Il Tirreno

Pistoia

Il caso

Pistoia, croci incise sui tronchi dei platani secolari: il sospetto della setta misteriosa

di Luigi Spinosi

	Le croci sui tronchi dei tre alberi a Pistoia
Le croci sui tronchi dei tre alberi a Pistoia

Da un paio di mesi hanno fatto la loro comparsa sui tronchi in piazza della Resistenza. Legambiente ha presentato un esposto in Procura: vista la loro profondità le incisioni potrebbero favorire agenti patogeni pericolosi per la salute degli alberi

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PISTOIA. Non è il classico cuore attraversato da una freccia, accompagnato magari dalla scritta “X ama Y”, e che ormai fa parte di un repertorio del romanticismo appartenente a un remoto passato. E non si tratta nemmeno del solito vandalo, autore di danneggiamenti senza alcuna motivazione. L’impressione è quella di trovarsi davanti a una qualche forma di esaltazione religiosa, che però si traduce in un danno potenzialmente grave per l’ambiente, quindi - se si è credenti- per lo stesso creato. Questo spiegherebbe il florilegio di croci che, da qualche mese a questa parte hanno cominciato a comparire sui tronchi dei platani in piazza della Resistenza. In totale - al momento - se ne contano sette, distribuite su tre piante. E che piante. Si tratta di alberi monumentali, che da circa 200 anni dominano dall’alto la Fortezza Santa Barbara, all’inizio di viale Arcadia costellato invece da lecci.

A segnalare il fenomeno è stata Legambiente Pistoia, che ha presentato un esposto in procura segnalando il caso alla polizia municipale e agli uffici comunali competentie ai carabinieri forestali. Come spiega Antonio Sessa, presidente dell’associazione ambientalista, il fenomeno risalirebbe ad alcuni mesi fa, ma è proseguito nel tempo: «Finora avevamo notato queste croci su due alberi, ma qualche giorno fa abbiamo visto che un terzo albero è stato intaccato». Entrando nel dettaglio la “vittima” prediletta del misterioso incisore è l’enorme platano nell’aiuola, a ridosso dei palazzi, compresa tra la rotonda dell’Arcadia, e le vie Ferrucci e Campo Marzio: il suo gigantesco tronco infatti presenta quattro croci, equamente distribuite lungo il tronco. L’altra pianta presa di mira già da tempo è una delle due presenti al centro della rotonda, la stessa che ospita il monumento dedicato ai bambini uccisi nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Nel dettaglio il platano più grande, quello che si affaccia su viale Arcadia, dove sono presenti altri due croci: una più definita, con tanto di ulteriore segno al centro, l’altra più piccola, come se si trattasse di un “inizio d’opera”. Una “croce greca” quest’ultima, ossia una croce con quattro braccia uguali (come quella della bandiera della Svizzera per intendersi), me che probabilmente nelle intenzioni del suo autore rappresenta solo un primo abbozzo, destinato a diventare poi una croce latina come le altre già disegnate.

A questi due alberi già presi di mira, come detto da Legambiente, se ne è aggiunto un terzo, ossia l’altro platano al centro dell’aiuola, quello un po’ più piccolo sul lato sud (verso la Fortezza): anche qui, infatti, è comparsa un’altra croce.

Resta un mistero il chi, e soprattutto il perché di queste incisioni, se fanatismo religioso o, dal lato diametralmente opposto, se quei segni siano riconducibili a una forma di satanismo. In ogni non si è trattato di un lavoro di pochi minuti, dal momento la corteccia è stata scavata a fondo e sono state colpite più piante. «Da notizie informali raccolte via social – spiegano da Legambiente con un dettaglio riportato anche nell’esposto presentato in procura – alcuni residenti riferiscono della presenza, in prossimità degli alberi, di una persona anziana».

Ma il chi e il perché, seppur domande cui sarebbe interessante dare una risposta, rappresentano quesiti secondari rispetto al punto interrogativo sulle conseguenze che può comportare quel gesto. Certo, le piante sono enormi, e c’è la speranza fondata che riescano ad affrontare e superare questi traumi. Però come detto si tratta di incisioni profonde, e ripetute, e il rischio che possano trasformarsi in una porta di ingresso per elementi patogeni che potrebbero provocare malattie (e il platano è una pianta particolarmente sensibile).

Però, segnala Legambiente, nonostante le segnalazioni «non risultano provvedimenti di alcun tipo per scongiurare la reiterazione del danno e tutelare queste piante di estremo pregio». Insomma, serve sorveglianza e magari anche un qualche intervento riparatore per compensare il danno prodotto, come l’uso di mastici cicatrizzanti specifici per evitare eventuali infezioni.

Il caso ha inoltre riacceso i riflettori su queste piante (e non solo), e potrebbe dare lo spunto – secondo Legambiente – a un ulteriore iniziativa, per trasformare una “brutta partenza” in un “bel finale”, ossia far diventare i platani di piazza della Resistenza alberi monumentali: «I platani pluricentenari oggetto di questi atti vandalici – riporta l’esposto – appartenenti al verde pubblico del demanio comunale, rappresentano un unicum nel contesto cittadino, presentando anche i requisiti per l’inserimento nell’Elenco degli alberi monumentali». E la stessa Legambiente ha sollecitato gli uffici comunali a dare avvio all’iter per ottenere questo riconoscimento. «E non solo per questi platani – aggiunge Antonio Sessa – ci sono tante piante che meriterebbero attenzione come, per fare un esempio, i cedri del Libano alle Ville Sbertoli lasciati a loro stessi».l


 

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