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Paolo Indiani e quella magica dozzina, a Grosseto l’ennesima impresa: i segreti di “Mister promozione” e quei fedelissimi

di Alessandro Lazzerini

	Mister Paolo Indiani, per lui 12 promozioni in carriera
Mister Paolo Indiani, per lui 12 promozioni in carriera

Il primo “salto” a San Gimignano nel 1983, poi una serie di successi in giro per tutta la Toscana

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Arriva, allena, vince. Paolo Indiani lo ha fatto di nuovo. Il “Mago di Certaldo” ha centrato la dodicesima promozione della sua carriera, infinitamente vincente, riportando il Grosseto in Serie C, categoria che al Grifone mancava dal 2022.

Per il tecnico biancorosso si tratta della quarta promozione consecutiva dalla D alla C: San Donato, Arezzo, Livorno e adesso in Maremma. Un poker che sa di storia, il settimo salto nei prof del suo percorso. Tutti i suoi successi sono arrivati in Toscana, regione campanilistica che Indiani riesce a unire forse come nessuno.

Dal mare alla collina, dal piccolo paese alle città più grandi: dove passa il Mago è trionfo. E a quasi 72 anni (li farà il 20 luglio) a chi gli chiede se smetterà risponde: «Solo anagraficamente, per il resto ne ho 52. Ogni volta vado al campo con voglia, soddisfazione e gusto. Non ci penso nemmeno a smettere».

Tutti i salti

Da San Gimignano a Grosseto, a 43 anni di distanza, il filo rosso è sempre lo stesso: la vittoria. Nel 1982-83 ecco il primo campionato vinto, con il San Gimignano, dalla Seconda alla Prima Categoria. “Avevo 29 anni, c’erano giocatori più vecchi di me”.

Il bis lo fa a casa sua, nella cittadina che lo accomuna a Luciano Spalletti, Certaldo. Con i viola passa dalla Promozione alla Serie D nell’89/90 (l’Eccellenza non esisteva ), poi di nuovo dall’Eccellenza alla D nel 1992/93.

Dal Certaldo alla Rondinella. E’ il 1998/99 quando Indiani conquista per la prima volta la Serie C, schierando in campo un giovanissimo Andrea Barzagli. Un paio di anni dopo si ripeterà con il Poggibonsi, prima della doppia impresa a Massa. Nel 2003 vince la Serie D e porta la Massese in C2, conquistando anche la Poule Scudetto nazionale. L’anno successivo il salto in C1.

Lo stesso successo lo raccoglie a Pontedera. E’ il 2012/2013 quando, al primo colpo, porta i granata dalla C2 alla C1. Infine, il poker degli ultimi cinque anni con quattro successi in fila (nel 23/24 non vince ma è ad Arezzo in C). San Donato, Arezzo, Livorno (con Scudetto Dilettanti) e, un paio di giorni fa, il trionfo al Grosseto. La dozzina è completa.

I segreti

Nato «da una famiglia poverissima, però è stata una bella infanzia», Indiani inizia prestissimo ad allenare. A 25 anni è già in panchina con le giovanili del Certaldo.

Uomo meticoloso, perfezionista fino al midollo, chi si aspetta di vederlo soddisfatto a pieno dopo una vittoria rimarrà deluso. Al centro di tutto c’è l’allenamento, il suo must. «Il segreto è come lavoriamo in settimana», ripetono in coro i suoi giocatori. Quando si scioglie, e abbandona la sua modalità da “generale” è segno buono: vuol dire che il traguardo è vicino. Quasi cinquant’anni dopo è ancora sul pezzo. Nel mezzo c’è una vita intera e generazioni che cambiano. Mille sfumature e giovani che con lui sbocciano. «L’aggiornamento è fondamentale – disse in una delle ultime interviste -. Devi stare al passo coi tempi sia per come cambia il calcio sia per come ti rapporti ai giocatori. Chi dice che il calcio è sempre lo stesso sbaglia».

Tanta Toscana nella sua carriera, “perché non volevo spostare la famiglia”, ma anche un’esperienza super a Crotone e l’occasione persa di Perugia: la chiamata di Alessandro Gaucci nel 2005 dopo lo spareggio con il Torino. La possibilità di fare la Serie B e il fallimento degli umbri a cancellare il grande salto del “Mago”. Sarebbe stata una carriera diversa, forse. Magari neanche così vincente. Dodici volte, in sette province toscane diverse. «A Livorno è stata la più bella – disse al Tirreno -. La passione della gente è unica. Capii subito che c’era qualcosa di speciale».

Ad Arezzo la più difficile, “partimmo male”, a San Donato Tavarnelle, 8.000 abitanti in due paesi, quella più inaspettata. “Non misi neanche il premio promozione”.

A Grosseto, l’ultima. Forse la più dominante. «La piazza veniva da due anni difficili – commenta al Tirreno -. Vincere con quattro giornate di anticipo è sempre un risultato straordinario. E’ merito di un gruppo di ragazzi eccezionale. Dalla sesta partita ci siamo messi davanti e abbiamo aumentato il vantaggio».

I fedelissimi

Duccio Brenna e Daniele Cardelli, difensore centrale e portiere, gli uomini più fidati del tecnico toscano. Insieme hanno vinto con San Donato, Livorno e Grosseto, il fiorentino Brenna spesso con la fascia da capitano al braccio. Ma al Grifone si è portato con sé tanti altri fedelissimi: D’Ancona, Regoli, Bacciardi, Bellini, Malva e Marzierli, tutti alla seconda promozione insieme al Mago. Negli anni ci sono stati altri giocatori come Risaliti e Russo che Indiani ha sempre voluto nelle sue squadre. «Perché sono bravi e sanno cosa voglio».

Impossibile, dopo l’ennesimo trionfo, non dare uno sguardo al futuro. A Grosseto ha contratto, ma chi lo conosce sa che non rappresenta niente. Se non c’è unità di intenti Indiani non va avanti. Come successo a Livorno lo scorso anno. In Maremma, ovviamente, sperano di continuare con lui. Nel frattempo, tante piazze di Serie D, da Prato a Siena, a cui potrebbero aggiungersi la Lucchese e il Pontedera se dovesse retrocedere, pensano a lui per provare a vincere.

Quest’estate, sulla spiaggia di Donoratico, insieme alla moglie Manuela e ai suoi quattro figli, “Paolino” deciderà. Un po’ di meritato riposo sulla costa livornese, prima della prossima avventura. Per fare tredici. 

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