Diecimila bottiglie dalle sue "vigne eroiche" in Appennino, la sfida di Gregorio: «Sembrava impossibile, ora sogno il primo spumante»
Il produttore Gregorio Ceccarelli e la sua azienda vinicola “Terra dei lontani” a Pian degli Ontani, sulla Montagna Pistoiese. Il vino è venduto al dettaglio ad alberghi e ristoranti della zona con l’obiettivo di espandersi su larga scala
PIAN DEGLI ONTANI. Non è solo un obiettivo raggiunto. È aver capito e dimostrato che le potenzialità della Montagna Pistoiese non finiscono con l'attrattiva turistica, ma che questo ambiente, se coltivato, sa dare ottimi risultati. E che la caparbietà e la passione portano a delle vittorie.
Gregorio Ceccarelli, quasi dieci anni fa, scommise che le terre di Pian degli Ontani, il suo paese, avrebbero potuto dare dell'ottimo vino e con tanto amore ha dimostrato di aver avuto ragione: da pochi giorni ha raggiunto il suo obiettivo, mettendo il tappo alla bottiglia di vino che idealmente porta il numero 10mila. Dalle sue vigne nascono il rosso, il bianco e il rosé. Gregorio, che gestisce l'albergo-ristorante “Sichi” di famiglia con la sorella, inizialmente faceva assaggiare il suo vino solo agli amici e a pochi altri. Pian piano il prodotto ha raggiunto sempre più il suo equilibrio di bouquet e adesso ha iniziato a commercializzarlo al dettaglio.
Si chiamano “vigne eroiche” perché nascono ad altitudini che spesso sono improponibili: mille e oltre metri sul livello del mare. Una vera impresa riuscire a portare la vite a maturazione, vinificare e poi degustare. Ma la tenacia e la passione hanno avuto la meglio e adesso Ceccarelli ha la sua azienda vinicola che si chiama “Terre dei Lontani” e produce il suo vino chiamato “Quota 1100”, che nasce da tre diversi terreni dove ha le viti: il “Quercio”, la “Forca” e “Pian del Sole”.
«Al Quercio ci venivo da piccolo — spiega Gregorio Ceccarelli — poi il podere è stato abbandonato e nel 2014 mi venne la voglia di provare a dedicarlo al vigneto per la produzione di vino locale. Il posto è ottimo per la sua esposizione a sud e ha una pendenza tale che il sole matura l'uva in maniera ottimale. Il terreno — continua — è adatto più all'uva bianca e le varietà che produco sono Müller-Thurgau, Manzoni bianco, Riesling renano e Chasselas. Con l'uva nera, invece, il Pinot nero».
Poi prende in mano quella bottiglia e orgogliosamente ci spiega: «Ebbene sì, a distanza di meno di 10 anni dal primo grappolo di uva da vino eccole le mie 10mila bottiglie. Un traguardo apparentemente irraggiungibile. Mai sottovalutare le potenzialità di luoghi unici. Ed ecco, anche con sorpresa, dopo un'annata sensazionale, il 2025 che ci ha regalato il solito blend per il Bianco, un Pinot Nero "stiloso e raffinato" e un rosé a dir poco particolare con l'85% di pinot e il restante 15% tra Riesling e Müller, con una breve macerazione anche delle uve bianche che regalano un colore super particolare e un corpo sorprendente».
«Per poterlo commercializzare su larga scala – afferma – devo ancora capire meglio come poter fare. Lo commercializzo molto al dettaglio fornendo ristoranti, alberghi e altri esercizi della zona. È anche molto richiesto dalla clientela, soprattutto il bianco e, secondo me, oltre al piacere di berlo, un vino prodotto sulla montagna rappresenta un veicolo promozionale». Ceccarelli va fiero soprattutto di due aspetti. Il primo è che in tutti questi anni, nonostante tante difficoltà, non ha mai saltato una vendemmia. Il secondo è il riconoscimento Igt. «Infine sto coltivando un sogno. 1500 bottiglie appena coricate di metodo classico ottenuto da uve di Pinot Nero e Riesling Renano, che staranno a riposo per circa un anno e mezzo per assaggiare in futuro il mio spumante».
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