Il Tirreno

Prato

Arte contemporanea

Prato, inaugurata al Pecci la mostra con le opere donate dal collezionista Palli

di Riccardo Tempestini
Prato, inaugurata al Pecci la mostra con le opere donate dal collezionista Palli

E’ la seconda grande donazione del mercante di arte, dopo quella del 2006

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PRATO. «Un pratese che fa». Così il neosindaco Matteo Biffoni ha salutato Carlo Palli, che in circa 20 anni ha donato alla sua città, attraverso il Centro Pecci, un migliaio di opere di arte moderna e contemporanea del valore di alcuni milioni di euro. Ieri mattina, 29 maggio, Biffoni è arrivato al museo dopo la proclamazione in salone comunale per la presentazione alla stampa della mostra “Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli”, allestita in tutta l'ala Gamberini. dal 31 maggio al 1° novembre. Un’ampia selezione della raccolta del noto collezionista pratese che il 29 maggio 2025 ha sottoscritto un importante lascito di opere e materiali d'archivio, come generoso contributo per arricchire e caratterizzare il patrimonio museale d'arte contemporanea della sua città. Carlo Palli aveva già effettuato una prima donazione di 200 opere di “Poesia Visiva e dintorni” al Centro Pecci nel 2006. Il nuovo lascito rappresenta una delle più estese donazioni ricevute da un museo d'arte contemporanea italiano. Questa nuova mostra è curata da Stefano Pezzato, responsabile di collezione e archivi del Centro Pecci, allestita su progetto di Ibrahim Kombarji, e propone un percorso selezionato fra 180 opere che tracciano le rotte predilette dal collezionista, indirizzate soprattutto verso l’arte di rottura, la rivoluzione poetico-visiva del Gruppo 70; corpi, icone e azioni delle Neoavanguardie; la pittura e i suoi aggiornamenti o le variazioni più recenti; l’atteggiamento interdisciplinare e ludico di Fluxus; gli oggetti reinterpretati dal Nouveau Réalisme e gli ambienti rivisitati dai Radicali.

Ecco un breve biografia di Carlo Palli, nato a Prato nel 1938, è mercante d’arte sin dagli anni Sessanta, nel 1979 gestisce la Galleria Metastasio fino al 1988 e dal 1989 collabora per un decennio con la Galleria Farsetti e in seguito con Finarte a Venezia fino al 2009. Negli ultimi 15 anni si è occupato a tempo pieno del proprio archivio con un migliaio fra “libri d’arte, libri oggetto e libri d’artista”.

Ma da oggi fino al 30 agosto, nell'ala Nio è allestita anche la mostra ”Carnale” di Verita Monselles, a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino, Monica Gallai e allestimento: Giuseppe Ricupero, con opere dell’Archivio Fotografico Toscano. L’artista e fotografa Verita Monselles (1929-2004), esplora i linguaggi legati al pensiero femminile e femminista attraverso la moda e i generi del ritratto e del nudo, ma al Museo Pecci c'è una lettura nuova del lavoro di Verita Monselles, capace di far interagire le diverse anime della sua produzione. Fin dalle prime opere, l’artista interviene con ironia sui simboli della tradizioni patriarcale e religiosa e ne decostruisce codici e significati. Questa ricerca si intreccia con l’attenzione per la messa in scena, le finzioni e le illusioni, dove manichini, animali impagliati, gabbie e oggetti devozionali sono utilizzati per rovesciare gli stereotipi e le dinamiche di potere tra i generi. “Carnale” riporta all’attenzione del pubblico e della critica una voce ancora attuale, che confronta le posizioni politiche radicali con i linguaggi della moda e della pubblicità, sempre più pervasivi nell’immaginario collettivo. Le opere di Monselles invitano il pubblico a interrogare il corpo, l'identità di genere e il desiderio, mantenendo uno sguardo a tratti sentimentale e sempre ironico . Per info Centropecci.it.

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