Il Tirreno

Il lieto fine

Rischiano di annegare tra le onde al Cinquale: salvati dai surfisti – Il racconto: «Erano sotto choc, con le tavole li abbiamo portati a riva»

di Redazione Massa

	Il mare mosso al Cinquale (foto d'archivio)
Il mare mosso al Cinquale (foto d'archivio)

Giacomo e Andrea hanno sentito delle urla e sono intervenuti riuscendo a salvare tre persone: «La corrente era forte e c’erano le buche ma sapevamo come muoverci»

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MASSA. Loro a Cinquale ci vanno spesso. Aspettano che arrivi un giorno adatto, un giorno in cui il mare è increspato da belle onde, ottime per fare un po’ di surf. Giacomo Pierotti e Andrea – rispettivamente di 40 e 38 anni – sono lì, in riva al mare, anche mercoledì scorso. Partono da Lucca, dove abitano, e vogliono approfittare del tempo perfetto. L’ora è quella serale, verso le 19-19,30. Sono in acqua, sulla tavola da surf, e a un certo punto sentono urlare. C’è qualcuno che chiede aiuto. Subito si avvicinano, vogliono capire cosa succede e, se serve, dare una mano. Ad aver attirato la loro attenzione sono altri due giovani del posto. Anche loro stanno facendo surf.

Giacomo e Andrea guardano in quella direzione e vedono due ragazze straniere, sembra dal Nord Europa, e un uomo italiano. Stanno combattendo contro le onde, ma sono in evidente difficoltà. «Abbiamo subito capito perché gli altri due surfisti ci avevano chiamato», spiega Pierotti. Tutti insieme «abbiamo aiutato le ragazze a salire sulla tavola da surf, su cui si sono sdraiate, e le abbiamo accompagnate verso la riva», racconta. Lo stesso per l’altra persona che si trovava in acqua. Il mare, effettivamente, è mosso e loro sono piuttosto al largo. «C’erano onde alte, la corrente forte, le buche: avventurarsi in un mare del genere se non si è abituati è stato un po’ da incoscienti, in effetti. Noi – spiega Pierotti – lo facciamo come hobby da diversi anni e sappiamo stare nel mare quando è così mosso, siamo abituati e lo sappiamo gestire». E alla fine è stata davvero «una fortuna che ci fossimo noi che sapevamo come muoverci». A quell’ora, infatti, «gli stabilimenti erano chiusi e nessuno sarebbe potuto intervenire. Però se non ci fosse stato nessuno ad aiutare, la sensazione è che sarebbe potuta finire male».

Per Pierotti è la prima volta che si è trovato in una situazione simile insieme al suo compagno di surf. Eppure «è venuto tutto in maniera naturale: abbiamo dato per scontato il fare qualcosa del genere. Quando ci hanno chiamati, per noi – racconta Pierotti – è stato naturale avvicinarci: avevamo subito pensato che qualcuno si potesse essere fatto male». Poi il resto è venuto da sé: «Non avevamo paura, siamo a nostro agio nel mare in quelle condizioni e ci è venuto spontaneo dare il nostro contributo. Abbiamo quindi solo pensato ad aiutare chi era in difficoltà, con molta calma, senza preoccupazioni».

Una volta raggiunta la riva, «le ragazze – racconta Pierotti – erano visibilmente sotto shock. Le amiche che erano sulla spiaggia si sono prese cura di loro, poi noi ci siamo allontanati. Lo abbiamo dato talmente per scontato, quello di aiutarle, che poi siamo tornati in acqua». Fatto sta che la presenza dei surfisti è stata provvidenziale: «Dispiace non sapere i nomi degli altri due ragazzi, anche perché sono stati loro ad accorgersi che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Sono stati loro – sottolinea Pierotti – i primi ad intervenire». E, viene da dire, per fortuna.
 

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