A Prato ci sono 40 famiglie in un condominio “ostaggio” dei lavori iniziati e non finiti
L’impresa ha lasciato l’opera a metà, ma i condòmini hanno già anticipato il 10% dei costi (27.578 euro a testa)
PRATO. C’è un grande condominio alle Badie, in via Meucci, che da un paio di anni si sente in ostaggio di un’impresa costruttrice incaricata di fare lavori per 2,8 milioni di euro favoriti dalla facilitazione fiscale dell’Ecobonus e che adesso ha lasciato l’opera incompiuta, costringendo circa 40 famiglie a cercare un’altra impresa, mettendo mano al portafoglio. I condòmini hanno già anticipato il 10% dei costi (27.578 euro a testa) e hanno ceduto il credito. Ora però si trovano in un grande stabile (ai civici 22. 24 e 26) ingabbiato dai ponteggi e non sanno ancora quando saranno “liberati”.
E non è solo una questione di impalcature da togliere. I lavori hanno reso alcune parti del palazzo impraticabili, serve un ulteriore e gravoso intervento edilizio per far tornare quel posto vivibile.
Lo sfogo social
«Molti si chiederanno: come può accadere tutto questo? – ha scritto Doriano Riccobono, uno dei condòmini, su Facebook – Come possono esistere soggetti che operano con tale superficialità e inadeguatezza, approfittando di lacune legislative per mettere nei guai cittadini inermi? Cittadini che ancora credono in uno Stato che assista chi ha bisogno e punisca chi non rispetta le regole. Chi passa sotto il nostro condominio e osserva lo stato di degrado dello stabile si domanda se vi sia ancora qualcuno che ci abita. Non solo ci viviamo, ma siamo proprietari che hanno visto crollare il valore immobiliare dei propri beni, senza sapere quando (e se) ne torneremo pienamente in possesso. Qualcuno ci dice: “Poverini, che sfortuna, siete incappati in dei delinquenti! ” . Ma chi sono i veri responsabili?».
Secondo Riccobono la colpa è soprattutto dello Stato, che «prima offre un’opportunità a tutti e poi torna sui suoi passi». «Non perché l’Ecobonus fosse una cattiva idea – aggiunge – ma perché le risorse sono state gestite in modo tale da non poter aspettare il ritorno dell’investimento (certificato recentemente dalla Corte dei Conti al 64%). Lo Stato ha costretto i cittadini a una folle gara contro il tempo, senza considerare che, cedendo il credito, il committente perde ogni controllo reale sull’operato di chi riceve il mandato. I governi che si sono succeduti — Conte, Draghi e infine Meloni — si sono ben guardati dal creare un quadro normativo stabile a tutela del cittadino. Si sono così aperti spazi per comportamenti opportunistici da parte di amministratori, tecnici e aziende, mentre i cittadini continuavano ad affidarsi a regole fissate da uno Stato che si è rivelato sempre più assente. Il risultato oggi è questo: un general contractor scomparso che lascia dietro di sé detriti, lavori incompiuti, marmi divelti e impalcature che impediscono l’accesso ai garage».
Secondo i residenti di via Meucci il loro caso non è isolato. Ci sarebbero una ventina di immobili a Prato che hanno affidato i lavori alla stessa impresa e ora si trovano in situazioni simili alla loro: “Tutti sospesi in una “bolla”: nel 2026 dovranno completare i lavori essenziali cercando una nuova impresa, con esborsi ben più onerosi”. «Nella sostanza – conclude Riccobono – il sistema è congegnato affinché nel diritto privato condomini e aziende si sbranino a vicenda, mentre nel diritto pubblico lo Stato non rischia nulla: ciò che manca verrà ripagato dai “poveri” committenti».
