Il Tirreno

Montecatini

Soldi pubblici spariti

Montecatini, società aperta e subito chiusa dopo aver preso i contributi: due condanne

di Pietro Barghigiani
Montecatini, società aperta e subito chiusa dopo aver preso i contributi: due condanne

La Corte dei conti condanna beneficiaria e consulente al risarcimento del danno. Attività cessata 8 giorni dopo aver incassato il sostegno economico

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MONTECATINI. Una società costituita un mese prima di chiedere i contributi regionali per sostenere l’imprenditore giovanile con sede legale in locali che già ospitavano un’altra ditta. E poi la chiusura dell’azienda otto giorni dopo aver incassato il finanziamento ottenuto anche con la presentazione di un preventivo taroccato. Soldi presi e mai utilizzati per quello che doveva essere realizzato nell’ambito della torrefazione del caffè, rimasto sulla carta di un fascicolo diventato un procedimento per danno erariale con risvolti anche penali.

Su un importo erogato di 19mila 600 euro, la Corte dei conti ha condannato beneficiaria e consulente a restituire alla Regione 15mila 379 euro (una parte sono state restituiti a rate ndr). Si tratta di Alessia Nacci, 41 anni, di Vicopisano, e di Gina Grossi, 52 anni, di Pescia con studio a Montecatini, contumace nel processo e già destinataria di condanna per analoghi episodi di contributi pubblici ottenuti con l’inganno.

La “Matego” di Nacci era stata costituita il 18 giugno 2020 come attività di “commercio al dettaglio di caffè torrefatto”. Dopo un mese dalla sua costituzione, il 16 luglio 2020, la impresa richiedeva l’ammissione al finanziamento di cui al bando pubblico “creazione impresa” relativo a micro-impresa femminile per un importo di 24mila 500 euro a fronte di un investimento di 35mila euro. L’impegno era di acquistare l’arredamento e fare lavori all’impianto elettrico necessari all’apertura di vari punti vendita. La richiesta di finanziamento veniva accettata dall’amministrazione regionale il primo ottobre 2020. Solo che il 9 ottobre la ditta veniva chiusa, di fatto dopo essere rimasta aperta per quattro mesi, ma solo nei documenti inviati per ottenere i soldi. Alla Camera di commercio la cessazione era stata comunicata solo nel settembre 2022. Nel frattempo, il 13 novembre 2020 era stato erogato l’anticipo del finanziamento. Niente lavori, nessuna attività avviata. Quello che si è mosso è il denaro passato dalle casse regionali alla disponibilità di Nacci e Grossi, secondo la sentenza contabile.

A Nacci viene contestato di aver sottoscritto la domanda con preventivo contraffatto, la cessazione dell’impresa dopo otto giorni dall’ammissione al finanziamento e prima di ottenere l’erogazione dell’anticipo del finanziamento (con tardiva comunicazione alla Cciaa), «omessa esecuzione del progetto finanziato, omessa restituzione del finanziamento ricevuto, consenso reso alla Grossi di contraffazione dei preventivi per ottenere fraudolentemente il finanziamento pubblico, indicazione della sede legale ed operativa dell’impresa individuale di un immobile in cui, in realtà operava un’altra impresa a lei riconducibile estranea al finanziamento».

A carico di Grossi la gestione della pratica di finanziamento dell’impresa individuale intestata alla Nacci «utilizzando modalità fraudolente, decisive per l’indebita percezione del finanziamento stesso; contraffazione di preventivi di spesa utilizzati per ottenere la concessione e l’erogazione del finanziamento; interlocuzione con l’amministrazione regionale per l’erogazione dell’anticipo, la proroga del progetto finanziato per il saldo, pur essendo a conoscenza della cessazione dell’attività dell’impresa, mostrandosi la vera regista del sistema fraudolento».l


 

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