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Prato, la prima volta di Cristina: una cinese sciopera coi Cobas. È l'inizio di una svolta?

di Paolo Nencioni
Prato, la prima volta di Cristina: una cinese sciopera coi Cobas. È l'inizio di una svolta?

Riassunta dal pronto moda: «Ho pianto quando mi hanno buttato fuori, ora sono orgogliosa di me stessa»

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PRATO. Il 17 aprile 2026 è una data che sarà ricordata nella storia delle lotte sindacali al Macrolotto di Iolo. È la sera in cui, per la prima volta, una donna cinese, dipendente di un pronto moda, ha deciso di unirsi al sindacato Sudd Cobas e ha scioperato per reclamare il rispetto dei suoi diritti di lavoratrice. «Sei la prima ma non sarai l’ultima» le hanno gridato durante un breve video che è stato pubblicato sui social e dal quale traspare anche una certa commozione, perché potrebbe essere l’inizio di una svolta, la presa di coscienza, anche tra i lavoratori cinesi, che un altro modo di lavorare è possibile e che non si è condannati al modello 12x7, cioè 12 ore di lavoro per 7 giorni alla settimana, ma si può arrivare anche all’8x5, che poi è quello che ha ottenuto Cristina, insieme a un collega pachistano che lavora per lo steso pronto moda in via del Molinuzzo.

La svolta è arrivata nel primo giorno della quarta campagna di scioperi nelle piccole aziende cinesi, gli Strike Days promossi dal Sudd Cobas, che finora hanno prodotto 27 scioperi e 21 accordi di regolarizzazione, tra cui quello che interessa Cristina.

Negli ultimi anni il Sudd Cobas era riuscito a mobilitare molti lavoratori, ma in stragrande maggioranza uomini pachistani. Ora, anche se una rondine non fa primavera, potrebbe cambiare qualcosa.

«Per chiedere il vostro aiuto ho avuto bisogno di tanto coraggio – ha detto Cristina davanti ai sindacalisti e agli altri lavoratori che partecipano al picchetto – però alla fine ce l’abbiamo fatta. Io non pensavo che andasse così liscio, non capisco che cosa significa uno sciopero. Ero una donna disperata, ho perso il lavoro, ho pianto quando mi hanno buttato fuori. Vi ringrazio e sono molto orgogliosa di me stessa».

«Cristina fa bene ad essere orgogliosa – commenta il Sudd Cobas – Donna, cinese, lavoratrice di un pronto moda. Ha scioperato. Contro un licenziamento ingiusto e per i diritti che non le erano mai stati riconosciuti: un orario umano, un contratto giusto. Aafaq, un suo collega pakistano, si è unito allo sciopero. Quando era già notte, dopo ore di picchetto con le tende già pronte per passare la notte davanti ai cancelli, è stato firmato l'accordo. Otto ore, cinque giorni, contratti indeterminati. A dire la verità ci sentiamo tutti orgogliosi. Orgogliosi di essere parte di questa comunità capace di trasformare l'impossibile in realtà. La paura è tirannia, ma il coraggio è contagioso. E gli Strike Days sono fatti per questo. Per diffondere questo bellissimo contagio che va oltre le nazionalità, le religioni, i generi».

Quanto sta accadendo al Macrolotto di Iolo non è una sorpresa assoluta. All’inizio di marzo il procuratore Luca Tescaroli, nel corso di un convegno a Firenze, ha ricordato che sono già 190 i lavoratori che stanno collaborando con la Procura nelle indagini contro lo sfruttamento del lavoro. Tra loro è verosimile che ci siano anche cinesi. Ci sono certamente alcuni imprenditori cinesi che sono stati minacciati nell’ambito della cosiddetta guerra delle grucce, o della logistica. 

 

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