Morta a Venturina travolta da un furgone: il giudice nega il risarcimento - Ecco perché
L’incidente in via Dante Alighieri: respinto il ricorso dei familiari dell'ottantaquattrenne Anna La Porta, che avevano chiesto oltre un milione di euro. Faranno comunque appello
CAMPIGLIA MARITTIMA. Nessun risarcimento ai familiari di Anna La Porta, l’anziana originaria di Agrigento e residente a Venturina Terme investita da un furgone il 25 novembre 2023 in via Dante Alighieri e morta all’ospedale di Cisanello poco dopo il trasporto avvenuto con l’elisoccorso “Pegaso”. Il tribunale civile di Livorno, con una sentenza del giudice Massimiliano Magliacani, ha respinto la richiesta di oltre un milione e 165mila euro avanzata dai parenti della donna contro il conducente del mezzo coinvolto nell’incidente – un campigliese di 57 anni – e la compagnia assicurativa.
Secondo il tribunale, infatti, la responsabilità sarebbe da attribuire esclusivamente alla condotta della vittima, che quella mattina stava attraversando la strada fuori dalle strisce pedonali, venendo poi travolta dall’autocarro Iveco. I familiari dell’ottantaquattrenne – assistiti dagli avvocati Fabio Pattavina e Fausto Bianchi – avevano citato in giudizio il conducente e l’assicurazione. Le richieste economiche avanzate dai vari congiunti arrivavano complessivamente a 1.165.694 euro, oltre interessi e rivalutazione monetaria. La difesa del conducente e della compagnia assicurativa, rappresentata dall’avvocata Elena Uccelli, aveva invece sostenuto che la responsabilità fosse integralmente, o comunque in misura prevalente, della donna. Il giudice ha accolto questa ricostruzione, ritenendo provata «la condotta imprevedibile e anormale» dell’anziana.
Nella pronuncia si sottolinea come La Porta abbia attraversato la carreggiata «al di fuori del vicino attraversamento pedonale», sbucando tra due auto parcheggiate e proseguendo «a testa bassa» verso la corsia dove stavano transitando veicoli in colonna. Determinante, nelle motivazioni, la testimonianza di una donna che assistette alla scena. La testimone ha raccontato in aula di aver visto l’anziana iniziare ad attraversare mentre dalla direzione di Campiglia stavano arrivando diverse auto. «Le ho urlato di fermarsi – ha riferito al giudice – ma lei continuava a camminare a testa bassa».
Secondo la deposizione, alcune macchine riuscirono a passare davanti alla donna prima dell’arrivo del furgone che poi la investì. Il tribunale ha richiamato anche la relazione della polizia municipale di Campiglia, secondo cui l’attraversamento pedonale più vicino si trovava a circa 25 metri dal punto dell’impatto. Sempre secondo gli accertamenti, la donna avrebbe iniziato ad attraversare passando nello spazio fra l’auto del figlio, che l’aveva accompagnata a fare la spesa, e un altro mezzo in sosta. Per il giudice il conducente «non poteva oggettivamente avvedersi della presenza del pedone sulla carreggiata», sia per la conformazione della strada – stretta, con auto parcheggiate e traffico in colonna – sia perché la donna sarebbe comparsa improvvisamente sulla traiettoria del mezzo.
Nella sentenza vengono inoltre richiamate due pronunce della Cassazione secondo cui la responsabilità di chi guida può essere esclusa quando il comportamento del pedone sia imprevedibile e renda impossibile prevenire l’investimento. Oltre al rigetto, il tribunale ha condannato i familiari al pagamento delle spese legali: 8.712 euro per compensi professionali, oltre l’Iva, il contributo previdenziale per gli avvocati e le spese generali. I legali e i parenti ritengono la sentenza «profondamente ingiusta» e annunciano appello.
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