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Tribunale

Pisa, scontri con la polizia in via Garibaldi: due condanne e otto assoluzioni

di Lorenzo Carducci

	Un contatto tra attivisti e polizia durante lo sgombero del centro “Mala Servanen Jin” in via Garibaldi il 24 maggio del 2017 (foto Muzzi)
Un contatto tra attivisti e polizia durante lo sgombero del centro “Mala Servanen Jin” in via Garibaldi il 24 maggio del 2017 (foto Muzzi)

Si chiude dopo 9 anni il processo sullo sgombero della Mala Servanen Jin. I 10 imputati erano accusati di resistenza a pubblico ufficiale e (due di loro) anche di lesioni personali

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PISA. Due condanne (parziali) e otto assoluzioni, di cui sei con formula piena e due per prescrizione, effetto dei nove anni e due giorni passati tra i fatti e la sentenza.

È il bilancio del verdetto pronunciato ieri in tribunale dal collegio di giudici presieduto da Giovanni Zucconi sugli scontri avvenuti il 24 maggio del 2017 in via Garibaldi, tra gli occupanti del centro "Mala Servanen Jin" e la polizia chiamata a effettuare lo sgombero dell’immobile. Una giornata di tensione che ebbe un forte riverbero sul dibattito cittadino, e dalla quale poi è scaturito il processo che ha visto dieci manifestanti (cinque uomini e cinque donne, tutti difesi dall’avvocato Alessandro Zarra) essere accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata e lesioni personali aggravate, per essersi opposti – secondo la Procura con violenza – allo sgombero in atto all’ex centro di prima accoglienza di proprietà del Comune. Occupato dal marzo del 2017, in pochi mesi era diventato un punto di riferimento del movimento femminista, ribattezzato appunto con la locuzione curda che significa “La casa delle donne che combattono”. A essere stati condannati sono stati Giuliano Cannoletta, 39 anni di Pisa, e Cesare Cerulli, 34 anni nativo di Massa di Somma, rispettivamente a 1 anno e due mesi e a 9 mesi di reclusione, pene sospese.

Il primo per entrambi i reati, anche se la condanna per lesioni si riferisce solo ai calci e al “colpo di casco” ai danni di un agente della polizia di Genova (quel giorno intervenuta in supporto di quella di Pisa) che dovrà risarcire intanto con una provvisionale di 2mila euro. Il secondo invece è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e assolto dal reato di lesioni per non aver commesso il fatto. Entrambi dovranno pagare le spese processuali sostenute dai poliziotti costituitisi parti civili, assistiti dall’avvocato Dario Scordo. Assolti per prescrizione del reato, dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata per presunti strattoni a due agenti, Daniele De Simone, 30 anni di Reggio Emilia, e Manuel Marinari, 38 anni di Pisa. Assolte infine perché il fatto non sussiste, sempre dal solito reato, le cinque imputate: Silvia Cabula, 39 anni di Sorgono, Martina Mocci, 36 anni di Carbonia, Carla Macis, 38 anni di Oristano, Francesca La Corte, 43 anni di Pisa, Maria Gaia Gamba, 35 anni di Crespina Lorenzana, e Monica Moretto, 66 anni di Genova.

Il pubblico ministero Miriam Pamela Romano aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati, con pene tra 6 mesi e 1 anno e 4 mesi. La difesa, soffermandosi sui video, aveva invece sottolineato la carica sproporzionata che avrebbero subito i manifestanti. Probabile il ricorso in appello da parte dei due condannati.

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