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Boom di accessi al pronto soccorso di Prato: è stata colpa del super “ponte”

di Paolo Nencioni
Boom di accessi al pronto soccorso di Prato: è stata colpa del super “ponte”

In assenza dei medici di famiglia, in tanti hanno aspettato ore in ospedale per una visita

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PRATO. Prefestivo, festivo, prefestivo e festivo: il calendario ha giocato un brutto scherzo a chi ha avuto bisogno di cure mediche da sabato a ieri. Un “ponte” di ben quattro giorni al rientro dalle vacanze ha costretto a un super lavoro i medici del pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, e a lunghe, in certi casi lunghissime attese molti di coloro che si sono presentati in ospedale per acciacchi più o meno gravi.

Il problema è che i medici di famiglia hanno staccato venerdì sera e saranno di nuovo disponibili stamattina perché il sabato e la domenica non lavorano, ma nemmeno questo lunedì che era un prefestivo e tanto meno ieri in occasione dell’8 settembre, che è un giorno di festa a Prato.

Il risultato è che al pronto soccorso del Santo Stefano lunedì si sono contati ben 316 accessi, in pratica uno ogni 4 minuti, ma togliendo le ore notturne forse anche uno ogni due o tre minuti, con medici, infermieri e radiologi che hanno dovuto fare i salti mortali per arginare l’ondata di pazienti. Numeri che si registrano solo d’inverno durante il picco dell’influenza. Nella stessa giornata al San Jacopo di Pistoia ci sono stati 233 accessi e non è escluso che tra loro ci fosse qualche pratese o montemurlese stanco di aspettare a Prato.

Ieri mattina la situazione non è migliorata. Alle 8,50 al pronto soccorso del Santo Stefano c’erano 80 pazienti tra visita e attesa, più del doppio di Pistoia (36), e nel pomeriggio alle 14 a Prato ce n’erano 100 rispetto ai 56 di Pistoia. E tra quei 100 c’erano anche quattro codici rossi, l’emergenza più grave.

Ma il ricorso al pronto soccorso, lo si dice da tempo, in certi casi è improprio. In teoria da sabato a ieri sarebbe stata in funzione la guardia medica. Non solo. Facendo il numero 116117 il call center dovrebbe fare da filtro, indirizzando i casi che non richiedono le cure urgenti alla stessa guardia medica, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato, oppure la massa di richieste era tale che la guardia medica da sola non è riuscita a fare da “cassa di espansione” per arginare la piena.

Sempre in teoria ci sarebbero i Pir, cioè i Punti di intervento rapido, ambulatori territoriali di continuità assistenziale pensati per gestire le urgenze minori. Ce ne sono quattro (due a Prato, uno nei comuni medicei e uno in Valbisenzio) ma in realtà non sono mai decollati, molti non sanno nemmeno che esistono, e anche questi sono attivi dal lunedì al venerdì.

Insomma, una “tempesta perfetta” di cui ha fatto le spese chi ha avuto bisogno del pronto soccorso, costretto a passare ore e ore nella sala d’aspetto e poi altro tempo in attesa dei risultati degli esami. Non tutti, come detto, avevano bisogno di un intervento urgente, ma qualcuno certamente sì e quanto accaduto durante il “ponte” dell’8 settembre potrebbe suggerire all’Asl Toscana Centro di pensare a un correttivo per evitare il ripetersi di questa situazione. Anche perché il calendario era noto da tempo e quella sequenza micidiale di prefestivo, festivo, prefestivo e festivo non poteva essere una sorpresa.  

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