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Pontedera

L’intervista

Pontedera, calcio nel caos - Alessandro Caponi: «Scene da Terza categoria, non c’è rispetto per la storia del club»

di Stefano Scarpetti

	Alessandro Caponi
Alessandro Caponi

La storica bandiera granata interviene dopo la prima conferenza stampa pubblica della nuova proprietà brasiliana: «Non è questo il modo di fare calcio. Brutte le dichiarazioni del presidente Nikitiuk sul passato della società»

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PONTEDERA. Nei momenti più difficili ci si affida alle proprie bandiere e Alessandro Caponi per il Pontedera – che giovedì 9 luglio ha perfezionato l’iscrizione al campionato di Serie D – rappresenta questo. Chi ha qualche capello bianco in testa se lo ricorda come trascinatore nelle stagioni fra la fine degli anni Ottanta e Novanta con le storiche salvezze con gli spareggi di Terni e Modena. Oggi segue con apprensione, come tutti i tifosi granata, le vicende del club. Padre di Andrea, capitano granata fino al termine della scorsa stagione con oltre 300 presenze con la maglia del Pontedera, e di Manuel, che sempre con la maglia del Pontedera, nel 2011, rischiò di perdere la vita in seguito a un violento scontro di gioco nel match contro il Sansovino. Alessandro Caponi è uno che il granata ce l’ha nel sangue. 

Ha seguito la conferenza stampa di martedì scorso? Che ne pensa?

«Tengo a puntualizzare che parlo principalmente da tifoso granata e non da padre di Andrea. A mio avviso il presidente Gustavo Nikitiuk, quando ha dichiarato che in questa società non c’è stato mai un progetto, è stato poco rispettoso della storia del club e delle persone che ne hanno fatto parte. Sono molte le cose da raccontare solo degli ultimi 15 anni».

Prego...

«Non c’erano soldi neanche per pagare il ristorante e lo dovevamo fare di persona. Dal 2010 dobbiamo ringraziare l’ex sindaco e presidente Simone Millozzi, altre figure come Marco Casalini e Paolo Boschi, Filippo Tagliagambe, Barachini padre e figlio oltre all’attuale sindaco. Da lì è iniziato un progetto che ha prodotto due promozioni consecutive, un quarto di finale playoff a Lecce. C’era un grande direttore sportivo come Paolo Giovannini, ognuno su di lui avrà un suo giudizio ma resta uno dei migliori passati da Pontedera. Siamo riusciti a battere squadre del calibro di Ascoli, Arezzo, Siena, Spal, Benevento, Salernitana alternando playoff a salvezze tranquille. Vanno ricordati allenatori come Marco Masi, Paolo Indiani e Ivan Maraia. Menomale non c’era un progetto altrimenti saremmo arrivati in Serie A come il Chievo».

Poi cosa non ha funzionato?

«È stata l’ultima stagione ad andare male in realtà, anche perché in precedenza Moreno Zocchi insieme a Massimiliano Canzi avevano fatto molto bene. Credo sia stata determinante la morte di Rossano Signorini. Retrocedere ci sta, ma quella campagna acquisti di gennaio incomprensibile».

Non posso evitare di chiederle un giudizio sul come la società ha trattato suo figlio.

«Certo non sono contento, soprattutto delle parole usate dal presidente verso chi ha disputato oltre 300 partite in granata. Credo abbia dimostrato di poter ancora dare qualcosa. È tornato riducendosi lo stipendio e in Serie D avrebbe potuto dare anche di più. E deve essere lui a decidere quando smettere e non Nikitiuk quando dice che lo aspettano per fare l’allenatore delle giovanili».

Si era sia mai visto a Pontedera il casting con una ventina di giocatori visti al Mannucci martedì scorso?

«Queste cose non si vedono neanche in Seconda o Terza categoria con tutto il rispetto per le squadre coinvolte in quei campionati. Forse in Brasile hanno una visione diversa, ma non si è ancora capito in cosa consiste il progetto. Di certo non si può fare una Serie D con 190 mila euro».

È preoccupato?

«Per un campionato competitivo serve almeno 1 milione, per vincerlo 2.5 con rivali come Lucchese, Prato, Siena e Pistoiese. Il Poggibonsi con questo budget ha fatto 3 punti all’andata lo scorso anno. Poi è corso ai ripari ma ha perso lo spareggio. Con queste premesse si pensa che la gente venga allo stadio? È ovvio che i tifosi siano esasperati e stiano contestando dopo essere stati pazienti per tutta la stagione».

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