Il Tirreno

Pistoia

La protesta

Montale, in 500 in via Tobagi contro l'inceneritore: «L’impianto va chiuso»

di Tiziana Gori

	La marcia da piazza Matteotti all’impianto di via Tobagi (foto Innocenti)
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La marcia da piazza Matteotti all’impianto di via Tobagi (foto Innocenti)

Famiglie e bambini davanti ai cancelli con i comitati: «Non si baratta la salute». Al mattino, nella Sala soci Coop, il piano alternativo promosso da Zero Waste

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MONTALE. «L’inceneritore va chiuso, va buttato giù». È il coro scandito al megafono che ha accompagnato ieri pomeriggio (7 novembre) il corteo di circa cinquecento persone partito dalla chiesa di Montale e arrivato fin sotto le ciminiere dell’impianto di via Tobagi. Una marcia rumorosa e partecipata, aperta da tanti bambini a simboleggiare il diritto a un futuro libero da fumi e veleni, con passeggini e famiglie in prima fila dietro allo striscione arcobaleno di comitati, associazioni e gruppi d’acquisto solidale.

Davanti ai cancelli dell’impianto, presidiati a vista, i manifestanti hanno srotolato il messaggio centrale della mobilitazione promossa dal comitato NonCIStiamo: «Il futuro non si brucia, la salute neanche. No inceneritori». Tra la folla cartelli contro la combustione dei rifiuti, bandiere No Tav, vessilli di Sinistra Italiana e bandiere palestinesi, in un pomeriggio che ha unito rivendicazioni ambientali e richiesta di partecipazione democratica.

La giornata era iniziata al mattino a Pistoia, nella sala soci Coop di viale Adua, con il convegno «Che se ne fa dei rifiuti?». Un appuntamento tecnico e politico nel quale Rossano Ercolini, Fabrizio Bertini e Stefano Seghetti hanno illustrato la proposta di Piano d’ambito alternativa all’incenerimento elaborata da Zero Waste Italy, destinata a essere formalmente presentata alla Regione Toscana e all’Ato Toscana Centro. Un modello imperniato su riduzione della produzione, riciclo spinto e recupero di materia, in linea con le direttive europee sull’economia circolare.

Nel mirino dei comitati non c’è solo l’attività del vecchio impianto, ma soprattutto l’ipotesi di realizzare un nuovo termovalorizzatore. «Cinquanta anni di incenerimento hanno segnato questo territorio», denunciano i promotori, richiamando gli storici fermi giudiziari, i recenti sforamenti delle emissioni e la necessità, ritenuta prioritaria e improcrastinabile, di avviare una bonifica complessiva delle aree circostanti. I comitati contestano anche la logica delle indennità di disagio ambientale riconosciute agli enti locali: «La salute delle persone non è monetizzabile, non si possono barattare i rischi sanitari con i ristori economici».

Forte anche la critica all’Ato Toscana Centro, accusato di aver posto ai sindaci una scelta binaria ritenuta fuorviante tra la costruzione di un nuovo impianto a Montale e il trasferimento dei rifiuti fuori regione, tagliando fuori le soluzioni alternative di riduzione e riuso.

La protesta ha raccolto l’adesione di diverse realtà civiche e politiche. Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, che ha espresso pieno sostegno alla mobilitazione: «Il percorso per la chiusura dell’inceneritore e per la bonifica dell’area è una strada comune che non si ferma e che non può essere rimessa in discussione con un colpo di spugna».

La giornata di ieri ha segnato una tappa cruciale nella vertenza: la Piana non si limita a protestare, ma consegna alle istituzioni una proposta alternativa per chiudere definitivamente l’era dei fumi.
 

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