Prato, il caso dei dormitori al primo piano dei capannoni: «Un’idea sbagliata di città»
Nei Macrolotti industriali sono previsti 117 ettari di uffici sopraelevati che fatalmente si trasformano in alloggi per gli operai. Intorno il niente
PRATO. Un tempo, e anche ora a dire il vero, c’erano i dormitori abusivi dentro le confezioni cinesi. Poi a un certo punto spuntarono le tende e infine molti operai sono stati sistemati in case fatiscenti nelle vicinanze delle fabbriche per evitare il sequestro delle attività.
Ma i dormitori, abusivi e non abusivi, da tempo sono anche sopra alle fabbriche, al primo piano dei capannoni industriali cresciuti come funghi al Macrolotto 2 e in certi casi anche al Macrolotto 1. Non da oggi, in realtà, ma è in questi giorni che se ne parla su sollecitazione di Fratelli d’Italia e del sindacato Sudd Cobas.
Se ne parla perché martedì 1° settembre c’è stato un incendio che ha distrutto tre aziende cinesi in un capannone di via San Leonardo da Porto Maurizio, e in una di queste tre, il maglificio Mao Xin, sono stati trovati dormitori abusivi (in tre stanze al primo piano e in una stanza al piano terra).
Gli alloggi ricavati sopra le attività produttive sono oggettivamente un problema, perché le fabbriche ogni tanto bruciano (quattro solo negli ultimi mesi, tutte a gestione cinese, tra il Macrolotto e l’Osmannoro) e se qualcuno dorme al primo piano e ha una sola via di fuga può anche scapparci il morto.
Ma secondo il Sudd Cobas sono un problema soprattutto per l’idea di città che ci sta dietro, cioè un pezzo di Prato dove ci sono capannoni industriali, alloggi per gli operai e niente intorno. Né un bar, né una farmacia, un circolo, uno studio medico, una libreria, insomma tutto ciò che fa di una città una città. Qui, per dire, non ci sono nemmeno le piste ciclabili, in una zona dove la maggior parte degli operai si sposta in bicicletta. Ma tra non molto, giurano i politici, non lontano passerà la tramvia che porta a Campi Bisenzio oppure in centro a Prato.
«L’incendio di martedì – dice Luca Toscano del Sudd Cobas – ha ricordato alla città che molti operai vivono sopra le fabbriche. Una scelta scellerata, un’idea di città da abbandonare. Se non si cambia ci troveremo a raccontare cose peggiori. Dobbiamo farlo prima che succeda. Non c'è futuro se continuiamo a considerare gli operai come macchine».
Toscano parla di scelta perché gli uffici e gli alloggi sopra le fabbriche sono previsti nel Piano strutturale vigente e se ne parla almeno dal 2018. Gli imprenditori che volevano acquistare i capannoni sono stati obbligati a comprare anche il primo piano, formalmente adibito a uffici. Ma siccome per mille metri quadri di produttivo al piano terra ne bastano forse 50 di uffici al primo piano, è quasi scontato che questi “uffici” prima o poi diventino alloggi. Alcuni hanno proprio questa destinazione d’uso, altri no, ma è inevitabile che poi molti diventino dormitori.
«Il Piano strutturale approvato nel 2024 prevede ampliamenti in sopraelevazione per 117 ettari sopra i capannoni produttivi della città – ricorda il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Cosimo Zecchi – Centodiciassette ettari di primi piani. Che nel tessile la produzione stia al piano terra lo sanno tutti. Lo sanno gli imprenditori, lo sanno le agenzie immobiliari che nelle trattative prezzano il piano terra e il primo piano in modo completamente diverso, lo sa chiunque sia entrato una volta in una tessitura. Un telaio, un carrello elevatore, un magazzino di filati stanno a terra. La domanda quindi è elementare: a cosa servono centodiciassette ettari di superficie in quota, in una città dove il primo piano di un capannone, quando è vuoto, non resta vuoto a lungo? Uffici? Ma quanto mai saranno gli uffici rispetto al produttivo? Il Macrolotto 3 sui tetti è stato presentato come la grande innovazione ambientale. Ma un piano urbanistico non è un rendering, è un sistema di incentivi. E questo è un piano che mette sul mercato una quantità enorme di metri quadri sopraelevati la cui destinazione produttiva reale è debole, in un territorio dove qual è l’uso alternativo lo sappiamo dal Teresa Moda, quasi tredici anni fa, e ce lo ha ricordato la Procura tre giorni fa. Non sto ipotizzando nulla e non sto processando nessuno: sto leggendo un “incentivo”. Valutare gli incentivi che un piano produce è precisamente quello che si deve fare prima di approvarlo, non dopo il primo incendio».
Insomma, Fratelli d’Italia e Sudd Cobas, per una volta d’accordo, ci dicono che la previsione contenuta nel Piano strutturale sul secondo piano dei capannoni industriale ha significato sostanzialmente spostare i dormitori, abusivi o non abusivi, dal piano terra al primo piano. Ma se in caso d’incendio è difficile scappare dal piano terra, ancora più difficile è scappare dal primo piano.
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