Consigliera comunale faccia a faccia con i ladri: «Hanno rubato e devastato la casa»
Carrara, il racconto di Maria Mattei: «Sono fuggiti. Il rammarico non è per ciò che ho perso, ma per la città alla mercé di chiunque»
CARRARA. Hanno arraffato una medaglia del grande maestro del Novecento Floriano Bodini ma anche l’attestato in cui c’era scritto perché veniva donata quella preziosa scultura in miniatura. Ladri hanno svaligiato l’appartamento della consigliera comunale Maria Mattei, che vive nel centro storico. È sconvolta ma anche sconfortata: non tanto per gli oggetti di famiglia sottratti, ma anche perché «Ho rischiato grosso», dice. Poi aggiunge: «Ciò che più fa male è la sensazione che questa sia ormai una città alla mercè di chiunque».
La serata
Siamo al Caffaggio, quartiere popolare della Carrara Vecchia: e qui l’allerta per le razzìe dei ladri non era ancora scattata. Sono le 19 di sabato 24 gennaio. Il marito mette in moto l’auto: deve andare a prendere Maria all’Open Academy, la scuola di lingua della consigliera che è in via Verdi. Decidono, poi, di andare a mangiare una pizza, a Marina. Sono le 21 e la coppia è di ritorno a casa. Alle 21, 20 sono “nel” Caffaggio, nei pressi di casa, alla ricerca di un parcheggio.
«Escono da casa nostra»
Sì accendono i fanali di una vettura: «Guarda – dice lei al marito – non occorre che tu vada giù per la Carriona, qualcuno va via». Così, intanto, scende dall’auto per dirigersi verso la sua porta. Fa qualche passo, e vede due ombre. Si gira di brusco verso il marito: «Stefano, quelli escono da casa nostra», esclama. Poi urla: «Sono ladri». Due uomini. «Imbacuccati», «probabilmente italiani». Si volatizzano. E la deduzione è che alla guida di quell’auto che sembrava sul punto di partire ci sia «il palo» che ha suonato la ritirata, «Tant’è che sul tavolo ho trovato oggetti – dice – che se non fossimo arrivati, avrebbero probabilmente portato via».
«Che disastro»
I cassetti sono sconquassati, i quadri staccati dal muro: forse cercavano una cassaforte. L’appartamento è a soqquadro: «Hanno distrutto tutto e hanno preso tutto», si lascia andare. Arrivano i carabinieri. Sulla serratura d’ingresso ci sono segni di effrazione: i delinquenti si sono intrufolati nell’abitazione passando dal Caffaggio e lungo la strada che dà il nome al quartiere non ci sarebbero telecamere di videosorveglianza.
Il bottino e la paura
Si sono portati via oggetti di famiglia, alcuni erano di valore. «Mi rode che abbiano preso la medaglia di Bodini che mi era stata donata dalla Società Dante Alighieri. Hanno rubato anche il certificato che motivava quel riconoscimento per il mio impegno nella cultura: mi chiedo a cosa gli possa servire». Ma non fa tanto male ciò che è andato perso. «Non sono più giovane e bisogna imparare a staccarsi dagli oggetti – riflette – anche se mi sarebbe piaciuto lasciare a qualcuno che mi sta a cuore qualcosa che apparteneva a mia nonna. E la casa, messa sottosopra, si riordina. Non è questo, insomma, il punto». «Il punto è che me li sono trovati a dieci centimetri di distanza, mi sono passati accanto. Se fossi arrivata qualche secondo prima, me li sarei trovati in casa. E se avessi reagito? E se mi avessero spinto giù dagli scalini? E se fossi stata sola? Io ho avuto paura».
La città depredata
E c’è un altro aspetto che sta a cuore a Maria Mattei e che le si ripropone con forza. «Al Caffaggio non è mai accaduto nulla, è sempre stato un quartiere popolare e tranquillo». Denso di storia e di tracce del passato, culla la casa in cui visse l’artista Paolo Pezzica, e sovrasta quel tratto della via Carriona che corre dal ponte Baroncino a quello delle Lacrime e la Chiesa “del pianto”. «E invece adesso ti prende un senso di sconforto per la città in balìa di chiunque, vulnerabile». Abbandonata: pensiamo alle 70 serrande abbassate intorno al Duomo. Depredata, sotto l’effetto «di una degenerazione che è in tutti i sensi». «Occorre allora una rigenerazione urbana, vera, che non si risolva con “una cena” (la Carrareccia, ndr) – sottolinea – e non soltanto dei quartieri popolari ma di tutta la città. Non deve accadere di aver paura mentre si torna a casa dal lavoro alle 20».
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