Il Tirreno

Prato

Il caso

Prato, la moglie teme che porti i soldi in Svizzera e gli fa sequestrare beni per oltre 5 milioni

di Pietro Barghigiani

	Una veduta di Marina di Pietrasanta
Una veduta di Marina di Pietrasanta

Il marito voleva intestare tutto al nipote, lei si rivolge al Tribunale e blocca soldi e villetta a Marina di Pietrasanta

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. L’apparente serenità di una famiglia facoltosa con un patrimonio milionario viene rotta dall’ennesimo ricovero del patriarca. Sposato, due figli, l’uomo in là con gli anni, nel 2025 viene dimesso dall’ospedale con una diagnosi seria non solo come quadro generale, ma anche di interesse cognitivo. Di fronte a un contesto certificato di salute instabile, il figlio maschio, che aveva la delega ad operare sui conti di famiglia, chiede al Tribunale di nominare un amministratore di sostegno per il padre.

Una richiesta che fa da detonatore a una guerra familiare che al momento è arrivata al punto di far sequestrare, su richiesta della moglie dell’anziano titolare di beni mobili e immobili, tutto il patrimonio. Tra titoli, obbligazioni, polizze vita e una villetta a Marina di Pietrasanta, il valore supera i 5 milioni di euro.

Il Tribunale (giudice Costanza Comunale) ha aggiunto al sequestro giudiziario anche la nomina di un custode, una professionista di Prato. Dovrà amministrare i beni e rendicontare ogni sei mesi al giudice. Va da sé che i quattro componenti la famiglia in lite non potranno disporre dei soldi, ma potranno usare la villetta a due passi dal mare.

Il sequestro è stato chiesto dalla moglie preoccupata per le decisioni del compagno di una vita, non più finalizzate al bene comune dei familiari. Sono sposati da oltre 50 anni e ogni bene oggetto di richiesta cautelare è confluito nella comunione legale, anche se intestato formalmente solo al coniuge. Di qui il timore che se il marito, come detto e scritto alla figlia, avesse voluto disfarsi di ogni proprietà, la consorte avrebbe perso la metà dei soldi. Ecco spiegato il ricorso al Tribunale per bloccare la fase operativa di quello che l’uomo aveva annunciato anche con note scritte. Non lo aveva fatto a parole in un momento di sfogo. La rabbia per essersi sentito estromesso con la richiesta di un amministratore di sostegno da parte del figlio, a cui aveva subito tolto subito le deleghe a operare sui conti, lo aveva indotto a pianificare una spoliazione totale del patrimonio ai danni della moglie e del figlio. A beneficiare dell’operazione sarebbe stato un nipote.

Scrive il giudice sulla concreta possibilità che i beni possano essere trasferiti: «In particolare, deve farsi riferimento alle mail intercorse tra il medesimo (anziano, ndr) e la figlia nelle quali l’odierno resistente fa presente la sua intenzione di “vuotare il cassetto” non lasciando nulla alla ricorrente (la moglie, ndr), portando i soldi in Svizzera a nome di (figlio della figlia, ndr) e vendendo gli immobili».

Uno scenario di aperto conflitto all’interno della famiglia i cui interessi milionari verrebbero messi in pericolo, nell’opposta prospettiva delle parti, senza l’intervento del Tribunale teso a neutralizzare ogni azione mirata a ridurre o azzerare il patrimonio. Che è così composto: strumenti finanziari di varia natura (titoli di stato, obbligazioni, certificati azionari, quote di fondi comuni di investimento, etc.) per 3.648.171 euro; polizza assicurativa per 620.297 euro; villetta a Marina di Pietrasanta del valore di un milione di euro. Tutto sequestrato e affidato a un custode giudiziario in attesa che nella faida familiare si trovi una soluzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il delitto

Livorno, uomo ucciso in un parcheggio al Castellaccio – Foto

di Stefano Taglione
Speciale Scuola 2030