Il Tirreno

Il caso

Spruzzano lo spray al peperoncino, studente finisce al pronto soccorso

di Giovanna Mezzana e Marco Landini
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

È ancora avvolto nel mistero l’episodio accaduto nei bagni della scuola a Fivizzano al rientro dalle vacanze natalizie

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FIVIZZANO. Potrebbe essere definita una “bravata”, forse, chissà. Certo è che uno studente è finito al pronto-soccorso. È stato un rientro dalle festività natalizie alquanto movimentato all’istituto di istruzione superiore Pacinotti Belmesseri, che ospita sia il corso di ragioneria che quello agrario. Qualcuno ha spruzzato nell’aria una sostanza urticante – con molta probabilità uno spray al peperoncino – e per uno studente lunigianese, che risulta maggiorenne, è stato necessario il ricorso alle cure dei medici del pronto-soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Fivizzano.

Il racconto

L’episodio è accora avvolto nel mistero. Sono cioè pochi i dettagli che trapelano: la scuola, del resto, è come la famiglia, come l’impresa, e da parte di chi ha la funzione pedagogica c’è il desiderio, comprensibile, di tutelare tutti.

È la tarda mattinata di mercoledì 7 gennaio quando uno studente dell’Iis Pacinotti Belmesseri – un ragazzo – si trova in uno dei bagni della scuola. Qualcuno spruzza qualcosa e suona non la campanella ma l’allarme. Lo studente avverte un forte bruciore agli occhi. È all’incirca mezzogiorno quando è al pronto-soccorso. Anche altri coetanei, nel frattempo, dicono di patire gli effetti tipici dell’esposizione a una sostanza irritante: qualcuno ha bruciore agli occhi, qualcun altro alla gola. Secondo quanto raccolto, le condizioni del ragazzo non sarebbe preoccupanti: non avrebbe subito lesioni.

E adesso?

Sull’episodio starebbero cercando di fare chiarezza la dirigenza scolastica e gli insegnanti. Potrebbe trattarsi di una goliardata tra giovani che forse ignorano quanto può essere piccante lo spray al peperoncino, che ormai da anni si trova in libera vendita e – anzi – è un prodotto facilmente reperibile proprio perché può essere un utile deterrente o un maneggevole strumento di difesa – pensato soprattutto per le donne – nel caso di un’aggressione improvvisa, per strada, al parco, in un luogo pubblico ma isolato. 

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