Pisa, offese alla studentessa palestinese sui social: denuncia dell’Università
Attacchi anche contro il corso di laurea magistrale in Scienze per la Pace dell’ateneo toscano
PISA. Commenti offensivi e discriminatori sui social contro Engy Abdelal, la studentessa palestinese di 28 anni arrivata da Gaza e accolta dall’Università di Pisa per proseguire gli studi in Scienze per la Pace. È la stessa Università a denunciare quanto accaduto e a esprimere alla giovane «piena solidarietà e vicinanza», ribadendo il suo diritto a studiare e a costruire il proprio futuro in un ambiente sicuro e rispettoso. L’Ateneo annuncia inoltre che i commenti offensivi e lesivi della dignità saranno oscurati e che sta valutando il ricorso alle vie legali a tutela della studentessa e della propria comunità.
La presa di posizione arriva dopo la pubblicazione, sulla pagina Facebook dell’Università, della notizia relativa all’accoglienza di Abdelal. Il dibattito e il diritto di critica, sottolinea l’Ateneo, sono parte essenziale della vita universitaria e del confronto pubblico, ma non possono trasformarsi in un pretesto per colpire la dignità delle persone.
Engy è arrivata a Pisa dopo un percorso durato undici mesi. Da Gaza, per oltre un anno, aveva raccontato la guerra e la vita quotidiana nella Striscia attraverso una serie di articoli pubblicati da L’Espresso. La possibilità di lasciare Gaza e proseguire gli studi in Italia è maturata grazie alla mobilitazione della redazione del settimanale, in particolare della giornalista Federica Bianchi, e di una rete di persone che si sono impegnate per rendere possibile la partenza. L’Università di Pisa ha quindi offerto alla giovane una borsa di studio completa per frequentare la magistrale in Peace Studies: Conflict Transformation and Development Cooperation.
Il percorso di uscita dalla Striscia si è concluso il 15 settembre, quando Engy è arrivata a Roma dopo aver attraversato la Cisgiordania e raggiunto Amman, in Giordania, da dove ha poi preso l’aereo per l’Italia. Per la studentessa, quella era la prima volta fuori da Gaza. Prima della partenza, il prorettore dell’Università di Pisa per la cooperazione internazionale, Giovanni Federico Gronchi, era rimasto in contatto con lei e con il consolato italiano per facilitare il percorso.
Gli attacchi hanno riguardato anche il corso di laurea magistrale in Scienze per la Pace, al quale la studentessa è iscritta. L’Università condanna anche le espressioni denigratorie rivolte al corso e rivendica il valore del lavoro svolto da chi insegna, fa ricerca e studia in questo ambito. Un percorso avviato a Pisa nel 2001 e inserito nella tradizione internazionale dei Peace Studies, settore di studi riconosciuto a livello internazionale.
L’Ateneo ricorda il proprio ruolo nella formazione e nella ricerca sul tema della pace, sottolineando il coordinamento della Rete delle Università per la Pace e la partecipazione alla creazione del dottorato nazionale in Peace Studies. Un impegno che l’Università considera parte della propria responsabilità pubblica e che ha trovato un ulteriore riconoscimento nella modifica dello Statuto approvata nel gennaio 2025.
L’articolo 2 dello Statuto stabilisce che l’Ateneo «riconosce la pace quale principio fondamentale e si impegna a promuoverne l’applicazione nell’ambito di tutte le proprie attività istituzionali». Un riferimento che l’Università richiama anche alla luce della vicenda della studentessa palestinese, ribadendo il proprio impegno per l’accoglienza, il diritto allo studio e la pace.
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