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Prato, i dubbi del candidato sindaco sulla cessione delle quote di Gida

di Paolo Nencioni

	Il depuratore di Baciacavallo fino al 2024 è stato gestito da Gida
Il depuratore di Baciacavallo fino al 2024 è stato gestito da Gida

Confindustria ha incassato 6 milioni di euro, secondo Jonathan Targetti sono troppi. E ora vuole presentare un esposto alla Corte dei conti

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PRATO. L’ok è arrivato, ma il prezzo non era giusto. Ne è convinto il candidato sindaco Jonathan Targetti a proposito di una delle più importanti operazioni che nel 2024 hanno coinvolto Confindustria Toscana Nord, Comune di Prato e Alia (poi diventata Plures Alia, la multiutility), cioè il conferimento ad Alia delle quote detenute da Comune e Ctn in Gida, la società che gestiva l’acquedotto industriale.

Targetti è andato a spulciarsi una grande mole di atti amministrativi e dice di aver scoperto un presunto valore gonfiato delle quote cedute da Ctn (e di conseguenza dal Comune), che si sarebbe tradotto in un “regalo” da parte di Alia agli industriali.

Il 27 marzo 2024 Ctn annunciò la cessione del 45,08% delle sue quote di Gida ad Alia (che già ne possedeva l’8%) per 6 milioni e 91mila euro. Quote che deteneva da 43 anni. Lo stesso fece il Comune di Prato il 22 aprile. In base all’accordo, Alia si è impegnata a fare investimenti per 30 milioni di euro su depurazione e fognatura di euro nei successivi 5 anni, nell’ambito dei 43 milioni complessivi previsti dall’Autorità Idrica Toscana per l’area pratese. Altri 18 milioni sarebbero stati investiti nello sviluppo ulteriore dell’acquedotto industriale.

Ma ancora prima che l’operazione fosse perfezionata, dice Targetti, tutti i soggetti interessati, cioè Comune, Ctn, Alia e Gida, sapevano che esiste una norma secondo la quale “se una società depura più acque civili che industriali (il caso di Gida, ndr), deve rientrare nel Servizio Idrico Integrato, sotto il controllo quindi del gestore pubblico che nell’area pratese è Publiacqua”. Alla fine è andata così, ma c’è un problema: al momento del passaggio delle quote da Ctn ad Alia, il valore di Gida è stato valutato 13,5 milioni e dunque Ctn ha incassato poco più di 6 milioni per il 45,08% delle quote. Però quando la multiutility Plures Alia ha dovuto cedere il pacchetto a Publiacqua, il valore è stato fissato da Arera (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) tra i 3 e i 4 milioni di euro, cioè molto meno. Un altro problema è che la perizia sul valore di Gida è stata commissionata dalla stessa società che sarebbe stata venduta (cioè Gida) e non da un soggetto terzo, sulla base di un business plan elaborato dallo stesso management di Gida.

L’ultimo problema, forse il più grosso, è che tracce di questa operazione si trovano nell’atto di accusa mosso dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze nell’inchiesta per corruzione che vede indagati l’ex sindaca Ilaria Bugetti e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, già amministratore del Gruppo Colle, poi presidente di Sistema moda in Ctn, che aveva importanti interessi nella depurazione industriale. In particolare i magistrati fiorentini sospettano che ci fosse un patto tra Bugetti e Matteini per favorire il passaggio delle quote del Comune e di Ctn in Gida alla multiutility Alia per abbattere i costi della depurazione industriale. All’epoca Ilaria Bugetti era consigliera regionale del Pd e solo candidata sindaca, dunque formalmente non ha avuto alcun ruolo nella decisione del Comune, tanto meno nella stima del valore di Gida e nella decisione di Alia.

Jonathan Targetti comunque vorrebbe che sulla questione fosse fatta chiarezza e per questo sta preparando un esposto alla Corte dei conti e per conoscenza alla Procura di Prato. 

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