Una super testimone inchioda il killer di Ana Maria e Denisa: chi è e cosa ha visto nei giorni del delitto
Vasile Frumuzache è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi dalla Corte d’Assise di Firenze per aver ucciso le due escort romene Ana Maria Andrei, 26 anni, e Maria Denisa Paun, 30
MONTECATINI. Lei ha visto e raccontato agli inquirenti che quella BMW rossa è rimasta parcheggiata per più di un mese nei dintorni del casolare degli orrori in via di Riaffrico, tra la collina delle Panteraie e la zona Musicisti. Aveva la targa romena. Ha visto anche - era la metà di agosto 2024 - che qualcuno munito di bombolette spray stava verniciando di nero la carrozzeria. Era Vasile Frumuzache, il killer reo confesso delle escort romene Ana Maria Andrei, 26 anni, e Maria Denisa Paun, 30, che la Corte d’Assise di Firenze nel giugno scorso ha condannato all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. In quel casolare sono stati ritrovati i corpi delle due connazionali, uno di questi decapitato, tra il 4 e il 5 giugno 2025.
La super testimone
La super testimone che ha finito per inchiodare il 33enne ex guardia giurata del Globo Vigilanza residente a Bizzarrino, Monsummano, si chiama Paolina Barbagallo e vive in via Ponchielli, nelle sere estive è solita uscire a passeggiare con il suo cane nella zona. Quella BMW rossa però non l’aveva mai vista. E neppure un improvvisato graffitaro tentare di occultarne in maniera grossolana il colore della livrea. La donna ha raccontato tra l’altro che l’auto, lasciata parcheggiata in via di Riaffrico, era stata danneggiata nella sua parte anteriore. Tanto che poi l’uomo allora sconosciuto si era arrischiato a scrivere a bomboletta su uno sportello, "se vi becco ve la faccio pagare". La sua idea di giustizia. Poi il veicolo, adesso tutto verniciato di nero, era stato spostato sul lato opposto del casolare, occultato tra fitte canne di bambù. A settembre inoltrato la BMW era infine sparita.La donna è considerata dai giudici una testimone chiave nella condanna di Frumuzache.
La sentenza e i ritrovamenti
Lo scrivono nelle motivazioni della sentenza che fa luce sui delitti di Ana Maria Andrei, uccisa il 27 luglio del 2024 a Montecatini, e di Maria Denisa Paun, assassinata nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025 all’interno del residence Ferrucci di Prato. La BMW rossa era di Ana Maria, poi ritrovata tabogata di nero il 5 giugno del 2025 dagli investigatori in un capanno in lamiera nell’abitazione del killer, in via Rubattorno. Qui i reperti sequestrati sono stati a decine. C’erano due accette, una roncola, un’asta metallica modificata, poi la katana (una specie di spada) che lo stesso ex vigilantes ha ammesso di aver utilizzato per decapitare Maria Denisa, taglio netto sulla seconda vertebra cervicale avvenuto al casolare di via Riaffrico quando la escort era già morta per strangolamento, delitto consumato all’interno del residence di Prato. Ancora nell’abitazione e nel garage a Bizzarrino: i documenti di identità, la tessera sanitaria, la patente di guida e le carte di credito di Maria Denisa, oltre ai due trolley uno bianco e uno nero che il killer ha utilizzato per il trasporto del corpo da Prato a Montecatini. Poi il comando di accensione della BMW e i documenti del veicolo appartenuto ad Ana Maria, oltre alla sim card della vittima, rimasta attiva e tra l’altro ricaricata un paio di volte dal reo confesso dopo aver commesso l’omicidio. C’era dell’altro in giardino e in casa. In un bidone per esempio residui di resti umani e frammenti ossei carbonizzati: era il cranio della escort uccisa a Prato bruciato con la benzina utilizzata per il tagliaerba. E tracce di sangue sulle zampe e sui piedi della scrivania all’interno dell’abitazione, venute alla luce con il Luminol. Ana Maria Andrei è stata uccisa con una coltellata alla gola, poco sotto l’orecchio, è morta all’istante dissanguata nei pressi del casolare degli orrori. Il corpo è stato poi occultato tra terriccio e fitta vegetazione. I resti (ossa lunghe, costole, femori e cranio con alcuni denti), insieme a un perizoma bianco con macchie biologiche, sono stati ritrovati un anno dopo. È bastato comparare il dna per dare un nome e una storia alla vittima. A una ottantina di metri di distanza, come indicato dallo stesso killer, c’era il tronco di Maria Denisa Paun, senza testa. Il cadavere è stato identificato grazie ai numeri di serie di due protesi al seno e a un braccialetto nero Louis Vuitton rimasto al polso della donna.
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