Condannato all’ergastolo Frumuzache, il killer delle prostitute
Nessuno sconto all’imputato che si è presentato in aula indossando una maglietta con la scritta “Sei il nostro super papà” che gli è stata regalata dai figli
FIRENZE. Si è presentato in aula con una maglia con la scritta “Sei il nostro super papà”, che gli è stata regalata dai figli, ma questo non gli ha evitato il massimo della pena. E’ stato condannato all’ergastolo Vasile Frumuzache, reo confesso degli omicidi di Ana Maria Andrei e Maria Denisa Paun, le due escort romene uccise alla fine di luglio del 2024 a Montecatini e nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025 a Prato, all’interno del residence Ferrucci.
La sentenza
La sentenza è stata pronunciata oggi, 18 giugno, dalla Corte d’assise riunita nell’aula bunker di Santa Verdiana a Firenze al termine di un processo che in pratica non ha aggiunto nulla di decisivo alla ricostruzione fatta già nel giugno dell’anno scorso dal procuratore Luca Tescaroli, ora pubblico ministero nel procedimento, subito dopo l’arresto di Frumuzache, una ex guardia giurata di 34 anni originaria della Romania e residente a Monsummano, difeso da Diego Capano.
La vicenda
Il killer fu fermato dopo il ritrovamento dell’auto della prima vittima che aveva nascosto nel garage dopo averla riverniciata. Messo di fronte alle sue responsabilità, ammise di aver ucciso le due connazionali. Deboli le sue “giustificazioni”: nel caso di Ana Maria Andrei, incontrata a Montecatini e il cui corpo fu poi ritrovato in località Le Panteraie, ha detto di aver reagito al rifiuto opposto dalla donna alla richiesta di un rapporto sessuale; nel caso di Maria Denisa Paun ha detto di aver perso la testa perché la escort (che ora non lo può smentire) aveva provato a ricattarlo chiedendo soldi in cambio del suo silenzio.
L’ultima udienza
All’ultima udienza la pubblica accusa aveva chiesto la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi e la Corte d'Assise aveva già respinto, lo scorso 2 aprile, la richiesta della difesa di disporre una perizia psichiatrica, ritenendo sufficiente la consulenza già effettuata durante le indagini preliminari, secondo cui l'imputato era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti e in grado di partecipare al processo.
Oggi i giudici hanno escluso l’aggravante della premeditazione, ma è rimasta in piedi quella dei futili motivi. Risultato scontato: ergastolo.
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