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Vespa compie 80 anni: terza tappa a Popiglio tra il ponte sospeso e le antiche frontiere della Toscana medievale – Video

di Lorenzo Lombardi

	A sx il ponte di Castruccio. A dx Lorenzo Lombardi con la Vespa e sotto il ponte sospeso (fotoservizio Lorenzo Lombardi)
A sx il ponte di Castruccio. A dx Lorenzo Lombardi con la Vespa e sotto il ponte sospeso (fotoservizio Lorenzo Lombardi)

Prosegue il nostro tour in Vespa alla scoperta di alcuni dei borghi più belli della Toscana. Dal ponte di Castruccio al ponte delle Ferriere che serviva agli operai per raggiungere la fabbrica evitando di percorrere chilometri a piedi o in bici

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SAN MARCELLO PITEGLIO. “Andando a caso, consideravo, girando per strade vuote, che l’equilibrio si vede da sé, si avverte immediatamente”. Chi ha letto questo parole canticchiando ha riconosciuto la canzone “Tra sesso e castità” del Maestro Franco Battiato, meno nota dei suoi grandi successi, ma ricca di spunti e riflessioni. Quelle parole sembrano racchiudere l’essenza della terza tappa del tour in Vespa, organizzato dal Tirreno in occasione degli 80 anni dello scooter made in Pontedera: siamo stati sulla montagna pistoiese, a Popiglio, frazione del comune di San Marcello Piteglio.

Due ponti e tanto equilibrio

L’equilibrio in quelle zone è questione importante. E non stiamo parlando dell’equilibrio per guidare la Vespa, ma di un concetto più profondo: Popiglio è luogo di equilibri in un borgo in equilibrio fra terra e cielo. I due ponti che hanno caratterizzato questa tappa raccontano di luoghi sospesi e di frontiere antiche. Per attraversare il ponte sospeso delle Ferriere il senso dell’equilibrio è fondamentale, mentre l’antico Ponte di Castruccio era la dogana che divideva il confine fra territori fiorentini e lucchesi e quindi luogo di equilibri geopolitici della Toscana medievale. Serve equilibrio per bilanciare i pro e i contro della scelta di vivere lontano dalla città: aria buona, natura potente e silenzio ritemprante su un lato della bilancia, lontananza dalle comodità cittadine e soprattutto dai luoghi di cura sull’altro piatto della bilancia. Il tema della lontananza dagli ospedali torna con triste regolarità in ogni tappa del tour tra le montagne.


Siamo stati due volte a Popiglio: sabato 2 maggio per seguire il presidio in difesa dell’ospedale della montagna; poi il giorno dopo, stavolta con una passeggera, con la fotografa Stefania Squitieri il cui aiuto è stato prezioso: i suoi scatti potrete vederli nella galleria fotografica che sarà online sulle pagine Facebook e Instagram del Tirreno.

Con Stefania siamo andati subito al ponte sospeso delle Ferriere, dove nuovamente torna il tema dell’equilibrio. Sospeso fra terra e cielo quel ponte fu geniale e audace invenzione dell’ingegner Vincenzo Douglas Scotti. Costruito tra il 1920 e il 1922, inaugurato nel 1923, fino al 2006 è stato il più lungo al mondo, mentre oggi rimane il secondo fra i ponti sospesi più lunghi del mondo: 227 metri di lunghezza per soli 80 centimetri di larghezza. Si cammina in fila per uno sospesi (ma ben al sicuro da 103 anni) a 36 metri di altezza sul fiume Lima. Oggi è un luogo dove ragazzi e ragazze vanno a farsi una foto da postare sui social o per una prova di coraggio, ma per decenni quel ponte è stato il collegamento “lavorativo” tra Popiglio e Mammiano, altro borgo del comune.

Lavoro e fatica

A Mammiano c’era il laminatoio della Smi, Società metallurgica italiana, e molti erano gli operai che venivano da Popiglio o comunque da quel versante della vallata: per aggirare via strada la vallata bisogna fare sei chilometri e, prima del ponte, gli operai li percorrevano a piedi o al massimo in bicicletta. D’inverno la neve era frequente e il freddo pungente. A fine giornata voleva dire tanta stanchezza in più che si sommava alla giornata di lavoro in fabbrica, dodici chilometri in più “di fame”, in un periodo della storia italiana in cui mangiare tre volte al giorno era quasi un lusso.

Quel ponte non rappresenta soltanto una grande opera di ingegneria o la possibilità di provare la fantastica sensazione di camminare sospesi fra terra e cielo, ma è soprattutto un pezzo di storia di Popiglio, che a sua volta racconta un pezzo di storia dell’Italia e di quella generazione che si è “spezzata la schiena” per permettere a noi di vivere meglio.

Tornati dentro al borgo, camminando per le viuzze ben tenute del paese, un’altra indicazione colpisce la nostra curiosità, il cartello con scritto “Ponte di Castruccio”: Castruccio Castracani, proprio lui, il lucchese che parecchie volte fece perdere il sonno ai fiorentini. Seguendo le indicazioni dal paese, una piacevole passeggiata nel bosco ci porta a quell’altra opera di ingegneria, stavolta medievale, perfettamente conservata. Nuovamente il ponte si estende sul fiume Lima: quella era una dogana dove si pagava il “fiorino” che la famosa scena di “Non ci resta che piangere” ha reso indimenticabile.

Troviamo da chiacchierare anche lì, da una parte e dall’altra del fiume, e poi torniamo su veloci prima che il buio renda più difficile il breve tragitto nel bosco. Arriviamo nel borgo sul far del tramonto, dove nuovamente il silenzio, i monti e il canto degli uccelli ci fanno sembrare di essere in equilibrio fra terra e cielo. Andiamo anche a “salutare” il teatro comunale incastonato nel borgo e poi, tornando verso la strada principale del paese, ci colpisce un graffito artigianale sulle scalette che risalgono verso la strada: sul muro di pietra in bianco campeggia la scritta “pace” in mezzo ad una colomba (disegnata un po’ alla meglio) ed il classico simbolo pacifista. In un mondo in guerra, camminando in un borgo sospeso fra terra e cielo ci piace pensare che sia un segnale di buon auspicio. 

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Vespa compie 80 anni, terza tappa del tour del Tirreno a Popiglio: in equilibrio sul ponte sospeso

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