Il Tirreno

Tribunale

Cadde per strada, si ferì e rimase invalida: anziana vince la causa contro il Comune di Pisa

di Matteo Scardigli

	La Corte d’appello di Firenze
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La Corte d’appello di Firenze

Piombino, l’80enne sarà risarcita: attraversando la strada aveva messo il piede su un tubo d’acciaio che sporgeva dall’asfalto danneggiato

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PIOMBINO. Cadde e si ferì, rimanendo in parte invalida. Chiese i danni al Comune, ma il tribunale respinse la richiesta, quindi fece causa. E oggi, dopo 9 anni, un’ottantenne piombinese ottiene finalmente il risarcimento.

È il 13 novembre 2017, un lunedì. Sono le 13,15 quando la donna si accinge ad attraversare di fronte all’entrata della stazione ferroviaria di Pisa, mette un piede giù dal marciapiede ma, dall’asfalto dissestato, spunta un tubo d’acciaio tagliato alla base, grigio come la strada. Lei cerca di ripararsi per non finire faccia a terra ma l’impatto è comunque rovinoso: il pronto soccorso dell’ospedale di Cecina certifica le fratture di entrambe le mani, contusioni multiple al ginocchio sinistro, distorsione al polso e mano con prognosi di 30 giorni: così si legge nel referto medico.

La paziente dev’essere operata. Gli interventi, due, vengono fissati per il mese successivo al Villamarina: per la mano sinistra, è mancina, stabilizzazione della Ifp (ripristino della stabilità meccanica e anatomica dell’articolazione interfalangea prossimale, cioè alle giunture delle dita) con un filo di Kirschner (sottile perno metallico semirigido usato in chirurgia ortopedica e traumatologia per stabilire e bloccare frammenti ossei proprio in seguito a fratture) e riparazione del collaterale con pull-out (procedura mininvasiva o a cielo aperto utilizzata principalmente per fissare nuovamente un legamento che si è staccato direttamente dal suo osso di inserzione), e poi un’altra operazione alla mano destra.

L’anziana chiede che il municipio venga condannato al risarcimento del danno non patrimoniale, nella componente biologica e morale, oltre che al rimborso delle spese mediche; mette sul tavolo anche la consulenza medico legale allegata. Il Comune non si costituisce in giudizio, rimanendo così contumace. Siamo nel 2022 quando il tribunale pisano le dà torto: spetta al danneggiato fornire la prova del nesso eziologico tra causa ed evento, ovvero tra esistenza dell’insidia e la caduta; e poi lei avrebbe potuto accorgersi dell’insidia, sarebbe stato sufficiente «un minimo di attenzione». Domanda respinta e spese di lite compensate tra le parti.

La donna non ci sta e presenta appello, rappresentata e difesa dall’avvocata piombinese Gianna Iacopini; il Comune si affida invece alla legale Sandra Ciaramelli, dell’avvocatura civica. La causa civile di secondo grado si apre nel 2023: Iacopini ritiene che il nesso causa-effetto sia evidente (lo dimostrano le foto allegate al fascicolo), che la presunta disattenzione della sua assistita non si sia potuta accertare proprio perché il Comune, contumace, non aveva prodotto un’argomentazione difensiva, e che comunque il giudice di primo grado avrebbe potuto decidere per il concorso di colpa del danneggiato.

È il 2025 quando la Corte accoglie, seppur in misura parziale, l’impugnazione della sentenza: sì, l’anziana «poteva fare più attenzione», ma il grosso della responsabilità (75 per cento) è del municipio. Ma per arrivare al verdetto definitivo serve una Ctu, una consulenza tecnica d’ufficio; il medico legale, in questo caso, per appurare le conseguenze del fatto sulla qualità della vita della donna. E la dottoressa incaricata rileva che «esitano postumi, da ritenere permanenti»: dolori e limitazioni all’arto, per altro quello dominante.

I danni sono stimati in poco più di 13mila euro, dai quali sottrarre il concorso di colpa; e le spese mediche (qualche centinaio di euro). Dovrà pagarli il municipio, oltre a più di 8mila euro in spese legali. L’ente ha comunque facoltà di andare in Cassazione, che potrebbe comunque esprimere un giudizio di legittimità ma non di merito.


 

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