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Prato, chiude il colosso della logistica cinese: cento posti di lavoro a rischio

di Paolo Nencioni

	Il presidio dei lavoratori davanti alla Acca di Seano
Il presidio dei lavoratori davanti alla Acca di Seano

La Acca di Seano è una delle aziende coinvolte nella cosiddetta “guerra della logistica” dopo i pestaggi ai dipendenti. E’ in custodia giudiziaria in seguito a un’inchiesta della Procura europea che ipotizza una frode da 71 milioni di euro

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PRATO. La società di logistica Acca, che ha un magazzino a Seano nella zona artigianale Bocca di Stella e un altro in via Valdagno nel Macrolotto 2, ha annunciato la chiusura. Lo rende noto il sindacato Sudd Cobas che ha subito promosso uno sciopero e un picchetto davanti alla sede di Seano, in via Copernico, e dice che sono a rischio ben cento posti di lavoro distribuiti tra le due sedi, che dovrebbero chiudere entro il 30 giugno.

L’azienda chiude, ma secondo il sindacato non per mancanza di lavoro. «Il lavoro c’è, non abbiamo dubbi – si legge in una nota del Sudd Cobas – Il lavoro sta semplicemente venendo spostato e smistato in altri magazzini dove i lavoratori sono ancora sfruttati e senza diritti. Noi daremo battaglia fino alla fine per impedirlo».

La Acca di Seano non è un’azienda qualsiasi. E’ forse la più grossa logistica cinese della provincia, finita nel mirino della Procura europea in un’inchiesta che ipotizza una frode fiscale da 71 milioni di euro. Ancora prima era finita nel mirino della Procura di Prato dopo una serie di pestaggi ai lavoratori iscritti al sindacato, che venivano aggrediti mentre tornavano a casa nel tentativo di scoraggiarli dal chiedere il rispetto dei loro diritti. E poi è stata una delle tre aziende di logistica, insieme alla Elt Express di Campi Bisenzio e alla Xin Shun Da di via dei Confini, a subire i tre attentati incendiari nel febbraio dell’anno scorso i cui mandanti (probabilmente concorrenti) non sono stati ancora individuati. E’ stato l’apice della guerra della logistica cinese, un seguito di quella che è stata chiamata “guerra delle grucce”.
«Due anni fa qui c'era la schiavitù – sostiene il Sudd Cobas – Poi l'ingresso del sindacato, gli scioperi contro i caporali, gli accordi per contratti regolari e turni umani. Una battaglia  durata mesi. E nel mezzo sei aggressioni a colpi di spranghe ai lavoratori sindacalizzati, aspettati sotto le loro case dopo aver staccato il turno notturno. Ogni centimetro di dignità e di diritti qui è stato letteralmente conquistato con il sangue. E con la lotta li difenderemo. Perché la chiusura annunciata dall'azienda è il tentativo di annullare due anni di accordi aziendali e progressi e riportare indietro la lancetta dei diritti».

«"Sfrutta, evadi, scappa". È questo lo schema perverso che imperversa da troppo tempo sul territorio e che va bloccato – aggiunge il Sudd Cobas – L'azienda è attualmente sotto custodia giudiziaria nell'ambito di un indagine della Procura Europea per una frode fiscale da 71 milioni di euro.
Al Tribunale di Prato, invece, è già iniziato il processo che vede i dirigenti dell'azienda rispondere del reato di sfruttamento e caporalato (art. 603bis). Sotto processo anche il caporale per i sei agguati ai lavoratori ribelli. 
Oltre ad essere sfruttati, i lavoratori per anni sono stati anche esposti a diventare bersaglio delle faide mafiose per il controllo del mercato. Ultimo episodio l'attentato del marzo 2025 quando dentro una delle scatole di merce che caricano e scaricano i lavoratori si nascondeva una bomba incendiaria».
«La nostra sarà una lotta senza quartiere – promette il Sudd Cobas – L'intero settore del trasporto merci e logistica del pronto moda deve essere liberato da sfruttamento, caporalato e mafia. La strada fatta in questi anni grazie agli scioperi continua. Non si torna indietro, mai più schiavi né ad Acca né altrove».

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