranquilla». Poi racconta agli investigatori la paura che aveva accompagnato la figlia nelle ultime settimane. Era tornata in Puglia anche per allontanarsi da Vella. Non lo aveva denunciato perché temeva di danneggiarlo e le conseguenze penali che avrebbe potuto subire.
Madre e fratello descrivono una relazione iniziata quasi due anni fa e diventata nell’ultimo anno sempre più conflittuale. Lui ossessivo, incapace di controllarsi; lei esasperata, decisa a chiudere quasi un mese prima. Un’amica, Samanta, dice di averla supplicata fino al giorno precedente di rivolgersi alle forze dell’ordine: temeva che Federico potesse aspettarla sotto casa. Un altro amico ha riferito alla Mobile che dopo la rottura aveva paura perfino di farsi vedere con Lorena, per non scatenare la reazione dell’ex.
I telefoni sono stati sequestrati insieme alla vettura. Gli esami dovranno ricostruire messaggi, chiamate e spostamenti, mentre l’autopsia su Vella dovrà chiarire se avesse assunto stupefacenti. Il fascicolo è aperto per omicidio volontario contro ignoti, passaggio necessario per compiere gli accertamenti medico-legali.
A Firenze il Consiglio comunale osserva un minuto di silenzio. L’arcivescovo Gherardo Gambelli richiama l’urgenza di scardinare la mentalità del possesso e della sopraffazione. A Squinzano il sindaco Mario Pede annuncia il lutto cittadino per i funerali e parla di una famiglia conosciuta, ora piegata dalla perdita. Il padre di Lorena è rimasto in paese; la madre e il fratello sono saliti verso la casa dove lei viveva.
Nella società di autonoleggio in cui lavorava Vella i colleghi dicono di essere devastati e parlano di una tragedia inspiegabile. In palestra, dove i due si erano conosciuti, ricordano frequentatori assidui che si allenavano ciascuno per conto proprio. Lui appariva misurato, riservato, selettivo. Lorena, manager nel farmaceutico veterinario, aveva invece affidato agli amici la sua paura. Sul video del ponte Ilaria è ancora in ginocchio. Poi dalla radio arriva una frase breve: «Si è buttato».
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