Il Tirreno

Prato

La vertenza

Prato, protestano i lavoratori dei negozi di Euroingro: «Ci controllano con le telecamere»

di Paolo Nencioni

	Il sit in dei lavoratori in sciopero davanti al negozio di Euroingro
Il sit in dei lavoratori in sciopero davanti al negozio di Euroingro

Il sindacato Sudd Cobas protesta contro il licenziamento di un commesso e sospetta che sia il primo di una lunga serie dopo l’aggressione di novembre

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PRATO. Il licenziamento, contestato, di un lavoratore pachistano che era dipendente di uno dei negozi di Euroingro, uno dei maggiori centri di distribuzione all’ingrosso d’Europa, in via Gora del Pero, ha fatto scattare ieri mattina, 30 marzo, la protesta del sindacato Sudd Cobas. Un’altra decina di lavoratori iscritti al sindacato ha scioperato in segno di solidarietà e un corteo improvvisato è entrato all’interno del capannone piazzandosi davanti all’ingresso del negozio Accessori Moda, di cui era dipendente ili lavoratore licenziato.

Il Sudd Cobas contesta le modalità del licenziamento sostenendo che è frutto di una contestazione disciplinare che non ha rispettato le regole, ma in realtà sospetta che sia il primo di una lunga serie, allo scopo di espellere i “corpi estranei” dai negozi cinesi dell’Euroingro, cioè i lavoratori che a novembre organizzarono un picchetto in via Gora del Pero chiedendo il rispetto dei loro diritti, al quale seguì la violenta reazione di un gruppo di cinesi, alcuni dei quali arrivarono ad aggredire una poliziotta della Digos, scambiata per una manifestante.

Arturo Gambassi del Sudd Cobas racconta che da quel giorno intorno ai lavoratori pachistani iscritti al sindacato è stata fatta terra bruciata: «Non possono più portarsi l’acqua dentro i negozi, sono costretti a fare la pausa pranzo all’esterno, anche quando piove, e molti negozi hanno installato telecamere per controllarli. Abbiamo chiesto ai titolari delle attività se avessero i permessi per installare queste telecamere, ma nessuno ce li ha mostrati». Si prospetta un altro muro contro muro, insomma. «I lavoratori non sono arance da spremere e da buttare – dice Gambassi – Euroingro deve accettare che anche dentro i suoi negozi il lavoro 12 ore non è più normale, e che ai diritti ottenuti non si rinuncerà. La mobilitazione andrà avanti fino a quando anche dentro Euroingro non si lavorerà con dignità».  

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