Bufera sul Cermec: chieste le dimissioni dell’amministratore Porzano
Sul futuro dell’impianto si apre la frattura tra Massa e Carrara. Tramontata l’ipotesi biodigestore, la sindaca Arrighi si dice pronta a valutare alternative, mentre Persiani si oppone
MASSA. Il confronto con Retiambiente certifica la fine del biodigestore e riapre la frattura tra Massa e Carrara, mentre sul tavolo arriva la richiesta di dimissioni per l’amministratore unico di Cermec Lorenzo Porzano.
È questo l’esito dell’incontro che si è tenuto mercoledì nella sede dell’azienda, con la presenza di Retiambiente, dei due Comuni soci e delle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Un tavolo richiesto dai sindacati per ottenere chiarezza sul percorso industriale e sulle ricadute occupazionali dove però Retiambiente, il nuovo gestore unico dei rifiuti che dal 31 dicembre – salvo proroghe, dato che il Comune di Massa nei giorni scorsi aveva "stoppato" l'adesione – dovrebbe prendere le redini dei rifiuti in provincia, ha confermato che il biodigestore non è più considerato prioritario nei piani dell’azienda. L’alternativa sarebbe un impianto di trattamento a secco (plastica, carta, cartone) che però non trova il consenso dei soggetti coinvolti. E proprio su questo scenario è riemerso il tema della governance: la Cgil ha ribadito la richiesta di dimissioni per l’amministratore unico di Cermec, chiedendo ai Comuni di prendere posizione. E se Massa non l’ha fatto, ci ha pensato la sindaca Serena Arrighi, chiedendo all’amministratore un passo indietro.
Sindacati in allarme
Sul mancato biodigestore il segretario generale della Cgil Nicola Del Vecchio parla di una scelta che «lascia più domande che risposte» e che apre «una fase di incertezza gravissima per il territorio e per i lavoratori. In nessun documento ufficiale è previsto un impianto alternativo al biodigestore, unica opera indicata nel piano industriale di Retiambiente. E cosa accadrà ai lavoratori di Asmiu e Cermec – si chiede Del Vecchio – se i Comuni non delibereranno il conferimento in Retiambiente entro le scadenze fissate dalla normativa?».
Ancora più netto il segretario generale della Cisl Michele Folloni, insieme al segretario di categoria Luca Mannini. «Il biodigestore non era un semplice impianto, ma il perno di un sistema moderno, efficace e sostenibile, capace di generare occupazione, rafforzare la filiera dell’economia circolare e garantire autonomia nella gestione dei rifiuti. La sua mancata realizzazione rappresenta l’epilogo di un funerale annunciato. Ma questo significa sacrificare la nostra provincia a vantaggio di territori più centrali, dopo aver già investito tempo, progettazione e risorse pubbliche per oltre un milione di euro. È una scelta grave, inefficiente e ingiustificata, che non possiamo accettare».
I sindaci
Ma è tra i due sindaci si registra la frattura. Se Serena Arrighi dichiara che «il territorio deve avere un moderno impianto di trattamento dei rifiuti e da parte nostra continueremo a batterci perché questo sia il biodigestore», dall’altro apre a possibili alternative. «Tra queste ipotesi – spiega – ci potrebbe essere anche una nuova struttura per il trattamento del rifiuto secco, soluzione probabilmente più veloce da realizzare. In ogni caso le priorità restano il biodigestore e il mantenimento degli investimenti sul nostro territorio». Diversa la linea del sindaco di Massa Francesco Persiani. «Interrompere un percorso costruito negli anni, con oltre 25 milioni di euro tra studi, progettazione e impegni formali, significherebbe arrecare un danno pesantissimo alla comunità – dichiara – se il Comune di Carrara sembra intenzionato ad adeguarsi a decisioni prese altrove, Massa ritiene necessario il tempo per valutare ogni scenario, inclusi quelli che non coincidono con le indicazioni attuali di Retiambiente. Se la strada del biodigestore verrà chiusa, valuteremo soluzioni alternative, anche autonome e non necessariamente allineate alla Regione».
Il nodo dimissioni
Uno dei momenti più tesi della riunione è stato quello in cui la Cgil ha chiesto ai Comuni soci le dimissioni dell’amministratore unico Lorenzo Porzano, ritenendo che «il mancato rispetto del cronoprogramma delle bonifiche, la sanzione regionale e le gravi difficoltà nelle relazioni sindacali rendano necessario un cambio di guida immediato». Massa non si è espressa, sostenendo che non fosse all’ordine del giorno, ma alla fine è stata la sindaca Arrighi a prendere pubblicamente posizione, chiedendo a Porzano un passo indietro. Interpellati dal Tirreno, né il Comune di Massa né quello di Carrara né lo stesso Porzano rilasciano dichiarazioni in merito. Ma in queste ore, oltre alla Cgil, a sostenere il cambio di governance sono anche Alleanza Verdi e Sinistra e il Polo Progressista e di Sinistra, che richiama la vicenda del capannone acquistato da privati nel 2022 e poi affittato da Cermec per 288mila euro l’anno per 12 anni: una decisione che secondo il Polo «peserà sulla Tari di tutti».
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